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RICCARDO III da William Shakespeare

TEATRO QUIRINO
giovedì 18 maggio 2023 di Patrizia Cantatore

Argomenti: Teatro


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Una produzione Teatro Stabile di Torino-Teatro Nazionale/Teatro Stabile di Bolzano/ERT – Teatro Nazionale al Teatro Quirino di Roma dal 16 al 21 maggio 2023

Ieri sera è andato in scena al Teatro Quirino di Roma, una delle prime opere e tra le più amate di Shakespeare, Riccardo III, che porta in scena uno dei personaggi più malvagi, manipolatori e violenti che il bardo abbia mai rappresentato.

La versione dell’opera diretta dall’affermata regista ungherese Kriszta Székely con l’adattamento del testo di Armin Szabó-Székely, restituisce un dramma calato in una dimensione contemporanea, con un linguaggio che nell’adattamento riesce a fondere il basso con l’alto, attraverso parole che stregano, manipolano e sgomentano ma riescono a collocare la storia in un contesto qualsiasi di uno stato del mondo. Il racconto è universale, la trama racconta l’ascesa di un qualsiasi tiranno, uno di quelli così familiari a tutte le generazioni e a tutte le epoche, mostrandoci come oggi, attraverso la falsificazione delle notizie, la volgarità dei talk-show, il bombardamento mediatico apparentemente incontrollato, la gogna nei social, un uomo riesca a convincere un popolo e il suo entourage, riesca a trasformare la menzogna, l’inganno in una credenza, d’altronde senza fede, sottolinea lui stesso, il potere è perduto, non esiste.

L’adattamento all’era digitale avvicina la scena alla platea e ci svela così i pericoli che incombono sulla nostra società, sulla politica che crediamo grandiosa e inarrivabile ed invece è nei fatti volgare e tutt’altro che elevata, soprattutto quando è affidata a personaggi ambigui che sono intimamente votati al male e alla brama di potere.

Ed è proprio la seduzione del male ad incantare sia i personaggi che gravitano attorno al tiranno che per svariati interessi lo assecondano, sia lo spettatore che resta abbagliato dall’oscurità senza riuscire a condannarlo, soprattutto durante la sua ascesa, quando sembra che nulla possa ostacolare il suo piano. L’accattivante e ipnotico Paolo Pierobon, ci getta in faccia l’ombra del protagonista e la sua oscurità alla massima potenza, le azioni dettate da essa, la sfrontatezza, il modo plateale con cui raggira e tradisce gli altri, le manipolazioni orchestrate per piegare la volontà altrui, l’assoluta mancanza di empatia verso le sue vittime, che siano uomini, donne o bambini.

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Foto Luigi De Palma

Riccardo non ha pietà che non di sé stesso, non giustifica che sé stesso, questo tirannico narcisismo rappresenta la massima fascinazione per il pubblico che si riconosce in quell’ “ombra”, che specchia la propria in quell’oscurità, osservandone le azioni ignobili in un silenzio atterrito, apprezzando l’intelligenza, la “furbizia maligna” che in qualche modo ammira, il desiderio di poter arrivare fino in fondo sulla scena come nel sogno del suo riscatto maligno.

Pierobon ci incalza, ci conduce per mano fin dentro la scena, Riccardo è più attuale che mai e ci costringe a comprendere cosa spinge le persone a cadere nelle mani del tiranno, quel desiderio di sfrenatezza, di dissoluzione affascinante che porta a dimenticare gli ideali e il proprio interesse personale per piegarsi ad un leader inadatto al governo e pericoloso, malvagio e indifferente alla verità. È sempre lui che con occhi violenti ed indagatori ci interroga in un monologo egomaniacale; lui a reclamare con arroganza un consenso per l’incoronazione o ad affrontare il dissenso che prevede la morte.

A noi non resta che il consenso, così come accade nella reale dimensione internazionale così complessa, alimentata da rigurgiti nazionalisti, dal razzismo, dalla discriminazione e violenza con il solo intento di confonderci e costringerci ad una ritirata dai nostri diritti.

Uno spettacolo da non perdere, che tiene incollati alla poltrona perché sul palcoscenico c’è rappresentata la nostra realtà e la nostra miseria, atterrisce e assolve al vero compito del Teatro, rivelare le responsabilità, gli obblighi della coscienza, ciò che Riccardo teme e che determineranno la sua caduta. Eppure non sempre la caduta di un tiranno apre la strada ad una nuova era, più spesso chi lo segue non è diverso nella sostanza ma solo nella forma.

Le scene sono semplici ed efficaci, le musiche punk-rock sottolineano con moderna drammaticità il pathos, i video risolvono scene sottolineandone la violenza, uno spettacolo di grande impatto con attori che spesso rappresentano più di un personaggio (nel dramma originale ce ne sono più di quaranta) di grande bravura e capacità: Elisabetta Mazzullo nel ruolo di Elisabetta, Jacopo Venturiero in quello di Buckingham, Marta Pizzigallo nel ruolo della spodestata e profetica Margherita, Lisa Lendaro in quello di una fragile Anna, Matteo Alì è l’ingenuo Hastings, Nicola Pannelli Stanley, senza dimenticare Manuela Kustermann nel ruolo di Cecilia e Francesco Bolo Rossini Edoardo, Stefano Guerrireri Clarence, Alberto Boubakar Malanchino Rivers et altro, Nicola Lorusso Catesby.

 

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