“Quando si parla di baby gang e criminalità si mettono in evidenza solo gli effetti, mai le "cause" e mi dispiace francamente che si restringa il fenomeno solo a Napoli, quando le periferie "scoppiano" sia a livello nazionale che internazionale: a Londra, Parigi, New York ad esempio esiste già da molti anni e anche in tante città italiane di cui non si parla mai.
Purtroppo, viviamo in un’epoca in cui denaro e potere predominano insieme ad egoismo, corruzione e violenza. "Istruzione, Formazione, Lavoro" potrebbero rappresentare i mezzi per aiutare i ragazzi dei quartieri a rischio e ridurre anche la criminalità. Non si parla mai, inoltre, di dispersione scolastica, né dei cosiddetti "svantaggiati" per estrazione sociale che esistono anche nelle scuole dei quartieri più ricchi, né di tanti ragazzi dell’alta borghesia che soffrono di disagi psichici. Ho insegnato sia nella difficile zona di Secondigliano che nel quartiere Posillipo e quindi posso testimoniarlo.
Purtroppo, è in crisi la Scuola Statale alla quale tante inutili riforme, apportate da tutti i governi, hanno imposto solo tagli sui costi con verticalizzazioni del personale e accorpamenti, fino ad arrivare agli Istituti Comprensivi dove i più deboli si perdono e portatori di handicap vengono trascurati. Chi può oggi iscrive i figli alle scuole private e così quelle statali rischiano di diventare dei ghetti. Il diritto allo studio spesso nella realtà non viene rispettato.
Cosa manca dunque nei quartieri a rischio? A questa domanda risponde con un significativo articolo Antonella Di Nocera, insegnante, produttrice cinematografica, nonché un tempo assessore comunale a Cultura e Turismo di Napoli, dirigente dell’Associazione Arci Movie di Ponticelli, un progetto integrato tra scuola, cultura e cinema che ha suscitato interesse perfino a livello internazionale (tra i sostenitori anche il grande regista britannico Ken Loach).
Nell’articolo ella sottolinea la mancanza di rispetto verso i “diritti di cittadinanza”: innanzitutto la Scuola Statale per l’appunto, e poi lo sport, le biblioteche, il trasporto pubblico, gli ambulatori. La Scuola dovrebbe essere “a tempo pieno”, proprio come in tante regioni del centro e del nord Italia. Una scuola con mensa, giardini, biblioteca, palestre e laboratori sempre aperti. Il divario nord-sud in questo paese comincia negli asili nido, nelle scuole dell’infanzia. Le esperienze positive in effetti sono poche a Napoli: le solite eccezioni sono demandate alla buona volontà di qualcuno. In crisi anche l’attivismo che un tempo era capace di immergersi nei quartieri a rischio e capirne i problemi. Antonella Di Nocera si chiede ancora a che cosa possano servire le tante chiacchiere sui progetti per i “minori a rischio” se su di essi si costruiscono carriere burocratiche, mentre gli interventi dello Stato diventano solo reazioni ai fatti che avvengono
Nel concludere la sua analisi ella afferma che “è nato un mondo nuovo in questi ultimi anni, un mondo che non ci aspettavamo e che ci ha colto di sorpresa. Cresciuti con i cellulari come protesi, i nostri ragazzi è come se vivessero più di quanto, nell’epoca non digitale, si poteva vivere nel medesimo tempo. Nella vita riflessa in uno schermo dove si può vedere il male a ogni istante, si diventa più vecchi e più cinici; tutti, vittime e carnefici. C’è qualcosa che somiglia a una sorta di “assuefazione alla morte” in queste generazioni digitali. E dunque, pensiamoci, e guardiamoli, tutti, questi ragazzi. Non ci accade forse di restare sbalorditi per la loro indifferenza di fronte a episodi gravissimi, come il suicidio del genitore di un compagno di classe, o una lite furibonda tra compagni, come se in fondo, a questo e altro gli occhi e il cuore fossero già abituati. Insomma, il male è già vissuto, sotto la pelle. Ma se alzano lo sguardo, e ci vedi l’anima, eccola lì: quanta inaudita fragilità”.
La sottoscritta alla fine si chiede, non per polemizzare, ma per far luce sulla realtà dei fatti: “Possiamo dunque affermare che tutto ciò accada solo a Napoli?!”. Purtroppo, i gravi problemi della società attuale si ripercuotono sui giovani: perdita di valori, violenza, effetti del consumismo, incomunicabilità, la crisi della famiglia, la minor attenzione dei genitori verso i figli, diffuso senso di insicurezza ed instabilità, emarginazione, povertà, problemi legati ai flussi migratori, intolleranza, razzismo e così via. L’omologazione dei comportamenti e delle mode in particolare ci colpisce, un’omologazione ormai globalizzata che bombarda i giovani con lo stesso genere di messaggi, di programmi Tv uguali in tutti i paesi, come quiz e reality show, che impongono l’imitazione di falsi miti, modelli superficiali ed inconsistenti oppure deleteri e distruttivi.
Per lo spagnolo Antonio Garcia Correa, professore di psicologia educativa, autore del libro “Una Classe Pacificata”, il fenomeno è dovuto ad una sorta di “analfabetismo emozionale”, una mancanza di educazione ai sentimenti elevati e ai comportamenti civili. I sistemi educativi, insomma, dovrebbero coltivare nei giovani il rispetto di sé stessi e degli altri, l’onestà, il senso civico, la solidarietà, la compassione, la gentilezza, la tolleranza. E come potremo educare le nuove generazioni a tutto ciò senza un’evoluzione positiva della società a livello etico e spirituale?”
Mi sembra giusto aggiungere che dopo pandemia e guerre ancora in corso, conseguenziali crisi economiche e quant’altro, i problemi dei giovani non sono certo diminuiti. Parliamo di violenza giovanile, ma che esempi sta dando loro l’attuale società?!
Ecco l’articolo che scrissi anni fa su Scena Illustrata includente ulteriori informazioni: https://www.scenaillustrata.com/pub...
Giovanna D’Arbitrio