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E il diritto allo studio?
lunedì 5 dicembre 2022 di Giovanna D’Arbitrio

Argomenti: Politica


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A quanto pare il diritto allo studio, sancito dalla nostra Costituzione, viene costantemente attaccato con tagli sempre più massicci sulla Scuola Statale che dovrebbe rappresentare un luogo di cultura, di crescita e di formazione delle nuove generazioni in un paese civile.

In effetti anche l’attuale governo intende realizzare un “dimensionamento delle scuole” innalzando il numero minimo di alunni per istituto che passa dagli attuali 500 a 900 alunni: a quanto pare, ciò significa che verranno eliminate altre 700 scuole in tutta Italia. Con l’innalzamento del parametro minimo saranno a rischio soprattutto le scuole delle isole e delle comunità montane, scuole già in sofferenza perché colpite dalla denatalità e dall’abbandono dei territori e che adesso potrebbero essere costrette a chiudere. Si perpetua dunque l’operazione tagli e accorpamenti iniziato nel 1998/99, operazione incrementata poi con gli “istituti comprensivi”, strutture enormi e difficili da gestire, con migliaia di alunni e decine di plessi sparsi anche in luoghi diversi.

Fusioni e chiusure di istituti accresceranno, inoltre, il disagio per alunni e famiglie, obbligandoli a raggiungere scuole distanti dalla loro abitazione o costringendoli ad accettare pluriclassi di alunni di età diverse e differente grado d’istruzione. E pensare che molte scuole rappresentano l’unico presidio contro la criminalità organizzata in zone critiche del nostro Paese! Purtroppo tali misure faranno crescere il numero degli alunni nelle classi, incidendo sulla qualità della didattica e incrementando la dispersione scolastica nelle zone a rischio dove la povertà renderà ancor più arduo inseguire la scuola “nel centro più vicino”, per cui a molti bambini verrà negato il diritto allo studio.

In un breve excursus dagli anni ’60-’70 ad oggi, ricordiamo che dopo i Decreti Delegati, che almeno nelle intenzioni non introdussero cattive riforme, in seguito i vari governi non hanno mai affrontato i gravi problemi che affliggono la Scuola Statale in Italia. Basta dare uno sguardo ai dati ISTAT e OCSE: analfabetismo ancora non debellato, dispersione scolastica in aumento, decrescente numero diplomati e laureati, insegnanti con gli stipendi più bassi d’Europa, scuole fatiscenti che crollano addosso agli alunni, cervelli in fuga dall’Italia. Pesanti tagli furono apportati in particolare tra il 2008 e il 2012, un vero salasso imposto dalle politiche dell’austerità nascosto dietro i fumogeni della meritocrazia o della riduzione degli sprechi sbandierati dall’ex ministro Gelmini e in seguito anche dal governo Monti in un momento di grave crisi economica. E alla fine degli anni ’90 il ministro della Pubblica Istruzione, Luigi Berlinguer (governo Prodi), cominciò a parlare di Scuola Azienda introducendo riforme che rivoluzionarono la Scuola Statale e applicando ad essa gli stessi criteri imposti alle aziende per ridurre i costi: fusioni, tagli sul personale, aumento della precarietà, flessibilità, mobilità, non stipendi adeguati ma verticalizzazioni del personale. Alla cosiddetta autonomia scolastica con consequenziale supporto economico dello Stato, tra l’altro potevano aspirare solo le scuole statali con 500 alunni, pena l’accorpamento ad altro istituto. E così gradualmente siamo arrivati agli Istituti Comprensivi che consentono un grande riduzione dei costi, essendo complessi scolastici in cui coesistono più gradi di istruzione, quali, ad esempio, scuola materna, elementare e media, con una sola presidenza, un solo consiglio d’istituto, un collegio dei docenti unitario e un esiguo personale ATA.

Dopo il già citato Berlinguer, vari governi hanno di volta in volta nominato nuovi ministri della Pubblica Istruzione (De Mauro, Moratti, Fioroni, Gelmini, Profumo, Carrozza, Giannini, ecc. ecc,) e… naturalmente ognuno ha preteso di cambiare qualcosa. Anche la riforma del governo Renzi, definita la Buona Scuola, può considerarsi più o meno, un’edizione “riveduta e corretta” di quella di Luigi Berlinguer. Ed infine arriviamo ai difficili tempi attuali tra pandemia, guerra in Ucraina e crescente crisi economica: verso la scuola continua a prevalere una visione aziendalistica di riduzione dei costi con accorpamenti di istituti che causeranno un’ulteriore massiccia scomparsa di scuole. Eppure la pandemia nei suoi momenti più critici aveva messo in rilievo i danni apportati da riduzione di costi su scuola, sanità e trasporti! Vale la pena ricordare ancora una volta l’articolo 34 della nostra Costituzione qui di seguito riportato:
“La scuola è aperta a tutti. L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita.
I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso”.

Concludendo, pensiamo che Cultura, Democrazia, Libertà siano senz’altro tappe inscindibili di un percorso verso un livello evolutivo più alto dell’Umanità. Il punto di partenza è senza dubbio la “Cultura” che non è soltanto istruzione, cioè acquisizione di conoscenze in varie discipline, ma anche Educazione che favorisce un processo di crescita umana e spirituale.

Giovanna D’Arbitrio