E ci domandiamo anche se la crescente migrazione dei giovani italiani all’estero non sia tra le cause più rilevanti di denatalità, nonché di astensionismo. Malgrado tutto ciò non perdiamo la speranza che qualcosa cambi e non ci resta che incoraggiare i giovani.
Il libro “Ciao Italia” di Enzo Riboni viene così descritto dalla casa Editrice: “Ciao Italia! 101 storie di emigranti del Terzo Millennio. Giovani digitali globalizzati alla ricerca di occasioni di lavoro nel Mondo, migliori di quanto l’Italia riesca a offrire. Ragazzi che hanno salutato casa propria non perché disperati dopo aver bussato a mille porte, ma per dare pieno sviluppo alla loro preparazione. Storie di “cervelli in fuga”, quindi, talenti quasi sempre laureati, spesso con master o dottorati nelle più prestigiose università del mondo, che sono andati all’estero per libera scelta, per curiosità intellettuale, spinti da un “nomadismo postmoderno”. Uno spaccato sulle tendenze e lo stato attuale dei cervelli in fuga e, per i giovani lettori e le loro famiglie, una preziosa fonte di ispirazione, una guida di fatto ai percorsi di studio e lavoro internazionali”.
E purtroppo non emigrano solo i laureati, ma tanti giovani di umili condizioni che lasciano gli anziani soli, spesso chiusi negli ospizi dove certamente non sono molti che votano. Nostro dovere dunque è analizzare la situazione attuale, riportando i dati del rapporto Istat secondo il quale “al 31 dicembre 2024, secondo le stime provvisorie, i cittadini italiani che dimorano abitualmente all’estero sono 6 milioni e 382mila, 243mila individui in più rispetto all’inizio dell’anno (6 milioni e 138mila) per un incremento relativo pari al 4,0%). Il 54% di essi risiede in Europa, il 40,9% in America mentre il restante 5,1% vive in Africa (1,1%), Asia (1,3%) e Oceania (2,7%). (…) Tale significativa crescita è effetto di un aumento degli espatri e di una riduzione dei rimpatri che, se per l’Italia costituisce una perdita di capitale umano, nei Paesi esteri si tramuta in guadagno”. Il suddetto rapporto mette in evidenza anche l’incremento delle nascite in paesi stranieri.
Oltre due terzi delle nascite da genitori emigrati avvengono in Paesi europei: “Nel 2024 i nati da genitori italiani dimoranti all’estero sono oltre 27mila, in aumento di 861 unità sul 2023. Le nascite si registrano in prevalenza nei Paesi europei (il 68,1%), in particolare in Germania (16,8%), in Svizzera (14,2%) e nel Regno Unito (8,8%). Nel 2023, secondo gli ultimi dati definitivi, il Consolato con il maggior numero di nati da italiani residenti è stato quello di Londra, quasi 2mila, 7,3% del totale. (https://www.istat.it/comunicato-sta... )
Appare dunque evidente che tutto ciò incide sia su denatalità che su astensionismo: la difficoltà logistica lavora (o studia) lontano dal comune di residenza, in particolare per i giovani che emigrano dal Meridione, costretti a scegliere tra non votare e tornare nel loro comune di origine, un grave ostacolo non solo per motivi logistici, ma anche economici. In effetti possono votare per posta solo gli emigrati iscritti all’AIRE nei Paesi che hanno accordi con il governo italiano. L’AIRE, ovvero Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero, consiste in un registro, tenuto dai Comuni italiani, che raccoglie i dati dei cittadini italiani residenti all’estero per un periodo superiore ai dodici mesi. Purtroppo, molti non si iscrivono per ignoranza della legge oppure perché ritengono il sistema troppo burocratico. Altri ancora prendono la cittadinanza nel paese straniero, mettono su famiglia, votano là e tornano in Italia solo per rivedere i genitori.
E quelli che scelgono di rimanere in Italia devono affrontare una serie di difficoltà, soprattutto nell’attuale difficile periodo storico tra delocalizzazioni, dazi trumpiani, pandemia e guerre che stanno accentuando le crisi economiche con conseguenziale perdita di posti di lavoro. In queste condizioni senza dubbio diventa più difficile mettere su famiglia ed avere figli. Aumenta quindi lo scontento e la sfiducia nei partiti politici e nelle istituzioni soprattutto nelle classi sociali più deboli. Tutto ciò è comprensibile, ma non si può giustificare il crescente astensionismo per chi rimane in patria poiché così facendo non si fa che peggiorare la situazione, mettendo a rischio anche democrazia e libertà. In Italia per fortuna abbiamo ancora diversi partiti (forse anche troppi) tra cui scegliere e, anche se la legge elettorale favorisce le coalizioni, comunque con senso di responsabilità si dovrebbe andare alle urne scegliendone un partito che più degli altri ci convince.

- Voto donne
Ci sembra giusto ricordare le lotte per il diritto al voto dei neri in Usa e quelle delle suffragette nel Regno Unito. In un discorso intitolato "Give us the ballot" (Dateci il diritto di voto) del 1957, M. L. King disse: “La negazione di questo sacro diritto è un tragico tradimento dei più alti mandati della nostra tradizione democratica. E quindi la nostra richiesta più urgente al Presidente degli Stati Uniti e a ogni membro del Congresso è di darci il diritto di voto. "E il film “Suffragette” di Sarah Gravon (2015) evidenzia come donne coraggiose seguaci di Emmeline Pankhurst, fondatrice della Women’s Social and Political Union, reclamarono il diritto al voto: durante le manifestazioni venivano arrestate, sottoposte ad umilianti ricatti e violenze, come l’alimentazione forzata durante gli scioperi della fame intrapresi in carcere per protesta. Emily Davison, inoltre, durante un Derby a Epsom nel 1913, morì gettandosi davanti al cavallo del re per attirare la sua attenzione sul movimento.
Parimenti nel film di Paola Cortellesi “C’è ancora domani”, una donna maltrattata dal marito ritrova la sua dignità con il diritto al voto nel dopoguerra, quando il 2 giugno 1946 le donne, insieme agli uomini, votarono per il referendum in cui gli italiani scelsero la repubblica, non la monarchia, e furono eletti i membri dell’Assemblea costituente. E il 18 aprile del 1948 gli italiani andarono alle urne per le prime libere elezioni politiche che fecero registrare un’affluenza del 92 per cento degli aventi diritto. Fino al 1979, l’affluenza fu sempre superiore al 90 per cento. E poi purtroppo la partecipazione elettorale è diminuita progressivamente. Alle ultime elezioni del 2022, l’affluenza è scesa ancora al 63,9%, circa il 9% in meno rispetto alle precedenti, dato più basso per quanto riguarda le elezioni politiche. (dati di Sky tg24 reperibili on line).

- Speranza
Chi crede nella democrazia senz’altro deve augurarsi che permanga la scelta elettorale tra partiti di diversi schieramenti politici nel rispetto della Costituzione radicata negli equilibri tra i Poteri della nostra Repubblica e che la legge elettorale consenta sempre il formarsi di una valida Opposizione, altrimenti l’astensionismo diventerebbe ancor più una minaccia per la libertà.
Non ci resta che sperare in un futuro migliore per i nostri giovani. Che possano avere una vita dignitosa in patria e possano tornare dove sono nati quelli che non hanno messo ancora radici in paesi stranieri, per contribuire tutti insieme al rinnovamento dell’Italia.
Giovanna D’Arbitrio