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SCUOLA-I TEST SCRITTI PREVALGONO SU INTERROGAZIONI ORALI?

Dove è finita la socratica ars maieutica?
lunedì 29 settembre 2025 di Giovanna D’Arbitrio

Argomenti: Opinioni, riflessioni


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Prima di affrontare il problema della valutazione degli alunni, bisogna capire che cosa stabilisce l’autonomia scolastica, cioè il sistema che permette alle scuole di gestire aspetti didattici, organizzativi e finanziari in modo flessibile. Introdotta principalmente dal DPR 275/99, si concretizza in autonomia didattica, organizzativa e gestionale, per realizzare un’offerta formativa con piani di studio particolari, flessibilità di orari e propri calendari scolastici, elaborando un proprio Piano dell’Offerta Formativa (POF, oppure PTOF se è triennale).

In realtà con l’autonomia scolastica si cominciò a parlare di “scuola azienda “che applicò alla scuola gli stessi criteri imposti alle aziende per ridurne i costi: fusioni, tagli sul personale, aumento della precarietà, flessibilità, mobilità, non stipendi adeguati ma verticalizzazioni del personale. All’autonomia scolastica, legata al supporto economico dello Stato, potevano aspirare solo le scuole statali con 500 alunni, pena l’accorpamento a un altro istituto. Per non correre tale rischio i presidi accettarono molte iscrizioni, arrivando anche fino a 600 alunni, con classi sovraffollate in cui venivano penalizzati soprattutto gli allievi più deboli. Negli anni successivi tutti i governi, più o meno, apportarono tagli e riforme sull’Istruzione fino a d arrivare agli attuali caotici Istituti Compresivi in cui un solo dirigente deve gestire scuole diverse. Ecco un mio vecchio articolo su Scena Illustrata: https://www.scenaillustrata.com/pub...

Con tali premesse, ci sembra chiaro che anche la valutazione degli alunni divent più problematica in sovraffollati Istituti Comprensivi e classi pollaio, in un’epoca in cui oltretutto è più difficile stabilire rapporti umani per un crescente uso di smartphone, social, siti Internet che esercitano un pesante influsso sui giovani, rendendo sempre più difficile gli interventi educativi di famiglia e scuola che non riescono a porre un freno ai gravi e drammatici fenomeni di bullismo e cyberbullismo.

In edifici fatiscenti, ma forniti di nuove tecnologie, le scuole sono piene di computer, di registi elettronici sempre disponibili on line per i genitori che possono controllare da casa voti, assenze, compiti assegnati e quant’altro, riducendo così il contatto umano tra genitori e insegnanti. E, a quanto pare, le valutazioni avvengono in prevalenza con test veloci che in molti casi sostituiscono il tradizionale “compito in classe”. I test in realtà sono utilizzati per preparare gli alunni ai Test Invalsi, cioè prove standardizzate, svolte ogni anno a livello nazionale e obbligatorie in Italia, che misurano gli apprendimenti degli studenti.

Comunque in base all’autonomia scolastica, non c’è una regola generale che imponga una prevalenza fissa dei test scritti sulle interrogazioni orali; la proporzione è definita dal Collegio docenti e dal Consiglio di classe. L’importante è che il numero e la tipologia delle verifiche siano programmati all’inizio dell’anno per garantire un’adeguata valutazione della preparazione degli studenti.

In verità ci sembra indispensabile integrare i test scritti con prove orali che valutino la capacità espressiva e di rielaborazione dello studente. Non si può basare la valutazione finale esclusivamente su prove scritte, poiché queste non sono in grado di valutare tutte le abilità di uno studente, come la capacità di espressione orale, nonché altri aspetti del carattere o della psiche che si possono rilevare solo dialogando con gli alunni. Le prove scritte possono completare le verifiche orali e viceversa, garantendo un quadro più completo della preparazione e della personalità di ogni studente. Ovviamente può accadere che docenti meno autorevoli, inesperti oppure semplicemente poco motivati, ricorrano spesso ai test scritti per tenere gli alunni più tranquilli, impegnati e silenziosi senza fare eccessiva fatica… magari trascurandone anche la correzione (se non controllati dal dirigente!). indubbiamente le interrogazioni orali sono più faticose in classi chiassose e poco gestibili.

Da tale quadro risulta evidente la crisi della scuola statale che si regge ancora in piedi solo per gli insegnanti coraggiosi e preparati, mentre il disordine predomina sovrano in particolare in quartieri a rischio, malgrado le recenti norme più rigide su voti di condotta, cellulari, abbigliamento, bocciature. Quando c’è disordine, è normale che si ricorra ad una disciplina più dura.

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Ci chiediamo allora dove sia finita la cosiddetta ars maieutica socratica (arte della levatrice), un metodo basato sul dialogo in cui Socrate, attraverso un’incalzante serie di domande, aiuta l’interlocutore a far "partorire" e a far emergere da sé la verità. Socrate non trasmetteva solo un sapere, ma stimolava gli altri a raggiungere la conoscenza attraverso la ricerca, un po’ come una levatrice aiuta a partorire un neonato: una forma di auto-educazione, dove il maestro è un facilitatore. Insomma, oggi si dialoga sempre meno anche con gli alunni e i test risolvono tanti problemi. Più facile mettere qualche crocetta sui test a risposta multipla!

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Speriamo che la scuola riesca a superare le attuali difficoltà che in verità affondano le radici in tante cause pregresse. Oggi più che mai abbiamo bisogno di vera Cultura. Mi son venuti in mente i libri di Edgar Morin Educare gli educatori, I sette saperi, La testa ben fatta, Insegnare a vivere, in cui l’autore ha affermato che è necessaria una grande riforma educativa, seguendo l’esempio di Rousseau: bisogna insegnare a vivere. Ciò significa che, pur consentendo ad ogni essere umano di sviluppare al meglio la propria individualità e il legame con gli altri, bisogna anche prepararlo a vivere nel nostro tempo, cioè quello della civiltà planetaria con le sue molteplici incertezze e difficoltà.

 

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