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LA CRISI DEI PARTITI PROGRESSISTI IN EUROPA

Edgar Morin e Andrea Tarabbia sollecitano riflessioni
giovedì 20 ottobre 2022 di Giovanna D’Arbitrio

Argomenti: Opinioni, riflessioni


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Senz’altro l’attuale momento storico ci appare sempre più drammatico, tra pandemia, guerre, minaccia nucleari, disastri climatici, conseguenziali crisi economiche e quant’altro. Colpisce in particolare la crisi delle socialdemocrazie europee e in genere dei partiti progressisti, mentre avanzano destre estremiste.

Senza dubbio chi crede in valori democratici e libere elezioni accetta l’alternarsi al potere di vari schieramenti politici, ma oggi purtroppo molti si preoccupano che in questi tempi difficili si possa risvegliare la tentazione di ricorrere a governi illiberali, poco rispettosi di pace e libertà, conquistate in Europa con lacrime e sangue attraverso i secoli, fino a realizzare il sogno di un’Europa Unita, un sogno che vorremmo sempre più concretizzare e consolidare.

“I libri sono come calamite- affermava la mia prof. di lettere- talvolta uno ne attira un altro, come per completare un discorso o sollecitare riflessioni”. E in verità spesso ciò mi è accaduto come per due libri, avuti in regalo e di recente letti tutto d’un fiato: 1) “Svegliamoci”, di Edgar Morin; 2) “Continente Bianco”, di Andrea Tarabbia, vincitore del Premio Campiello nel 2019 con “Madrigale senza suono”

Edgar Morin, pseudonimo di Edgar Nahoum (Parigi, 8 luglio 1921),famoso sociologo e filosofo, noto per i suoi numerosi libri le sue teorie sulla complessità e il cosiddetto "pensiero complesso", ha scritto un nuovo pamphlet-manifesto dal titolo “Svegliamoci” (Ed. Memesi), in cui ci invita a riflettere sui pericoli di un mondo in trasformazione e nello stesso tempo ci sollecita ad affrontare le nuove sfide cercando alternative costruttive. Il libro viene cosi presentato: "Non sappiamo che cosa ci sta accadendo, ed è precisamente questo che ci sta accadendo." La celebre frase di José Ortega y Gasset, posta da Edgar Morin a epigrafe di questo pamphlet, vale a maggior ragione per il nostro tempo. La nostra miopia nella comprensione del presente dipende da una crisi del pensiero? O da una sorta di sonnambulismo generalizzato? In questo nuovo saggio, il grande filosofo francese sottolinea la necessità di trovare una bussola per orientarsi nell’oceano dell’incertezza in cui siamo dispersi. Una bussola che ci aiuti a comprendere la storia che stiamo vivendo, dalla marea di estrema destra dilagante in Europa alla crisi economica, fino al degrado ambientale del nostro pianeta. Grazie alle riflessioni del filosofo planetario, incalzati dalle sue domande possiamo tentare di comprendere come il mondo si sta trasformando e accogliere la sfida senza precedenti che siamo chiamati ad affrontare. Dunque... svegliamoci!”. In un’intervista di Nuccio Ordine su Lettura del Corriere, Morin ha espresso liberamente le sue idee: “Vorrei dirlo con chiarezza: non stiamo vivendo soltanto la crisi di una sinistra in rovina, la crisi della democrazia nel mondo intero, la crisi di uno Stato sempre più burocratizzato, la crisi di una società dominata dal denaro, la crisi di un umanesimo sopraffatto da odio e violenza, la crisi di un pianeta devastato, dall’onnipotenza del profitto, la crisi sanitaria scatenata dalle epidemie. Stiamo vivendo, soprattutto, una crisi, più insidiosa, invisibile e radicale: la crisi del pensiero”.

Ed ecco che dopo qualche giorno mi è stato regalato “Continente Bianco”, di Andrea Tarabbia (Ed. Bollati Bordighera) un romanzo che descrive il fascino ancora esercitato su molte persone dalle destre estremiste. Il libro così viene presentato dalla casa editrice Bollati Bordighera: “Venticinque anni, bello come un Cristo e convinto che l’unica via per sopravvivere nel mondo sia un odio esercitato con calma e raziocinio, Marcello Croce è a capo di un movimento di estrema destra che annovera picchiatori, fanatici, ma anche teorici e figure dai tratti quasi metafisici - tutte accomunate dal fatto che, per loro, vivere è come trovarsi in guerra. Grazie anche alla connivenza con certi rappresentanti politici e alla condiscendenza con cui l’opinione pubblica, ormai, guarda a molti fenomeni legati al neofascismo, Croce porta avanti la sua idea di sovversione e, nel frattempo, frequenta Silvia, una donna della borghesia romana con la quale instaura un gioco di potere che li porterà alla perdizione. La vicenda è ricostruita da un narratore misteriosamente attratto da Marcello e curioso di capire che cosa muova coloro che, oggi, credono in un’idea superata e violenta e la vogliono attuare. Ma c’è di più. La storia di Silvia e della sua caduta era già stata raccontata nello splendido romanzo, rimasto allo stato grezzo, che Goffredo Parise scrisse alla fine degli anni Settanta, "L’odore del sangue". "Il Continente bianco" ne riprende temi e motivi, e sposta la vicenda ai giorni nostri, conservando nel rapporto morboso tra Silvia e Marcello la metafora potente del fascino che certe idee hanno esercitato, ed esercitano, sulla borghesia italiana. Andrea Tarabbia, autore di "Madrigale senza suono", scrive un romanzo sul potere, a volte funesto, che abbiamo sugli altri e ci regala un ritratto di un gruppo di persone - e forse di un Paese - che danzano sull’abisso“. Un libro inquietante che in verità lascia un senso di malessere, una caduta verso il basso in cui non c’è nessuna speranza di rivedere la luce.

Più positivo e costruttivo E. Morin che a 101 anni, con grande lucidità, ha invitato i lettori a risvegliare le loro coscienze: per lui le alternative ci sono e bisogna costruirle attraverso un nuovo umanesimo, non sopraffatto da odio, violenza, onnipotenza del profitto e smania di Potere che oggi si serve di pericolose possibilità di controllo elettronico e tecnologico (riconoscimento facciale, sorveglianza attraverso telefonini e internet).“Il vero problema oggi non è aumentare la potenza dell’uomo, ma rafforzare le relazioni umane. Contro il sogno del dominio, si tratta di dominare il dominio. E non si possono creare alternative senza coltivare la solidarietà umana. C’è urgente bisogno di un enorme cantiere. Questo è il cuore della crisi e la crisi è nel cuore dell’umanità. Non dobbiamo più opporre l’universale alla patria. Ma legare le nostre patrie (familiari, regionali, nazionali, europee) e integrarle con la nostra unica patria terrestre”.

Giovanna D’Arbitrio