Dopo più di 100 anni, questa poesia di Trilussa resta, purtroppo, ancora attuale.
Segno evidente che l’umanità non impara nulla dalle drammatiche esperienze del passato e, per un irresistibile desiderio di potere, di rivalsa, di ambizione sfrenata, passa sopra alle stragi di innocenti, alla vita di migliaia di persone e non ascolta la voce e il monito di nessuno.
Questa poesia è dedicata, attualmente, a chi è deceduto e muore ancora in Ucraina, in Russia, in Africa e in MedioOriente……tra l’indifferenza dei più e la comprensione e gli aiuti di pochi che, purtroppo, risultano ancora insufficienti.
Il Natale 2025 non può essere quindi, festa e gioia solo per alcuni, ma anche riflessione sul male del mondo, evitando, soprattutto, ipocrisie ed esagerazioni di lusso sfrenato, perché non è certamente questo il significato della nascita di Gesù che ci insegna soltanto amore verso il prossimo, solidarietà, fratellanza e pace tra gli uomini.
Natale de guerra
Autore: Trilussa (Carlo Alberto Salustri)
Opera: Da la guerra alla pace
Ammalappena che s’è fatto giorno
la prima luce è entrata ne la stalla
e er Bambinello s’è guardato intorno.
— Che freddo, mamma mia! Chi m’aripara?
Che freddo, mamma mia! Chi m’ariscalla?
— Fijo, la legna è diventata rara
e costa troppo cara pe’ compralla...
— E l’asinello mio dov’è finito?
— Trasporta la mitraja
sur campo de battaja: è requisito.
— Er bove?
— Puro quello
fu mannato ar macello.
— Ma li Re Maggi arriveno?
— È impossibbile
perché nun c’è la stella che li guida;
la stella nun vô uscì: poco se fida
pe’ paura de quarche diriggibbile...
Er Bambinello ha chiesto:
— Indove stanno
tutti li campagnoli che l’antr’anno
portaveno la robba ne la grotta?
Nun c’è neppure un sacco de polenta,
nemmanco una frocella de ricotta...
— Fijo, li campagnoli stanno in guerra,
tutti ar campo e combatteno. La mano
che seminava er grano
e che serviva pe’ vanga la terra
_adesso vié addoprata unicamente
per ammazzà la gente...
Guarda, laggiù, li lampi
_de li bombardamenti!
Li senti, Dio ce scampi,
li quattrocentoventi
che spaccheno li campi?
Ner di’ così la Madre der Signore
s’è stretta er Fijo ar core
_e s’è asciugata l’occhi co’ le fasce.
_Una lagrima amara per chi nasce,
_na lagrima dorce per chi more...
Dicembre 1916