https://www.traditionrolex.com/30 Restituzioni 2025. Tesori d'arte restaurati.-Scena Illustrata WEB

INFORMAZIONE
CULTURALE
Dicembre 2025



HOME PAGE

ARCHIVI RIVISTA

Articoli on-line 9169
Articoli visitati
10941347
Connessi 22

INDICE GENERALE
INDICE MENSILE
RUBRICHE
PASSATO E PRESENTE
EVENTI
ITINERARI E VIAGGI
AVVOCATO AMICO
COSTUME E SOCIETA’
QUADRIFOGLIO
TERZA PAGINA
LETTURE CONSIGLIATE
CULTURA
SCIENZA E DINTORNI
FILATELIA
ARTE E NATURA
COMUNICATI STAMPA
MUSICA E SPETTACOLO
SPORT
ATTUALITA’
SALUTE
LIBRI RECENSITI
AUTORI
Argomenti

Monitorare l'attività del sito RSS 2.0
SITI AMICI

a cura di
Silvana Carletti (Dir.Resp.)
Carlo Vallauri
Giovanna D'Arbitrio
Odino Grubessi
Luciano De Vita (Editore)
On line copyright
2005-2018 by LDVRoma

Ultimo aggiornamento
8 dicembre 2025   e  



Sito realizzato con il sistema
di pubblicazione Spip
sotto licenza GPL

Restituzioni 2025. Tesori d’arte restaurati.

La mostra nel Palazzo delle Esposizioni di Roma
mercoledì 12 novembre 2025 di Nica Fiori

Argomenti: Mostre, musei, arch.


Segnala l'articolo ad un amico

Una piccola summa dell’arte italiana, diversificata per cronologia, tipologia e provenienza dei manufatti, è ciò che offre la mostra “Restituzioni 2025”, ospitata nel Palazzo delle Esposizioni di Roma fino al 18 gennaio 2026.

La mostra è il frutto dell’omonimo progetto “Restituzioni”, giunto alla XX edizione, che Intesa Sanpaolo porta avanti dalla fine degli anni Ottanta e che prevede il restauro di beni artistici e monumentali del Paese, condividendo ogni fase con gli organi territoriali del Ministero della Cultura preposti alla tutela dei beni culturali. L’esposizione, prodotta e organizzata da Intesa Sanpaolo in collaborazione con Azienda Speciale Palaexpo, è curata scientificamente da Giorgio Bonsanti, Carla Di Francesco e Carlo Bertelli in qualità di curatore emerito.

“In un momento tragico della storia del mondo, segnato da guerre, nazionalismi e populismi, accanto alle sfide concrete poste dal cambiamento climatico, il tema della conservazione diventa ancora più complesso e rilevante”, scrive nella sua presentazione Marco Delogu, Presidente dell’Azienda Speciale Palaexpo, specificando che “preservare significa negoziare la verità attraverso la storia, continuare a costruire una narrazione della nazione”.

Giorgio Bonsanti, da parte sua, si domanda “che cosa e perché si restaura” e quali siano i quesiti da considerare e approfondire prima di procedere a un intervento conservativo, tenendo presente che “il restauro non si propone di riportare un oggetto all’antico splendore, come scrivono i cattivi giornalisti, che il passaggio dell’opera attraverso il tempo è un valore positivo e comunque incancellabile, e che la finalità è quella di mettere l’oggetto nelle migliori condizioni per proseguire onorevolmente il proprio percorso di vita”.

JPEG - 15 Kb
Restituzioni 2025. Tesori d’arte restaurati

Quest’anno sono 128 le opere appena uscite dai laboratori dei restauratori ai quali erano state affidate e di queste ne sono esposte 117. Vanno dal XV secolo a.C. (papiri egizi conservati a Bologna) alle opere novecentesche di Mario Sironi, Giulio Aristide Sartorio, Massimo Campigli, Pino Pascali e altri, passando per l’arte romana, l’arte medievale, il Rinascimento (tra cui opere di importanti artisti quali Colantonio, Giovanni Bellini, Mino da Fiesole, Bartolomeo Vivarini), la pittura secentesca (con Luca Giordano, Battistello Caracciolo, Mattia Preti, Giovanni Lanfranco, Ludovico Antonio David e altri), il Settecento (con Fra Galgario, Sebastiano Ricci, Pierre Subleyras) e l’Ottocento con lo straordinario Mortorio (Deposizione nel sepolcro) di Domenico Cardellino. Si tratta di un significativo insieme di dipinti, sculture, vestiti, arazzi, arredi architettonici e apparati religiosi, oggetti di diversa natura, anche esotici, come l’arco da Samurai e il modellino di barca siamese dal Castello Ducale di Agliè (TO).

JPEG - 67.2 Kb
due_tavole_di_bartolomeo_vivarini_da_venezia

Le opere provengono da tutte le regioni d’Italia e appartengono a 67 enti proprietari, tra musei pubblici e diocesani, chiese e luoghi di culto, siti archeologici; sono state selezionate da persone competenti in materia di storia dell’arte di Intesa Sanpaolo insieme a 51 enti di tutela (Soprintendenze, Direzioni Regionali Musei Nazionali e Musei autonomi) con l’unico criterio di ascoltare le esigenze dei territori. Per ogni pezzo è stata redatta una scheda consultabile sul sito web www.restituzioni.com (nella sezione “Restories”), e sullo stesso sito si possono esplorare anche i restauri realizzati dal programma di Intesa Sanpaolo negli ultimi trent’anni.

Ad accoglierci al piano terra troviamo una delle Cariatidi di Villa Adriana (Tivoli, RM), una scultura in marmo di grande fascino, che replica il tipo delle “Korai” dell’Eretteo sull’Acropoli di Atene, in un riferimento ideale alla città greca da parte dell’imperatore Adriano. Il restauro operato, finalizzato soprattutto a garantire stabilità strutturale alla scultura, ha permesso di individuare precedenti interventi, come quello relativo alla frattura passante sulla testa, che è stata consolidata e sigillata.

JPEG - 15.7 Kb
_cariatide_di_villa_adriana

Il resto della mostra si sviluppa al piano superiore in sale con pregevoli allestimenti che esaltano alcuni capolavori senza stancare la vista, ovvero con didascalie e pannelli ben leggibili. Dai busti marmorei di donne, filosofi, atleti (per lo più di epoca romana), disposti a semicerchio su due ali, si va ad altri manufatti lapidei, tra cui un bassorilievo del VI secolo di ambito costantinopolitano raffigurante “Ercole che uccide la cerva di Cerinea” (da Ravenna, Museo Nazionale) e le lastre del XII secolo con i simboli dei Quattro Evangelisti, provenienti dal Museo Civico Diocesano di Penne (Pescara). È invece in lamina di bronzo sbalzato il trono proveniente dal corredo della Tomba Barberini di Palestrina (VII secolo a.C., Roma, Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia), collocato al centro di una sala, che ospita tele di grande formato, tra cui “Lotta tra Perseo e Fineo” di Luca Giordano (cm 375x366, Genova, Palazzo Reale) e l’affresco staccato da una chiesa romana distrutta, raffigurante “Adamo, Eva e Giovanni Battista”, opera da poco riscoperta di Ludovico Antonio David.

JPEG - 20 Kb
sala_con_trono_foto_alberto_novelli

Tra gli altri reperti antichi, oltre a un grande mosaico con delfini del I secolo d.C., proveniente dalla Villa della Punta di Monfalcone (Gorizia) e a ceramiche apule del IV secolo a.C., è esposto un oggetto straordinario, ovvero un letto funerario in osso lavorato (con alcuni inserti in paste vitree) del II-I secolo a.C., proveniente da una necropoli di Fossa (L’Aquila) e conservato nel Museo archeologico nazionale d’Abruzzo a Chieti. Tra i suoi decori saltano subito agli occhi dei volti barbuti e altre figure che sorreggono delle maschere leonine. In questo tipo di letto cerimoniale, tipico dell’Italia centrale, l’osso ha preso il posto dell’avorio, che era invece usato negli originali ellenistici cui si rifaceva l’aristocrazia locale. Dopo il suo ritrovamento nel 2000 quest’oggetto è stato restaurato e riassemblato nel 2002 e nel 2005, ma il recupero di numerosi frammenti in osso che non erano stati utilizzati precedentemente ha consentito ora un restauro integrale e una diversa ricomposizione.

JPEG - 21.6 Kb
decorazione_del_letto_di_fossa

Una Madonna in avorio intagliato, policromo e parzialmente dorato, di bottega francese del XIII secolo, attira la nostra attenzione per la forma curva (dovuta alla zanna d’elefante) che fa inarcare la figura all’indietro, oltre che per la raffinatezza d’esecuzione. La Madonna, alta circa 57 cm, sorregge con una mano il Bambino e con l’altra una composizione vegetale con un pomo, “possibile allusione al peccato originale che Maria, come nuova Eva, redime attraverso la missione salvifica di Cristo”, come scrive Giuseppe Cassio nella relativa scheda. Questa scultura è conservata in una chiesa di Lugnano, una piccolissima frazione di Rieti, i cui abitanti la custodiscono con amore.

In effetti diverse opere in mostra appartengono a musei o chiese di comunità piccolissime, al di fuori dei percorsi turistici abituali, e tanto più piacevole, quindi, è poterle ammirare nel corso di questo evento, accanto alle opere di nomi notissimi della storia dell’arte. Significativa in questo senso è anche la presenza di un coloratissimo abito tradizionale festivo femminile proveniente da San Paolo Albanese (Potenza), appartenente al patrimonio arbëresh, la cultura degli albanesi stanziatisi in Italia tra il XV e il XVI e tuttora presente in alcuni paesi del Sud Italia.

JPEG - 24.2 Kb
abito_festivo_albanese.

Altri oggetti curiosi, sottoposti a interventi di restauro peculiari, sono l’arpicordo (spinetta pentagonale) di Giovanni Antegnati (metà XVI secolo), la draisina ottocentesca (antenata della bicicletta) da Gallarate (VA), la barca cucita (metà II – fine I secolo a.C.) di oltre 4 metri di lunghezza dal MAN di Adria (RO), due abiti in stile Charleston da Roma, la pianeta e la stola di manifattura messicana in penne di colibrì da Roma, il grande Reliquiario a tabella da Serra San Bruno (VV). Per la prima volta, inoltre, Restituzioni ha restaurato uno strumento scientifico come la macchina planetaria dal Museo della Scienza e della Tecnica di Milano.

Nell’ambito dei restauri, è stata messa in atto anche un’importante collaborazione internazionale con il Belgio, che ha permesso il recupero del Retablo con l’Adorazione dei Magi della chiesa milanese dei Santi Apostoli e Nazaro Maggiore (San Nazaro in Brolo), operato dall’Institut Royal du Patrimoine Artistique (IRPA) di Bruxelles. L’opera, commissionata sul finire del XV secolo per la cappella di famiglia dal ricco mercante milanese Protasio Bonsignori da Busto, è stata attribuita con certezza a Jan II Borman, della celebre famiglia di scultori di Bruxelles.

Altri restauri importanti non sono in mostra per le dimensioni colossali o perché si tratta di un intero ciclo di affreschi, ovviamente inamovibili, come nel caso dell’abside della chiesa di Santa Maria foris portas presso il Parco Archeologico di Castelseprio (VA), tra le più importanti testimonianze per lo studio dell’arte pittorica medievale lombarda. Non è in mostra il Cavallo colossale di Antonio Canova, imponente scultura in gesso custodita ai Musei Civici di Bassano del Grappa (VI), finalmente ricomposto nella sua interezza dopo la sua riduzione in pezzi avvenuta negli anni Sessanta, che farà simbolicamente da trait d’union tra la mostra romana e l’esposizione che il museo di Intesa Sanpaolo delle Gallerie d’Italia di Milano dedicherà all’età napoleonica “Eterno e Visione. Roma e Milano capitali del Neoclassicismo”, aperta al pubblico dal 28 novembre 2025.

Per informazioni www.palazzoesposizioni.it

 

https://www.traditionrolex.com/30https://www.traditionrolex.com/30