Un racconto reale che diventa cinema
Il regista, che ha attinto alla propria esperienza personale, costruisce un thriller psicologico intenso e intimo. La vicenda segue Matteo (interpretato da Francesco Isasca), giovane universitario la cui vita viene sconvolta da una tragedia familiare proprio durante il lockdown. Accanto a lui, un padre segnato dal dolore (Maurizio Mattioli), e una madre fragile e dolce (Roberta Garzia), figure che incarnano la difficoltà di tenere unita una famiglia quando tutto sembra crollare.
Il film alterna momenti di quotidianità sospesa a passaggi drammatici, restituendo allo spettatore la stessa sensazione di incertezza e vulnerabilità che abbiamo vissuto durante quei mesi.
Personalmente, mi ha colpito la capacità del regista di riportarmi indietro a quel periodo, evocando emozioni autentiche e, a tratti, difficili da rivivere.
All’ anteprima e conferenza stampa erano presenti tutti gli attori principali, ad eccezione di Francesco Isasca e Maurizio Mattioli. Sul palco, il resto del cast ha condiviso riflessioni sul lavoro fatto insieme a Bosco, sottolineando come la sceneggiatura abbia richiesto un forte coinvolgimento emotivo.
Roberta Garcia ha dichiarato : “Interpretare Paola è stato un viaggio emotivo difficile : durante il lockdown tutti ci siamo sentiti fragili, e portare quella fragilità sullo schermo è stat una sfida che mi ha toccato profondamente”.
Per quest’ultima è stata che la prima volta nella sua carriera ad aver interpretato un ruolo così drammatico e, sapendo che la trama del film è basata su una storia vera, con la persona che ha vissuto quella situazione, proprio lì presente, nonché il regista, è stato ancora più toccante.
L’atmosfera della conferenza stampa è stata partecipe e sincera: gli attori hanno raccontato di essersi trovati a rivivere, anche a livello personale, la complessità di quei giorni.
Come hanno dichiarato durante le riprese del film sono stati un cast molto unito e, nonostante la drammaticità della trama, si sono molto divertiti sul set.
Fin qui tutto bene? è un film che non lascia indifferenti: mette in scena la fragilità, la colpa, ma anche la resilienza. La regia è sobria e diretta, accompagnata da una colonna sonora originale che segue l’evoluzione emotiva del protagonista, partendo da toni più leggeri fino a sfumature sempre più cupe.
La fotografia dei Castelli Romani, dove la storia si svolge, precisamente a Lariano, paese in cui vive la produttrice del film, Jessica Botti, contribuisce a dare autenticità radicamento territoriale alla vicenda, rendendo la narrazione vicina e credibile.
Cosimo Bosco firma un’opera coraggiosa, capace di fondere memoria personale e riflessione collettiva. È un film che consiglio non solo a chi ama i thriller psicologici, ma a chiunque senta il bisogno di fare i conti con il passato recente e con le ferite che la pandemia ha lasciato.