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Rubrica: SPETTACOLI


IL COLIBRI DI FRANCESCA ARCHIBUGI

Dal libro di Sandro Veronesi al film
domenica 16 ottobre 2022 di Giovanna D’Arbitrio

Argomenti: CINEMA, Film


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Presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma 2022, Il Colibrì, di Francesca Archibugi è tratto dall’omonimo romanzo di Sandro Veronesi, vincitore del Premio Strega 2020.

Il libro di Veronesi, edito dalla Nave di Teseo, viene così presentato: “Il colibrì è tra gli uccelli più piccoli al mondo; ha la capacità di rimanere quasi immobile, a mezz’aria, grazie a un frenetico e rapidissimo battito alare (dai 12 agli 80 battiti al secondo). La sua apparente immobilità è frutto piuttosto di un lavoro vorticoso, che gli consente anche, oltre alla stasi assoluta, prodezze di volo inimmaginabili per altri uccelli come volare all’indietro... Marco Carrera, il protagonista del nuovo romanzo di Sandro Veronesi, è il colibrì. La sua è una vita di perdite e di dolore; il suo passato sembra trascinarlo sempre più a fondo come un mulinello d’acqua. Eppure Marco Carrera non precipita: il suo è un movimento frenetico per rimanere saldo, fermo e, anzi, risalire, capace di straordinarie acrobazie esistenziali. Il colibrì è un romanzo sul dolore e sulla forza struggente della vita, Marco Carrera è - come il Pietro Paladini di "Caos Calmo" - un personaggio talmente vivo e palpitante che è destinato a diventare compagno di viaggio nella vita del lettore. E, intorno a Marco Carrera, Veronesi costruisce un mondo intero, una galleria di personaggi indimenticabili, un’architettura romanzesca perfetta come i meccanismi di un orologio, che si muove tra i primi anni ’70 e il nostro futuro prossimo - nel quale, proprio grazie allo sforzo del colibrì, splenderà l’Uomo Nuovo”. Antonio D’Orrico ha affermato che “Il colibrì andrebbe lanciato nello spazio per far sapere agli extraterrestri come eravamo, come siamo stati, come avremmo voluto essere. Da questo romanzo, pieno di coincidenze e collisioni fatali e maligne, si esce imparando la lezione più difficile, quella di morire restando vivi”. (Corriere della Sera)

Il film si attiene nel complesso alla trama del libro e ci racconta la storia di Marco Carrera (Pierfrancesco Favino),un dottore affermato, che ricorda sua drammatica vita in numerosi flash back: da adolescente ha conosciuto in vacanza Luisa Lattes (Bérénice Bejo), una ragazza francese, ma il loro rapporto si è poi spezzato per la tragica morte della sorella Irene, suicidatasi a 24 anni. Marco accusa il fratello Giacomo (Alessandro Tedeschi) di non aver avuto cura di Irene, ma forse si sente in colpa perché proprio quella sera stava con Luisa. Grande il dolore dei genitori, della madre Letizia (Laura Morante), e del padre, Probo (Sergio Albelli).

Marco e Luisa continueranno a vedersi e a scriversi per molti anni, si incontreranno a Parigi, ma non tradiranno le rispettive famiglie. Per Marco lei resterà sempre la donna della vita, pur avendo sposato Marina (Kasia Smutniak) dalla quale ha avuto la figlia Adele (Benedetta Porcaroli), un matrimonio infelice. Marina frequenta uno psicoterapeuta, Daniele Carradori (Nanni Moretti) ed è proprio lui a cercare di proteggere Marco nelle prove più dure della vita, sostenendolo nei momenti difficili

Sandro Veronesi ha espresso un giudizio positivo sul film affermando quanto segue: “Francesca Archibugi è uno dei pochi registi che sappia raccontare la borghesia con pietà e tenerezza, soprattutto quando si parla di drammi Il film mi è piaciuto. Tanto di cappello a lei, agli attori e agli sceneggiatori che sono stati fedeli al libro, insieme hanno avuto il coraggio di sconvolgere la linea cronologica della narrazione”.

Un bel film supportato da un buon cast, dalla fotografia di Luca Bigazzi, il montaggio di Esmeralda Calabria, le musiche di Battista Lena.

Giovanna D’arbitrio