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Rubrica: COSTUME E SOCIETA’

LA FESTA PIU LUNGA

Considerazioni sul prossimo Natale
venerdì 17 novembre 2023

Argomenti: Opinioni, riflessioni

La festa pi¨ lunga Dal 24 dicembre al 6 gennaio, dalla vigilia di Natale all’Epifania si celebra la pi¨ lunga festa del mondo occidentale, una rivisitazione di antiche consuetudini pagane, che il cristianesimo ha vivificato attribuendole un diverso significato.

Un miscuglio inestricabile di glorificazione di spirito e materia, che trova la sua apoteosi nello scambio di regali, amplificato dalla nostra societÓ consumistica e negli eccessi alimentari, esemplari di una civiltÓ crapulona ed ipercolesterolemica. Le date ed i simboli hanno tutti un punto di riferimento in vecchie tradizioni: il giorno del Natale, i re magi, la consuetudine del presepe e dell’albero, le figure di Babbo Natale e della Befana.

I Romani nel III secolo introducono il 25 dicembre la festa del Dies Natalis Solis Invicti, mentre la Chiesa sceglierÓ lo stesso giorno per celebrare la nascita di Cristo nel secolo successivo.

Il presepe sorge per un’idea di San Francesco nel 1223, il quale fissa attorno alla grotta la rappresentazione della NativitÓ ed avrÓ una consacrazione artistica grazie ad Arnolfo di Cambio che ne scolpisce uno nel 1290; pi¨ tarda l’abitudine dell’albero, che nata in Germania comincerÓ a diffondersi a partire dal XVII secolo, anche se in veritÓ giÓ i Celti erano soliti legare piccoli doni ai rami degli alberi. I re magi personificano l’usanza del donare, come Babbo Natale, il cui precursore Ŕ il vescovo San Nicola di Mira, mentre la Befana raffigura la natura alla fine di un ciclo e riprende in chiave cristiana i compiti della dea Strenia, da cui deriva il termine strenna.

I dodici giorni delle festivitÓ natalizie costituiscono una vera e propria maratona cerimoniale alla quale tutti, credenti e miscredenti, volenti o nolenti, sono costretti a partecipare, ignari di ripetere pedissequamente una tradizione pagana che simboleggiava il trionfo del sole sull’oscuritÓ, mentre oggi si celebra un dio che venne a portare la luce in un mondo avvolto dalle tenebre del peccato.

Preparare il presepe o l’albero, scambiarsi regali, osservare un pranzo particolare, magro prima, seguito da una colossale abbuffata, sparare dei botti a Capodanno per uccidere l’anno vecchio, mentre una volta si cacciavano gli spiriti maligni, fa parte di una recita collettiva alla quale non si pu˛ non partecipare.

Tra Natale e l’Epifania giganteggia il rito di festeggiare il Capodanno, illuminato dalla luce dei fuochi per indicare il cammino al passaggio del nuovo anno. E nel frattempo si mangiano lenticchie (simbolo di abbondanza dal tempo dei Romani) e bisogna indossare qualcosa di rosso, soprattutto le donne, che colgono l’occasione per sfoggiare lingerie nuova e sexy. Si cerca di interrogare il futuro e si fanno promesse di cambiare in meglio. Nei veglioni scorrono fiumi di champagne alla ricerca di una notte indimenticabile consacrata al divertimento folle, memori degli antichi riti dionisiaci, percorsi da una incontenibile frenesia sessuale.

E se il commercio spera che la girandola dei regali metta di nuovo in moto l’economia boccheggiante, tutti noi speriamo in una briciola di felicitÓ, anche se veniamo distratti tra celebrazioni religiose e santificazioni dello shopping, desideri e doveri, esigenze dello spirito e richiami della carne, in un’interm . Un miscuglio inestricabile di glorificazione di spirito e materia, che trova la sua apoteosi nello scambio di regali, amplificato dalla nostra societÓ consumistica e negli eccessi alimentari, esemplari di una civiltÓ crapulona ed ipercolesterolemica.

Le date ed i simboli hanno tutti un punto di riferimento in vecchie tradizioni: il giorno del Natale, i re magi, la consuetudine del presepe e dell’albero, le figure di Babbo Natale e della Befana. I Romani nel III secolo introducono il 25 dicembre la festa del Dies Natalis Solis Invicti, mentre la Chiesa sceglierÓ lo stesso giorno per celebrare la nascita di Cristo nel secolo successivo.

Il presepe sorge per un’idea di San Francesco nel 1223, il quale fissa attorno alla grotta la rappresentazione della NativitÓ ed avrÓ una consacrazione artistica grazie ad Arnolfo di Cambio che ne scolpisce uno nel 1290; pi¨ tarda l’abitudine dell’albero, che nata in Germania comincerÓ a diffondersi a partire dal XVII secolo, anche se in veritÓ giÓ i Celti erano soliti legare piccoli doni ai rami degli alberi. I re magi personificano l’usanza del donare, come Babbo Natale, il cui precursore Ŕ il vescovo San Nicola di Mira, mentre la Befana raffigura la natura alla fine di un ciclo e riprende in chiave cristiana i compiti della dea Strenia, da cui deriva il termine strenna. I dodici giorni delle festivitÓ natalizie costituiscono una vera e propria maratona cerimoniale alla quale tutti, credenti e miscredenti, volenti o nolenti, sono costretti a partecipare, ignari di ripetere pedissequamente una tradizione pagana che simboleggiava il trionfo del sole sull’oscuritÓ, mentre oggi si celebra un dio che venne a portare la luce in un mondo avvolto dalle tenebre del peccato.

Preparare il presepe o l’albero, scambiarsi regali, osservare un pranzo particolare, magro prima, seguito da una colossale abbuffata, sparare dei botti a Capodanno per uccidere l’anno vecchio, mentre una volta si cacciavano gli spiriti maligni, fa parte di una recita collettiva alla quale non si pu˛ non partecipare.

Tra Natale e l’Epifania giganteggia il rito di festeggiare il Capodanno, illuminato dalla luce dei fuochi per indicare il cammino al passaggio del nuovo anno. E nel frattempo si mangiano lenticchie (simbolo di abbondanza dal tempo dei Romani) e bisogna indossare qualcosa di rosso, soprattutto le donne, che colgono l’occasione per sfoggiare lingerie nuova e sexy. Si cerca di interrogare il futuro e si fanno promesse di cambiare in meglio. Nei veglioni scorrono fiumi di champagne alla ricerca di una notte indimenticabile consacrata al divertimento folle, memori degli antichi riti dionisiaci, percorsi da una incontenibile frenesia sessuale.

E se il commercio spera che la girandola dei regali metta di nuovo in moto l’economia boccheggiante, tutti noi speriamo in una briciola di felicitÓ, anche se veniamo distratti tra celebrazioni religiose e santificazioni dello shopping, desideri e doveri, esigenze dello spirito e richiami della carne, in un interminabile corsa cui Ŕ difficile rinunciare.



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