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ESTATE 2025- STESSA SPIAGGIA, STESSO MARE...

Riflessioni semiserie su passato e presente, donne e specchi
lunedì 15 settembre 2025 di Giovanna D’Arbitrio

Argomenti: Attualità


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Pensando alla scorsa estate, mi son venuti in mente i versi della canzone del 1963 cantata da Mina e Piero Focaccia: “Per quest’anno non cambiare/stessa spiaggia stesso mare/per poterti rivedere/per tornare, per restare/insieme a te”. In realtà frequentando la stessa spiaggia dagli anni ’70, non puoi non notare le differenze tra passato e presente e i cambiamenti imposti dallo scorrere del tempo.

E poi in verità, vedendo tanti “lati b” di donne di tutte le età, di tutte taglie con sederi magri palestrati o grassi e flaccidi, mi è venuta in mente un’altra canzone: “Tutti al mare, tutti al mare, a mostrar le chiappe chiare!”. E anche se negli anni ’70 la moda del topless in spiaggia ci mostrò seni di tutte le dimensioni, in verità pensiamo che forse il buon gusto e il rifiuto della volgarità dovrebbero guidarci nell’accettare o meno i diktat delle mode imperanti.

Altra differenza rispetto al passato, è la crescente presenza di anziani dalle 8,00 del mattino alle12,00 con nipotini e baby-sitter al seguito, come i sottoscritti, nonché di giovani mamme con bambini molto piccoli. La spiaggia in quelle ore è poco affollata e i poveri vecchi arrancanti con l’aiuto di bastoni, doloranti per gli acciacchi dell’età, lentamente lasciano presto la spiaggia dopo poche ore, ma… verso le 13,00, ecco “la calata dei giovani rampanti”, coppie con figli adolescenti muniti di pezzi di pizza e bibite comprate al bar! Arrivano tardi poiché vanno a letto a notte inoltrata e dormono fino a mezzogiorno.

Quando noi eravamo giovani le spiagge fin dal mattino includevano persone di tutte le età, anche se di ottantenni se ne vedevano ben pochi: gli anziati con più di 70 anni non scendevano in spiaggia. E a confermare la maggiore longevità delle donne evidenziata dalle statistiche, oggi abbondano le vedove mentre i pochi maschi anziani sembrano quasi dei sopravvissuti, anche se sopravvissuti molto vezzeggiati da alcune vedove e belle signore di una certa età. Una di esse mi ha dato dei consigli che mi hanno fatto molto divertire: mi ha consigliato di trattare bene mio marito, di non litigare e di dargli sempre ragione, poiché ero fortunata ad avere ancora un marito alla mia età. Ho notato poi che usava vezzeggiativi vari per suo marito, da lei coccolato e appellato a seconda dei casi “Gat, Gatto, Gattino, Gattone!”

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canzone

A parte gli scherzi, purtroppo ritornare per anni alla stessa spiaggia significa anche non ritrovare più tanti amici volati in cielo. Quanti bei ricordi! E quanta tristezza, pensando a loro! E poiché poco c’è mancato che li raggiungessi dopo il mio grave incidente del 15 dicembre 2024, ho ringraziato Dio per avermi concesso un’altra estate al mare con il mio nipotino Ale e i suoi genitori. Fortunatamente ho ancora alcune buone amiche che mi vogliono bene, ma ve ne sono altre che ho incontrato anche quest’anno e che ancora una volta mi hanno fatta rattristare per comportamenti purtroppo ricorrenti tra noi donne, comportamenti che negli uomini non sono presenti. Anni fa scrissi un articolo proprio su Scena illustrata “Donne come Specchi”.

Eccone una parte: “Mentre ei maschi si nota una maggiore complicità, una sorta di goliardico cameratismo che va dal semplice ammiccamento per una battuta “piccante” a tanti altri campi, come sport (calcio in particolare), lavoro, politica ecc.…Insomma nel corso dei secoli, di padre in figlio, essi si tramandano una specie di linguaggio “al maschile”, un modo di comunicare meno complicato e contorto di quello femminile. In poche parole, sono consapevoli che “la loro metà del cielo”, quella maschile, conta di più.

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La metà femminile, invece, avendo alle spalle un percorso storico ben diverso, malgrado i discreti successi nel campo delle pari opportunità conseguiti con dure lotte, ancora stenta a trovare un linguaggio comune, in genere più portata a sottili lotte intestine che alla difesa dei propri diritti mediante “un senso di appartenenza” a quella parte dell’umanità che attraverso i secoli, di madre in figlia, si tramanda le stesse problematiche, in parte forse risolvibili, o almeno alleviabili, con una maggiore empatia e solidarietà. Spesso ascoltando i discorsi delle donne e osservando piccoli dettagli, come uno sguardo, un gesto, un sorriso un po’ triste, si rilevano insoddisfazioni e frustrazioni, il desiderio di misurarsi con le altre per meglio individuare successi e risultati nella propria vita. In contrapposizione agli sfoghi di alcune, pertanto, altre nel tentativo di fornire un esempio, cominciano spesso i loro discorsi con “io ho fatto così, io ho detto questo, io ho lottato di più, io ho problemi più gravi, io, io, io…”.

Insomma, gli specchi sono tanti, ma le immagini che noi donne ci rimandiamo da una parte all’altra, sono un po’ distorte, apparentemente deformate da presunzione e sicurezza, ma in realtà solo velate da preoccupazioni e stanchezza. Alla fine, tuttavia, malgrado tutto ciò, emergono le nostre vere identità e anche tanti aspetti positivi, come grande coraggio nel lottare contro gravi malattie, flessibilità, pazienza, sensibilità, altruismo, amore per la famiglia, perfino senso dell’umorismo, ironia e una grande capacità di gioire quando non siamo stressate.

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Ho aperto un quaderno e sulla prima pagina ho incominciato a scrivere un elenco con i nomi di tutte le mie amiche, colleghe, parenti (bisnonne, nonne, mamme, sorelle, cognate, zie, cugine, figlie e nipoti). Accanto a ogni nome ho aggiunto una qualità predominante, poiché nessuna risultava priva di qualche qualità caratterizzante. “Siamo davvero tante- ho pensato. e potremmo formare già un piccolo esercito pronto a marciare insieme, poiché ci vogliamo bene”. É chiaro che le donne hanno sulle spalle pesi molto pesanti e, oltre tutto, di varia natura, ataviche insicurezze e maggiori condizionamenti; è noto, inoltre, che nei periodi di crisi, come in quello attuale, sono le prime a pagare sulla loro pelle tante difficoltà in campo lavorativo, familiare, esistenziale. L’altra metà del cielo, dunque, deve ritrovare forte coesione e tolleranza, altrimenti è destinata ancora a soccombere”.

E con le mie riflessioni semiserie, passo e chiudo, ringraziando ancora Dio per avermi concesso un’altra estate in tempi così duri e difficili per tutta l’Umanità

Giovanna D’Arbitrio

PS: Ecco il mio articolo “Donne e Specchi”: https://www.scenaillustrata.com/pub...

 

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