“C’è voluta una vita per tornare a casa”, (Ed. Albatros) di Roberta Limoncelli, è un intenso memoir autobiografico in cui l’autrice racconta con sincerità le diverse fasi della sua vita, i rapporti con i familiari, le numerose esperienze affrontate con coraggio sia in campo lavorativo che in altre attività, sempre alla ricerca di libertà e “conoscenza”, come afferma Ulisse nei famosi versi di Dante: “Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguìr virtute e conoscenza” (inferno, Canto XXVI)
Il libro è introdotto da un’interessante “Prefazione” di Barbara Alberti ed è dedicato ai genitori dell’autrice che così scrive “A Mario e Maide, nell’intimità dei vostri cuori che hanno amato e sofferto per me”. E sulla quarta posteriore di copertina si può leggere una breve presentazione della casa editrice, nonché una concisa biografia dell’autrice: “C’è voluta una vita per tornare a casa è un viaggio intimo e potente attraverso la memoria, l’amore e il perdono .Con voce limpida e sincera, Roberta Limoncelli ripercorre la propria storia: dalla vita in famiglia a Napoli a quella più solitaria a Roma, dal giardino dell’infanzia agli incontri con personalità straordinarie, dai silenzi di una madre fragile alla complicità con un padre tenero e riservato, fino alla nascita della figlia Beatrice, che diventa il punto di ritorno, la ragione e il riscatto di un’intera esistenza. Tra emozioni nude e immagini vivide, l’autrice racconta la complessità dell’essere figlia e madre, donna e anima in cerca di pace, rivelando come la vita, anche nei suoi dolori più profondi, possa condurre finalmente “a casa”, dentro sé stessi. Un memoir intenso, attraversato da poesia e verità, che parla di legami, perdite, rinascite e dell’amore come unica, irriducibile salvezza”.
Ed ecco i cenni biografici: “Roberta Limoncelli nasce a Roma, e dopo un anno la famiglia si trasferisce a Napoli. Roberta ama definire la sua formazione prettamente napoletana. A vent’anni torna a Roma dedicandosi ad attività imprenditoriali di customer care e logistica. Ideatrice dell’evento “SicuraMente alla Guida”, l’autrice ha sempre coltivato la carriera artistica: ballerina, cantante, conduttrice e inviata televisiva. Dotata di uno spirito vivacissimo, Roberta si definisce una grande sognatrice, intimista, volubile, eclettica, curiosa, con uno spiccato senso dell’etica e con carattere forte e determinato. Le sue scelte sono andate sempre oltre le regole della società e del conformismo. L’esistenza l’ha messa alla prova molte volte. Sopravvissuta con successo alla vita e a sé stessa. Qui, come una fiaba e incredibili film d’avventura, sono narrati il suo animo e le sue imprese”.

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Senza dubbio il memoir di Roberta è molto coinvolgente, sia per il contenuto che per lo stile scorrevole, e pertanto si legge tutto d’un fiato. Il libro inizia come un racconto alla sua bimba, Beatrice, un racconto fatto non solo di esperienze concrete, ma anche viaggio intimo che esplora i legami familiari: il difficile rapporto con la madre e la sorella, compensato da una forte intesa con un padre tenero, affettuoso, comprensivo. Molto toccante il “capitolo 8” in cui Roberta descrive la malattia e la morte del padre, un capitolo che si conclude con una significativa poesia, come tutti gli altri che compongono il libro,12 in tutto. Interessante sapere che alcune poesie sono state trasformate in canzoni. Un libro complesso, quindi, fatto non solo non solo di prosa, ma anche di poesie e musica, un libro dalle cui pagine emerge alla fine una ricerca di pace interiore, poiché la vita anche tra sofferenze e perdite può condurre a "casa", attraverso memoria, amore, perdono e riscatto, reso possibile dalla nascita della figlia Beatrice che ha segnato una svolta fondamentale, diventando il punto di ritorno in un percorso verso la comprensione di sé come figlia, madre e donna. Ed è l’amore che le ha consentito alla fine di superare dolori e traumi del passato.
Ho voluto scrivere prima una recensione obiettiva e imparziale del libro, ma mi sembra giusto confessare che esso ha toccato in me corde profonde: mentre diverse pagine hanno risvegliato tanti ricordi, altre mi hanno svelato aspetti della vita di Roberta che non conoscevo. In effetti mio marito ed io eravamo amici di Mario e Maide, due bellissime persone, e così abbiamo conosciuto Roberta quando aveva solo 3 anni, nella loro bella villa di San Felice al Circeo. Dopo qualche anno, è nata Anna, la sorella di Roberta, e abbiamo voluto bene anche a lei. Poi ci siamo ritrovati a Napoli, poiché abitavamo nella stessa zona e pertanto i miei figli, Paola e Marco, sono cresciuti insieme a loro. Zia Maide e zio Mario, così li chiamavano i miei figli, hanno arricchito la nostra vita con il loro affetto. Personamente non potrò mai dimenticare l’estate in cui, bloccata a letto per una gravidanza difficile, Maide accolse mia figlia Paola nella sua villa al mare regalandole una splendida estate. E Paola a telefono mi raccontava che Maide era allegra e narrava storie di fate e maghi, in particolare di Mago Merlino che nascondeva piccoli doni nel loro giardino tra piante, fiori.
Come dimenticare i imomenti gioiosi delle feste condivise, le vacanze al mare, le conserve di pomodoro e quelle di frutta, come le favolose “pere al vino” su ricetta di Maide e della sua Sicilia, preparate nel loro giardino durante l’estate? E abbiamo condiviso anche i momenti difficili in cui abbiamo affrontato malattie, la dolorosa perdita di Mario e di altre persone di famiglia a noi molto care. Il Covid19 infine ci tolse anche la possibilità di riabbracciarci, di darci perfino un ultimo saluto, ma lunghe sono state sempre le nostre telefonate quasi fino alla fine quando la mia cara amica volò in cielo: abbiamo condiviso sempre tutte le nostre preoccupazioni per i nostri figli in un’epoca difficile, in particolare per le nostre figle, convinte che per le donne sia tutto più difficile in questo mondo. Purtroppo, anche se Maide, Mario, Roberta e Anna Limoncelli insieme formavano una bella famiglia, come spesso accade in tante famiglie, per la diversità dei caratteri e confronti sbagliati tra i figli (che dovrebbero essere sempre accettati e amati tutti come “esseri umani unici e irripetibili”), si generano incomprensioni e dolorose chiusure. In effetti i genitori possono commettere errori, umanamente compresibili dal momento che nessuno sulla Terra è perfetto. Posso testimoniare che Maide amava molto Roberta,non solo Anna, ma aveva un rapporto conflittuale con Roberta poiché anche lei aveva un carattere forte. In effetti personalmente non credo che fosse fragile, anzi piuttosto testarda e volitiva (quante interminabili discussioni anche con la sottoscritta!), mentre Mario aveva un carattere più dolce, seremo, pacifico e amava dialogare in tono pacato su tanti argomenti da uomo colto e intelligente. Ci mancano tanto entrambi e speriamo che ora dal cielo veglino sulle loro figlie e anche su tutti noi.
Giovanna D’Arbitrio