Il Museo dell’Ara Pacis ospita una delle esposizioni più significative degli ultimi anni: una raccolta di cinquantadue capolavori provenienti dal Detroit Institute of Arts, istituzione museale di straordinario rilievo internazionale. La mostra offre un percorso che attraversa mezzo secolo di sperimentazioni artistiche europee, dagli albori dell’Impressionismo fino alle tensioni psicologiche ed espressive dell’avanguardia tedesca del dopoguerra.
La mostra, frutto della collaborazione tra la Soprintendenza Capitolina ai Beni Culturali, Mondo Mostre, Zètema Progetto Cultura e l’Università La Sapienza di Roma, è curata da Ilaria Miarelli Mariani e Claudio Zambianchi. La scelta dell’Ara Pacis – un edificio che unisce l’aura dell’antichità a un’architettura moderna di forte impatto – non è casuale: lo spazio diventa una cornice ideale per valorizzare opere nate in un’epoca in cui l’arte europea stava rompendo definitivamente con le convenzioni accademiche e reinventando il rapporto con la realtà. Il prof. Zambianchi ricorda come, alla fine dell’Ottocento, il collezionismo italiano non abbia creduto nell’arte impressionista e postimpressionista ed ecco il motivo per cui la maggior parte, si trovano, conservate nei musei francesi, inglesi e statunitensi. La collezione del Detroit Institute of Arts si deve alla generosità e lungimiranza dei mecenati locali – industriali, finanzieri, famiglie facoltose che vedevano nell’arte un bene civico.
Sviluppata in quattro aree tematiche, si comincia con le origini dell’impressionismo fino alla rivoluzione del colore. La prima sala si apre con opere francesi che vanno al 1844 al 1860, seguendo l’evoluzione della pittura francese: la prima illustra la svolta naturalista e impressionista, con capolavori di Degas, Cézanne, Renoir, come il bellissimo Donna in poltrona

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cuore visivo della comunicazione della mostra, incarna questa nuova sensibilità: la naturalezza della posa, il morbido trattamento cromatico e il senso d’intimità rompono con la rigidità accademica.
La seconda sala testimonia il processo di superamento dell’Impressionismo dopo il 1886. Qui gli artisti non si limitano più a registrare impressioni luminose, ma cercano forme più stabili, più concettuali. La tela Le Bagnanti

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di Cézanne traduce la natura in una costruzione mentale rigorosa; Van Gogh, con Rive dell’Oise ad Auvers, (foto n. 3), trasforma il paesaggio in un vortice emotivo, dove la pennellata non descrive, ma interpreta, vibra, soffre.

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Nella terza sala entriamo nel periodo parigino che va dal 1900–1920: il cuore delle avanguardie
Parigi è ormai capitale mondiale dell’arte d’avanguardia, dominata da artisti come Picasso e Matisse,
La finestra e protagonisti assoluti di queste trasformazioni. Dalle opere rosa e cubiste di Picasso alle tele di Matisse eseguite negli anni della Grande Guerra, si percepisce la tensione verso un linguaggio che continuamente si rinnova: dalla semplificazione geometrica agli arabeschi cromatici, fino a una pittura più sensuale e atmosferica. Accanto a questi troviamo le opere cubiste di Maria Blanchard, unica artista donna e, Juan Gris, il linguaggio espressionista di Modigliani e del suo amico Soutine, in mostra con il dipinto Gladioli rossi.

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L’ultima parte della mostra è dedicata all’avanguardia tedesca e le ferite del Novecento, questo nucleo di opere è particolarmente prezioso perché il Detroit Institute of Arts, sotto la direzione di Wilhelm R. Valentiner, raccolse opere di movimenti che la politica nazista successivamente condannò come “arte degenerata”. Alle fasi prebelliche, appartengono i tre dipinti dei gruppi die Brücke e Blaue Reiter, rappresentati da Pechstein, Kandinskij e Feininger.
Il resto delle opere è eseguito nel dopoguerra, ed evoca le ferite del paese sconfitto, in particolare nelle espressioni delle figure rappresentate da Erich Heckel e Karl Schmidt-Rottluff, Nolde, Kokoschka come nel drammatico Autoritratto del 1945 di Beckmann, frutto di una riflessione sulla distruzione della guerra.
L’esposizione è arricchita di strumenti utili a rendere accessibile la rassegna a tutti, utilizzando percorsi multisensoriali, video LIS sottotitolati, visite tattili, laboratori creativi e visite con interpreti LIS. Questi servizi – realizzati con l’Istituto dei Ciechi Francesco Cavazza, Rai Pubblica Utilità e numerosi partner sociali – rendendo la visita, un’esperienza aperta, partecipata, capace di avvicinare anche nuovi pubblici alla grande arte europea.
INFO
Degas – Matisse – Picasso – Renoir – Van Gogh
Impressionismo E Oltre. Capolavori Dal Detroit Institute Of Arts
A cura di Ilaria Miarelli Mariani e Claudio Zambianchi
4 dicembre 2025 – 3 maggio 2026
Museo dell’Ara Pacis
Lungotevere in Augusta (angolo via Tomacelli) - 00186 Roma
Orari
Tutti i giorni 9.30-19.30
24 e 31 dicembre 9.30-14.00
1° gennaio 2026 11.00-20.00
Ultimo ingresso un’ora prima della chiusura
Giorni di chiusura
1° maggio e 25 dicembre
Biglietto “solo Mostra”: intero € 15,00 - ridotto € 13,00
Prevendita: € 1,00
Per maggiori informazioni: tel. 060608 (tutti i giorni ore 9.00 - 19.00)