Che cos’è ? e perché conta ?
Partendo da un’analisi linguistica, il Fair Play Finanziario deriva dall’idioma inglese “Fair play” ossia “gioco leale”. Nasce nei contesti sportivi inglesi per far fronte alle condotte irrispettose adottate neiconfronti dell’avversario. Con il passare del tempo, si è iniziato ad usare sempre di più, nella pratica,
fino a spingere quest’usanza nelle maggiori autorità calcistiche, tra cui la FIFA (Federation Internationale de Football Association), a livello mondiale e la UEFA (Union Of European FootballAssociation), a livello europeo.
Il Fair play finanziario, quindi, è un insieme di regole introdotte dalla UEFA, per garantire la sostenibilità economica de club europei. L’obiettivo principale è impedire, che le società spendano più di quanto incassino, limitando il ricorso a debiti e iniezioni di grosse cifre da parte dei proprietari.
Dal 2022-23 è stato sostituito con il Regolamento Licenze per Club e Sostenibilità Finanziaria.
I club che partecipano a competizioni europee, non possono più spendere liberamente, devono rispettare le scadenze per i debiti con un loro monitoraggio, hanno dei vincoli sulle spese e un tasso di spesa
rispetto ai ricavi. Quindi con queste nuove regole puntano a una gestione più responsabile.
Il Principio chiave è : spendere solo ciò che si incassa. La UEFA pretende che i club non accumulino perdite eccessive, e che onorino stipendi, tasse e fornitori. Il vecchio “break-even rule”, bilanci in pareggio su base triennale, ha lasciato spazio a paletti più precisi : dal limite del 70% dei ricavi calcistici destinato a stipendi e trasferimenti, fino alla soglia massima di 60 milioni di perdite in tre anni.
Come funzionava e cosa è cambiato
In passato il sistema funzionava secondo tre regole principali. La prima era la regola del pareggio del bilancio, che vietava alla società di spendere più di quanto incassavano attraverso biglietti, diritti televisivi e merchandising.
La seconda prevedeva un periodo di monitoraggio triennale, durante il quale il bilancio dei club venivano analizzati su un arco di tre anni per verificare il rispetto dei parametri. Infine, erano previste sanzioni graduate: dalle multe economiche fino all possibilità di esclusione dalle competizioni
europee per i casi più gravi.
Dalla stagione 2022-23 queste norme sono state sostituite da una nuova regolamentazione UEFA, che aggiorna il vecchio FPF introducendo criteri di sostenibilità più moderni e restrittivi.
Questa nuova regolamentazione per la sostenibilità finanziaria, è pensata per rendere i club non solo più virtuosi, ma anche più solidi nel lungo periodo. La regola più incisiva è la cosiddetta Squad Cost Rule : stipendi, trasferimenti e commissioni per gli agenti non possono superare il 70 per cento dei ricavi annuali.
Accanto a questa è arrivata la Football Earnings Rule, che limita a 60 milioni di euro le perdite consentite in tre anni, cifra che può salire a 90 milioni solo se il proprietario copre di tasca propria. Le società devono rispettare le scadenze trimestrali per i pagamenti e non possono avere debiti scaduti,
i controlli sono più frequenti e le sanzioni scattano quasi in modo automatico, con ammende, restrizioni sul mercato, e nei casi più gravi, l’esclusione dalle competizioni UEFA.
Investimenti nel settore giovanile, nel calcio femminile e negli stadi di proprietà non sono inclusi nelle spese.
È un cambio di rotta che segna il passaggio da un semplice pareggio di bilancio a una vera e propria politica di sostenibilità, pensata per proteggere il futuro del calcio europeo e premiare i club capaci di pianificare con responsabilità.
Chi ha già pagato il prezzo
Le sanzioni non sono più un’ipotesi. Inter, Milan e Roma hanno firmato accordi di “settlement” per evitare squalifiche europee. In passato Manchester City, Manchester United e PSG hanno fatto registrare la spesa netta di trasferimento peggiore negli ultimi dieci anni senza mai riuscire a vincere il
trofeo a cui tutti ambiscono: la Champions League. Nel 2022, tutte le big erano in profondo rosso, sono il Bayern Monaco è stato l’unico club tra le otto squadre vincitrici dei principali campionati (inglese, spagnolo, italiano, portoghese, olandese, e turco) a chiudere la stagione in attivo.
Nella scorsa stagione la UEFA ha inflitto ammende a Juventus, Roma e diversi club francesi e turchi per irregolarità nei conti post-pandemia.
Le sfide del presente : panoramica italiana
Attualmente, la Juventus è l’unica squadra italiana con problemi significativi legali al FPF.Negli ultimi due bilanci ha registrato perdite per un totale di 323 milioni di euro, ben oltre i limiti consentiti dal FPF.
L’amministratore delegato, Comolli, ha dichiarato che la Juventus presenterà un bilancio con 400 milioni di perdite entro giugno 2026, indicando una grave violazione delle regole finanziarie europee.
La Roma, ha ricevuto una multa di 3 milioni di euro dalla UEFA per aver leggermente superato l’obiettivo intermedio del FPF nell’esercizio finanziario 2023-24. Il club sta cercando di rientrare nei parametri attraverso cessioni strategiche ( Abraham al Besiktas ),ma dovrà realizzare circa 90 milioni
di euro in plusvalenze entro giugno 2026. Attualmente, la cessione di un giocatore di valore, come Manu Koné, è considerata una delle opzioni per raggiungere questo obiettivo.
Inter e Milan sono in regola. Entrambe le squadre milanesi hanno rispettati i parametri stabiliti nei loro accordi con la UEFA e non hanno ricevuto sanzioni. Tutte e due continuano a seguire i piani di risanamento finanziario previsti, mantenendo i bilanci sotto controllo.
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