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L’originalità del vivere Alessandro Haber porta La Coscienza di Zeno al Teatro Quirino


mercoledì 21 gennaio 2026 di Roberto Benatti

Argomenti: Teatro


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Fino al 25 gennaio, il capolavoro di Italo Svevo rivive nell’interpretazione magistrale di Haber e nella regia di Paolo Valerio. Un viaggio psicanalitico che parla alle fragilità dell’uomo contemporaneo.

C’è un’ironia sottile e disperata che attraversa il Novecento e che, a distanza di cent’anni dalla sua prima apparizione (1923), continua a interrogarci con la stessa forza dirompente. È quella de La coscienza di Zeno, il romanzo-monumento di Italo Svevo che ha segnato la nascita dell’uomo moderno in letteratura: non più l’eroe d’azione, ma l’inetto, il dubbioso, il malato immaginario che, proprio nella sua "malattia", trova una paradossale chiave di salute.

Il Teatro Quirino ospita, fino al 25 gennaio, il nuovo allestimento prodotto dal Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia insieme a Goldenart Production. Un appuntamento imperdibile che vede protagonista Alessandro Haber nel ruolo di Zeno Cosini, diretto dalla regia attenta e visionaria di Paolo Valerio. La regia di Paolo Valerio sceglie una strada suggestiva per rendere la complessità della narrazione sveviana: sdoppiare il protagonista. Sul palco, Alessandro Haber incarna lo Zeno "narrante", colui che ricorda, commenta e ricostruisce la propria vita attraverso il filtro della memoria e del rapporto con il Dottor S. Accanto a lui, un altro attore dà corpo allo Zeno giovane, colui che agisce e "inciampa" negli eventi.

Haber, attore dal carisma istintivo e fuori dai cliché, riesce a dare a Zeno una profondità umana rara, mescolando l’ironia triestina a una malinconia universale. La scenografia e l’impianto registico restituiscono quella dimensione surreale e talvolta bugiarda tipica del romanzo, dove la realtà borghese della Trieste di inizio secolo si mescola con le proiezioni oniriche e le nevrosi del protagonista.

Al di là dell’evento teatrale, rileggere o vedere La coscienza di Zeno oggi offre lo spunto per una profonda riflessione. In un’epoca dominata dal mito della performance, della perfezione estetica e del successo a ogni costo, Zeno Cosini ci appare come un rivoluzionario dell’anima.

Il suo "mal di vivere", la sua dichiarata inettitudine e la cronica incapacità di smettere di fumare (l’eterna "ultima sigaretta") non sono segni di sconfitta, ma testimonianze di umanità. Da una prospettiva umanista, Zeno ci insegna che l’uomo non è un meccanismo da riparare, ma un mistero da accogliere. La sua "malattia" è, in fondo, la consapevolezza della complessità del reale contro la piattezza di chi si crede "sano" solo perché non si pone domande. Zeno ci appartiene perché racconta la nostra fragilità, quella voce interiore che spesso cerchiamo di mettere a tacere. Il suo guardarsi allo specchio e mentire, per poi svelarsi nel profondo, è l’atto più umano possibile: il tentativo di dare un senso al caos dell’esistenza. Come scriveva Svevo e come ci ricorda lo spettacolo: "La vita non è né bella né brutta, ma è originale". È proprio in questa "originalità" – fatta di errori, tic e debolezze – che risiede la vera dignità dell’essere umano.

Vedere Alessandro Haber al Quirino significa confrontarsi con uno specchio impietoso ma benevolo. Lo spettacolo non è solo un omaggio ai giacimenti culturali di Trieste, ma un’occasione per riscoprire che la nostra vera forza risiede nella capacità di analizzarci, di ridere di noi stessi e di accettare che la guarigione, forse, non è l’assenza di dolore, ma la capacità di abitare le proprie contraddizioni.

L’invito è dunque quello di lasciarsi cullare dalle parole di Svevo e dal talento di Haber fino al 25 gennaio, per uscire da teatro con una certezza in più: che essere "inetti" al mondo, talvolta, è l’unico modo per restare davvero umani.


Info e biglietteria: Teatro Quirino, Roma Fino al 25 gennaio 2025 Produzione: Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, Goldenart Production.

 

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