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IL SENSO DELLE COSE

Tra passato e presente
mercoledì 16 settembre 2026 di Giovanna D’Arbitrio

Argomenti: Opinioni, riflessioni


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Mi son venuti in mente i versi di Dante “Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtude e conoscenza”, mentre ascoltavo vari tg che mostravano un mondo a soqquadro, impazzito, dove tutto è il contrario di tutto, dove tutte le conquiste dell’Umanità, realizzate nei secoli con lacrime e sangue, sembrano svanire travolte da un uragano di irrazionalità e barbarie. E allora ci chiediamo spesso qual sia oggi “il senso delle cose”, il senso sella vita.

Nel corso di numerosi secoli fino ad oggi molti prestigiosi personaggi, attivi in diversi campi dello scibile umano, hanno cercato di dare una risposta a queste domande. Ad esempio, il libro “Il senso delle cose” (Ed- Adelphi) del fisico Richard Feynman afferma che il metodo scientifico è basato sul dubbio e sulla verifica continua e che nel rapporto tra pensiero scientifico, politica e religione, la libertà di dubitare sia fondamentale non solo in laboratorio ma anche nella vita civile. La Curiosità, inoltre, è un altro fattore importante che spinge l’uomo, in particolare lo scienziato, ad esplora i limiti della conoscenza umana. Insomma vale sempre il verso “fatti non foste a viver come bruti” In filosofia e psicologia in genere “il senso delle cose” significa trovare una profonda motivazione all’agire, dare valore alla condizione umana, al fine verso cui tendono le azioni e l’esistenza stessa. Nel libro di Tommaso Campanella “il senso delle cose e della magia” (Ed. Laterza), scaturito da una disputa con Giovan Battista della Porta, il mondo è visto come un organismo vivente (ilozoismo) in cui esistono non solo leggi cosmiche e scientifiche, ma anche legami magici naturali provenienti da Dio, un libro in difesa di scienza, fede e magia, testo condannato dal Sant’Uffizio, causa delle prime persecuzioni subite dall’autore Ci sembra giusto citare anche Roberto Assagioli per il quale il senso della vita va ricercato nella “Psicosintesi” il cui scopo è quello di unificare in una sintesi armonica tutti gli aspetti della personalità umana, fisici, emotivi, mentali e spirituali, sia consci che inconsci, che vanno integrati con il Sé superiore. E per il giornalista e scrittore Tiziano Terzani "Il senso della vita non è trovarlo, è viverlo” nella ricerca della consapevolezza. Dopo una vita passata a viaggiare in Asia come reporter, colpito da un cancro, trasformò la sofferenza in un’opportunità per capire l’essenziale: descrisse la sua esistenza terrena come “un magnifico "giro di giostra", in cui ci si deve trasformare, imparare e soprattutto divertire e godere del dono di vivere . Nel libro “La fine è il mio inizio”, Terzani parlando con il figlio Folco dimostra di saper affrontare la morte con serenità, ponendo la vita in un contesto molto più ampio, universale, in cui la vita è paragonata ad un cerchio dove la fine diventa poi l’inizio di una nuova vita, così come dopo l’inverso c’è la primavera. Tutti i suddetti personaggi ci dimostrano che” la vita ha un senso”, ma ciò che oggi forse non riescono più ad accettare i più anziani come la sottoscritta. cioè la “generazione della ricostruzione “, (nati durante la guerra) e “i boomers” (nati tra il ‘46 e il ‘64) è il ripetersi degli stessi errori ed orrori che continuano ad imperversare nel tempo, anzi sembrano aumentare in un’escalation inarrestabile. In effetti gran parte di tali generazioni ha davvero lottato per un mondo migliore, lavorando con onestà, seguendo i figli e nipoti con amore, con la speranza che potessero vivere in pace, in una società più equa, democratica, libera, rispettosa di diritti umani e civili, beni comuni e quant’altro. Ora siamo delusi, ma continuiamo a lottare e a sperare che l’Umanità possa ritrovare “il senso della vita”.

Forse si guarda troppo in basso, invece di guardare in alto, verso il cielo per ritrovare una connessione cosmica con l’Universo, un nesso tra microcosmo e macrocosmo, come facevano i popoli antichi. La Terra in fondo è solo un piccolo pianeta all’interno della Via Lattea, una galassia dove pare i siano circa 400 miliardi di stelle. Nell’Universo poi sembra che esistano circa 2000 miliardi di galassie, secondo le stime di telescopi più moderni, come Hubble. Un grande mistero ci circonda, dovremmo avere maggior rispetto di fronte a tale immensità. E concludo con una frase di mio nonno Mario che di sera mi invitava ad ammirare il cielo stellato e mi insegnava i nomi delle costellazioni (un tempo non c’erano cellulari e social!): “Giovanna, sono vecchio e presto andrò a vedere cosa c’è oltre le stelle. Senz’altro ci saranno altre meraviglie. Dio è grande!”. Quando studiai il filosofo E. Kant, mi colpì la frase “il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me”, mi commossi e pensai subito a mio nonno che mi aveva insegnato a vivere con il suo esempio, poiché i vecchi, un tempo rispettati e amati per la loro saggezza e conoscenza delle vicende umane, erano considerati come “libri di storia parlanti”.

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