Non ci sono novità da proporre, in quasi nessuna rete TV.
Dalla RAI , a MEDIASET, fino alla SETTE, al NOVE e così via.
Qualche esempio?
“L’eredità” che ha avuto un grande successo per anni, riproposta ultimamente, ha ottenuto scarsi successi, fino alla sua chiusura. La sua sostituzione preserale con “ L’ultima catena” è forse l’unica scelta positiva, vista la dinamica dei giochi, la varietà delle sfide che ancora coinvolgono gli spettatori, ma in una fascia oraria poco frequentato dai più.
Le fiction, grazie all’arrivo inaspettato delle soap-opere turche, di grande impatto per qualità, attori e trame le più variegate, rappresentano un grande successo della rete Mediaset che, comunque, abbondando nel numero con continue interruzioni, genera, nei telespettatori un po’ di disagio, se non, confusione.
Le trasmissioni politiche sono abbastanza seguite dai vari elettori, anche se, nel periodo estivo, vengono ridotte e limitate.
I quiz, come già detto, sono in generale ripresi da vecchi copioni e finiscono col divenire ripetitivi e scontati.
Certamente, d’estate, cambiano molte cose e si trascorre meno tempo davanti ad uno schermo ma, la mancanza di “qualità” si fa sentire, comunque.
Alla RAI, molti noti presentatori hanno preferito cambiare rete; Mediaset ha mantenuto quasi tutti i suoi “addetti ai lavori” e, purtroppo, le scelte effettuate non sono sempre state positive.
Anche i film proiettati sono obsoleti e non sempre di successo e, specie di sera, la scelta di un programma diventa impossibile e si finisce per rinunciare.
Probabilmente, come avvenuto per il cinema e per il teatro, anche la TV sta perdendo colpi.
Unico successo indiscusso è rappresentato dalle trasmissioni sportive, specie in diretta, che non conoscono crisi.
A nostro parere, come già detto, mancano autori validi e nuovi elementi da proporre; un vuoto di cultura e di inventiva sta prevalendo sui media, mentre programmi trash come “Temptation island” e “Avanti un altro” tengono attualmente banco, forse per voglia di distrazione e di effimero, specchio di un Paese in continua crisi culturale ed esistenziale.
Ma fino a quando?