Mentre imperversano mancanza di rispetto per l’ambiente, inquinamento e i disastri climatici che mettono a rischio la vita sul pianeta Terra, il1 settembre 2025 è stata celebrata La Giornata Mondiale di Preghiera per la Cura del Creato, un ennesimo tentativo di sensibilizzare l’opinione pubblica su un grave problema già evidenziato da altre iniziative, come la Giornata Mondiale dell’Ambiente (5 giugno), la Giornata della Terra (22 aprile) e la Giornata Mondiale della Biodiversità (22 maggio) e così via.
In tale occasione ci è sembrato giusto ricordare William Wordsworth, il grande poeta inglese che amò la Natura e che, insieme al suo amico Samuel Taylor Coleridge, pubblicò le Lyrical Ballads nel 1798, primo manifesto del romanticismo britannico, nonché del naturismo ispirato dalle idee del Rousseau e dal neoplatonismo.
Decisamente innovativa la sua poesia centrata su storie di personaggi umili e temi della vita quotidiana, narrati con un linguaggio semplice e immediato. Wordsworth, Coleridge e Southey, affascinati dalla cornice paesaggistica del Distretto dei Laghi, furono denominati Lake Poets e considerati iniziatori del cosiddetto romanticismo etico (1798 – 1832) della prima generazione, mentre alla seconda appartennero George Gordon Byron, Percy Bysshe Shelley e John Keats.
Wordsworth nacque nel 1770 nel Lake District e studiò al St John’s College di Cambridge. Nel 1790 andò in Francia dove si entusiasmò per le idee democratiche della Rivoluzione e s’innamorò di Annette Vallon, dalla quale ebbe una figlia, Caroline. La brutalità del Regime del Terrore e successivamente le mire imperialistiche di Napoleone, tuttavia, lo delusero a tal punto che lasciò la Francia e ritornò in Inghilterra. Ripudiò per sempre gli ideali rivoluzionari e si spostò in seguito su posizioni sempre più conservatrici, anche se continuò a mostrare pietà e sentimenti umanitari verso i poveri. Nel 1799 sposò Sarah Hutchinson, dalla quale ebbe 5 figli. Tornato alla fine nel suo amato Lake District, con la sua famiglia e la sorella Dorothy, sua valida collaboratrice, negli anni che seguirono scrisse le opere migliori e il suo capolavoro The Prelude.
Due sono le poesie di Wordsworth che esprimono in modo semplice e chiaro non solo le idee romantiche, ma anche il naturismo di forte impronta neoplatonica e immanentistica: The Rainbow (L’Arcobaleno), The Daffodils (I Narcisi), versi meravigliosi sgorgati dall’ammirazione per i suggestivi spettacoli naturali offerti dal Lake District, dove egli era nato nel 1770 (Cockermouth) e dove trascorse la maggior parte della sua lunga vita.

- The daffodils
Tutta la sua poesia appare pervasa dall’amore per la Natura che con il suo magico richiamo lo attira, l’affascina, lo induce alla riflessione, donandogli preziosi insegnamenti. Sotto l’influsso delle idee del Rousseau e della filosofia neoplatonica, arricchite dalle sue personali esperienze, elabora una visione panteistica in cui “la presenza divina” è qualcosa di immanente e visibile nel creato.
Secondo lui, è proprio questa grande, divina forza del mondo naturale che fa progredire l’Uomo attraverso i tre stadi della vita: l’infanzia, la gioventù, la vecchiaia. L’infanzia è la fase più importante, poiché in essa l’innocenza e la “reminiscenza” di una dimensione soprannaturale prenatale, consentono di intuire senza sforzo le armoniose leggi della natura. Le positive emozioni sperimentate in tenera età, preservate poi dalla memoria, aiuteranno l’essere umano a crescere e a progredire spiritualmente nelle fasi successive: “il bambino è padre dell’uomo”, dunque, per questi motivi. E anche il poeta, dotato di grande sensibilità, riesce a comporre spontanei versi attingendo al prezioso tesoro delle emozioni “recollected in tranquillity”, ricordate in tranquillità, cioè prima assimilate dalla memoria e poi rielaborate e riscoperte dall’anima in un momento di pace.

- lyrical_ballads.
Nei versi di “The Rainbow” Wordsworth descrive ciò che prova di fronte ad un meraviglioso arcobaleno: egli sente balzare il cuore in petto a quella vista, si ricorda poi che provò la stessa intensa gioia da bambino e si augura che ciò possa ripetersi sempre per tutta la vita, altrimenti meglio sarebbe per lui morire. Quindi così scrive:
My heart leaps up
When I behold
A rainbow in the sky:
So was it when my life began,
So it is now I am a man,
So be it when I shall grow old
Or let it die!
The Child is father of the Man....
Le “emozioni ricordate in tranquillità” ritornano nella significativa poesia The Daffodils, in cui i narcisi, come gioiosi esseri viventi, danzano nella brezza sotto il sole, lungo le sponde di una baia:
Along the margin of a bay,
Ten thousand saw I at a glance,
Tossing their heads in sprightly dance...
Il poeta li ammira, ma non si rende subito conto dell’arricchimento spirituale che la Natura felice gli sta donando. Sarà soltanto dopo, mentre riposa tranquillo nel suo letto, che quei gioiosi fiori ritorneranno alla vista del suo “occhio interiore”, nella pace beata della solitudine. Allora il suo cuore si riempirà di gioia e danzerà con i narcisi:
For oft, when on my couch I lie,
In vacant or pensive mood,
They flash upon that inward eye
Which is the bliss of solitude.
And my heart fills with pleasure,
And dances with the daffodils.
Versi stupendi che ci invitano ad amare la Natura e a scoprire in essa una misteriosa, “divina” presenza che dona serenità e armonia. In quei luoghi, in effetti, tra dirupi e laghi del Cumberland, fanciullo infelice, con lunghe passeggiate a contatto con la natura, placò le angosce causate dei primi tristi eventi della vita, come la perdita di entrambi i genitori e le difficoltà finanziarie che ne seguirono. Chiuso e ribelle, egli stesso affermò che la Natura “lo iniziò alla vita”, aiutandolo ad uscire da una profonda tristezza.
E la vita continuò ad infliggergli prove dolorose, come la morte del fratello (annegato in mare) e di due figli, Thomas e Catherine, la grave paralisi della cara Dorothy, nello stesso tempo tuttavia essa gli regalò fama, ricchezza e onori fino alla morte, avvenuta nel 1850, all’età di 80 anni.
Giovanna D’Arbitrio