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Le Terme di Traiano, la Città dipinta e il grande Mosaico

Il Museo delle Terme di Traiano al Colle Oppio e le ultime eccezionali scoperte
giovedì 10 settembre 2026 di Patrizia Cantatore

Argomenti: Architettura, Archeologia


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Presentato alla stampa il Museo delle Terme di Traiano che darà accesso sia alla grande esedra del complesso termale al livello superiore, che ai sotterranei di recente scoperta con un affresco e un mosaico straordinario recentemente restaurato.

L’intervento di restauro delle Terme e dei sottostanti ambienti di recente ritrovamento, nell’ambito del programma PNRR - Caput Mundi si è concluso. Le prime indagini iniziate negli anni 90, hanno interessato gli spazi superiori dell’esedra e la galleria sotterranea per migliorare la conservazione, l’accessibilità e la fruizione di questo complesso archeologico sul Colle Oppio con il suo giardino.

Progettate da Apollodoro di Damasco e inaugurate il 22 giugno del 109 d.C. (come riportato sui Fasti Ostiensi), le Terme di Traiano occupavano una superficie di 60.000 mq, l’impianto voluto da Traiano aveva un significato importante, come aveva già fatto Vespasiano, rappresentavano la restituzione alla città di quello che era stata l’appropriazione indebita da parte di Nerone di un grosso settore di Roma con la costruzione della Domus Aurea. Così come Vespasiano e Tito avevano edificato l’Anfiteatro nel luogo del vecchio stagno della Domus neroniana, così Traiano pochi decenni dopo decide di restituire con le Terme un altro pezzo di quel luogo alla città.

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Rispetto alle precedenti (Nerone, Claudio, Agrippa), quelle di Traiano introducono una novità: il cosiddetto impianto "a giardino" scegliendo un orientamento diverso da quello della Domus Aurea (nord-sud), cioè nord-ovest sud-est per meglio sfruttare la capacità climatica nell’utilizzo delle acque termali, sia per riscaldarle che per mantenerle in ombra nei vari ambienti. Le Terme divennero un modello innovativo anche perché oltre al nucleo centrale tradizionale: natatio, frigidarium, tepidarium e calidarium, la sequenza progressiva delle acque riscaldate per la cura del corpo, realizzò il grande triportico con un lato aperto d’accesso monumentale, allo scopo di permettere alle persone di passeggiare, fare attività ginniche, sportive ma anche godere delle attività culturali promosse in quel momento.

L’esedra aveva una disposizione simmetrica sui due lati, quella meglio conservata ha delle caratteristiche particolari, su più piani si nota la presenza di piccole nicchie, di spessore esiguo che non potevano ospitare statue, si è supposto potessero essere armadi contenenti documenti d’archivio o libri, ipotizzando l’idea di una grande Biblioteca pubblica ("mens sana in corpore sano"). I gradoni dovevano accogliere chi partecipava a letture e riunioni pubbliche; conservate anche le tracce di una balconata che consentiva di salire sui due piani. Con il restauro si è prevista la possibilità di utilizzare lo spazio in epoca contemporanea per eventi, conferenze, concerti proprio per far fruire il pubblico di questo spazio.

Al di sotto delle terme la Galleria ha restituito due monumenti del tutto eccezionali, che hanno un orientamento diverso, ma analogo a quello della Domus Aurea, alcuni studiosi ritengono che sia un padiglione parte della domus neroniana, altri ritengono che possano essere leggermente successivi, di epoca Flavia ma pre-traianea. Le fondazioni delle Terme scendono fino al livello di questa galleria e sono visibili sulle pareti laterali, fondazioni in opus cementizio calato direttamente addosso al terreno con le tipiche forme a pilastro. Il complesso delle opere musive doveva essere piuttosto ricco, vista la qualità della lavorazione, gli elementi in travertino sotto il mosaico ci parlano di una struttura particolarmente raffinata anche dal punto di vista architettonico.

L’affresco della Città dipinta è di circa dieci metri quadrati e raffigura, in una suggestiva veduta a volo d’uccello, una città cinta da mura e torri ed edifici rappresentati in prospettiva.

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La decorazione probabilmente, appartenente ad un edificio precedente alla costruzione delle Terme di Traiano (I secolo d.C.), si trova nello spicchio di congiunzione tra due grandi arcate che consentivano l’accesso ad un edificio a tre navate: quella centrale più ampia di dieci metri e quelle laterali di sei, noi vediamo esclusivamente questa facciata con quest’affresco.

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La città è molto bella, straordinariamente conservata nei colori, con due grandi piazze e una cinta muraria tutto intorno, con delle torri particolarmente significative che avevano una sorta di balconata quasi alla sommità che sembra una merlatura. In basso si nota un agglomerato di strutture con nicchie e balconate che danno un’idea di come doveva essere densa la costruzione di questi edifici all’interno delle città romane, caratterizzate da aree pubbliche molto ampie con anche un porticato e delle statue dorate. Troviamo anche il teatro con la tipica forma a semicerchio e il porto, un’area portuale con un ingresso diretto dal mare, che aveva una porta gigantesca con la stessa forma delle mura. Dovevano esserci più città rappresentate sulla facciata di questo edificio, difficile identificare di quale città si tratti, ma possiamo immaginare fosse una delle più importanti dell’antico impero.

Sul lato destro del sotterraneo del museo vediamo poi una parete straordinaria, un mosaico cosiddetto parietale d’incredibile bellezza, il restauro ne ha migliorato la leggibilità e la conservazione grazie a un trattamento biocida preventivo, alla rimozione dei depositi superficiali, al consolidamento e alle necessarie stuccature. Il soggetto è molto interessante, si sviluppa in quattro livelli, i due livelli superiori con una prospettiva di una scaenae frons teatrale (una sorta di quinta scenica teatrale), organizzata con edicole e sporgenze architettoniche veramente sorprendenti, tessere dai colori eccezionali, sia di pietra che di gemme, il blu per esempio sono gemme. Una seconda e terza fascia più bassa, scoperta durante gli scavi condotti per l’intero restauro del complesso, con la prospettiva di una città portuale formata da una serie di edifici probabilmente affacciati sul mare e secondo alcuni, riconducibili al motivo delle cosiddette “ville marittime”.

Secondo il Sovrintendente, sembra la rappresentazione specifica di un determinato porto, con addirittura personaggi sui moli, una barca che si avvicina per scaricare il suo carico. Tutto in una grande prospettiva visibile dal basso con l’ultima fascia, la quarta, appena intravista, fatta di lastre marmoree che costituivano lo zoccolo della decorazione. Al centro della parete che si sviluppa per venti metri e ha una parete perpendicolare di quindici metri, vi è una nicchia al centro di due metri e venti dove probabilmente era alloggiata una statua che avrebbe potuto svelarci l’identità del personaggio principale della scena. Affacciato su questo grande ambiente, è stato trovato anche un ninfeo, che non sarà accessibile in questa fase, si spera possa esserlo con il proseguimento degli scavi.

I personaggi del grande mosaico sono estremamente interessanti: alcuni reali, altri appaiono come riproduzioni scultoree, statue, centauri (nel registro superiore), un ritratto significativo che ricorda il modello statuario di Diomede di Palladio, ma potrebbe anche essere un personaggio eroico come Enea. Il personaggio principale nel registro inferiore ha caratteristiche fisiognomiche straordinarie, sembra un vero e proprio ritratto, gli altri appaiono idealizzati. È ritratto mentre si incorona con un serto che una figura vista di schiena gli porge. Sul lato opposto a questo elemento centrale, con una scala c’è la personificazione della disciplina per la quale s’incorona, non è chiaro se sia l’etica, la lirica, la tragedia o la commedia. Nel registro superiore un altro personaggio iconico è una Musa, riconoscibile dal copricapo, per questo è detto il Mosaico del Poeta e della Musa. (Foto n.4)

Come ha sottolineato il Sovrintendente Claudio Parisi Presicce: «…. siamo sul Colle Oppio, il luogo dove si calarono nel Rinascimento i grandi artisti e umanisti come Pintoricchio, Signorelli, Raffaello stesso, per prendere coscienza di questa produzione della pittura antica e del mosaico, non escludiamo -ci sono dei fori dalla superficie anche in questo tratto del triportico - che si possano essere calati anche in questo luogo. Le grottesche sono riprodotte a Castel Sant’Angelo sono modelli famosi, ma è probabile che anche in questo luogo siano penetrati e abbiano avuto modo di vedere qualcosa. La ricerca va avanti per cercare nell’immensa documentazione di riproduzioni, disegni, sparsi in molte biblioteche e archivi potrebbero esserci qualche elemento di dettaglio dell’affresco o del mosaico che noi abbiamo scoperto ora…»

Una grande scoperta per Roma, con un ritrovamento di eccezionale valore e bellezza, un pezzo di storia antica restituita alla città perché possa diventare anche un punto di aggregazione e cultura.

INFO

Da sabato 12 e domenica 13, la galleria sotterranea e l’esedra saranno aperte al pubblico nei fine settimana, con visite guidate gratuite, in lingua italiana e su prenotazione.

Dal 2 ottobre, le visite si svolgeranno dal venerdì alla domenica. Per ciascuna giornata sono previsti sei turni, alle ore 10.00, 11.00, 12.00, 13.00, 14.00 e 15.00 per un massimo di 15 partecipanti per fascia oraria. Prenotazione consigliata allo 060608.

 

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