In un momento in cui si sta diffondendo il timore di un pericolo di guerra e l’economia mondiale presenta una crisi profonda, gli elettori marchigiani, probabilmente, hanno preferito astenersi o non votare per un cambiamento che, necessariamente, avrebbe modificato molti aspetti della loro vita, con l’incertezza di un miglioramento difficile da realizzare.
Così, molti cittadini sono rimasti a casa o hanno preferito non modificare uno status, da tempo criticato e difficile da sostenere, nel legittimo dubbio di cambiare radicalmente o quasi, la loro esistenza quotidiana.
Le Marche, come l’intero nostro Paese, comprendono, soprattutto, cittadini,il più delle volte radicati ad usi e costumi atavici e questa regione storicamente dominata, nei secoli, dal potere temporale dei vari Pontefici succedutisi nei tempi, tra cui, il celebre Sisto V (Il Papa “tosto”), è molto legata alle tradizioni e teme, in genere, varianti innovative di difficile successo.
D’altronde, nella profonda insicurezza che si sta diffondendo in Italia e nel mondo, probabilmente, non si è avuto il “coraggio” di cambiare situazioni precarie, per “novità” difficili da realizzare, nonostante l’impegno, la volontà, il desiderio intenso di rinnovamento, di miglioramento di condizioni vitali disastrose (dalla sanità, alle scuole, alla violenza diffusa a macchia d’olio, alla povertà dei ceti più abbienti e così via).
Il popolo, in genere, è stanco e deluso e non sono state sufficienti denunce di verità disastrose, favoritismi a raffica, scandali ripetuti, ingiustizie e quant’altro, per sperare di ottenere un rinnovamento radicale ed un miglioramento delle condizioni di vita generali.
Probabilmente, in queste recenti elezioni regionali, le numerose agevolazioni promesse dal centro destra, la presenza continua dei rappresentanti del Governo, le accuse infondate ai “rivali politici”, hanno dato i loro frutti, facendo dimenticare agli elettori i problemi della sanità, della scuola pubblica, della ricostruzione, dei prezzi alimentari e non, che aumentano ogni giorno, in nome di una scelta di rassegnazione ormai diffusa in un’Italia divorata dal potere di alcuni che scelgono di dominare ogni giorno, tramite leggi, nomine, proclami e, soprattutto, attraverso quasi tutti i media, opinioni e scelte politiche diverse.