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GLOBALIZZAZIONE E QUALITÀ DEI RAPPORTI SUL LAVORO

Alcune considerazioni maturate con una lunga esperienza nel management aziendale.
martedì 8 giugno 2010 di Lino Filippo Ciceri
Sembra che da qualche tempo il modo di lavorare nelle nostre aziende stia cambiando. In molte imprese, anche in quelle che fino ad alcuni anni or sono erano molto attente allo sviluppo del proprio personale, ci sarebbe ora minore attenzione alla formazione professionale ed in genere una minore qualità nei rapporti umani. Non sono a conoscenza di studi estesi ed approfonditi in merito. Tuttavia, colleghi operanti in aziende grandi e medie mi confermano, da nord e da sud, che in questi ultimi (...)


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GLOBALIZZAZIONE E QUALITÀ DEI RAPPORTI SUL LAVORO

venerdì 11 giugno 2010

DIGNITA’ – Il prof. Ciceri mi ha chiesto di inserire la sua risposta e il commento di un suo amico. Eccoli: "Sul piano dei singoli comportamenti mi trovo pienamente d’accordo con il suo commento. Finanzieri ed imprenditori senza scrupoli hanno fatto perdere il lavoro ad almeno 35-40 milioni di lavoratori, mettendo in difficoltà anche figli, mogli e mariti e spesso genitori anziani: 150-200 milioni di persone nei vari continenti? La dignità si è nascosta nelle persone singole, quasi scomparsa da un sistema che ha lasciato mano troppo libera all’egoismo esponenziale di pochi. Il mio punto è proprio qui, sulla carenza d’intelligenza di sistema che molti stanno pagando, ad esempio, con condizioni di lavoro più dure. Nella conclusione dell’articolo, sarei sicuramente stato più chiaro se avessi precisato che la "dignità" deve essere conquistata anche e soprattutto a livello sistema, come comunità. In assenza di scelte di sviluppo intese al bene comune, non rimane che la virtù dei singoli. Meglio di niente, senza dubbio. Tuttavia, decisamente insufficiente se si vuole realmente far crescere la qualità dell’esistenza e la dignità di ognuno. Quali individui siamo fondamentali, ma la società che sappiamo creare, o rifiutare, non è poi determinante per ognuno di noi?Un amico mi ha risposto all’articolo con un commento. Se lo desidera, può eventualmente farlo inserire su Scena Illustrata". L.F. Ciceri -
Ecco il commento dell’ amico, F. Agnesi:
"Ho letto l’articolo le cui tesi condivido. Io penso, in ogni modo, che IL PROBLEMA, non da oggi, ma almeno da trenta anni, per noi sia la mancanza di fiducia per questo paese, come del resto tu metti in evidenza. Ma ciò è stato causato non solo dai politici (sempre accusati e che non sono altro che un campione rappresentativo della nostra società e del nostro malcostume), ma anche dai singoli cittadini nel loro comportamento individuale e collettivo (basti pensare, per questo secondo aspetto, al referendum che ha ucciso una capacità industriale nel nucleare ben avviata). E pensiamo alla chimica, distrutta da scandali e incapacità strategiche. Ancora prima, pensiamo alla Olivetti, alla Falck, alla BPD, etc Per quanto riguarda la ricerca, non è solo quanto si stanzi per la stessa, ma il modo in cui si opera. Ho seguito, dal punto di vista finanziario, le attività di ricerca del Gruppo per il quale lavoravo: My God! Mi sembrava una agenzia turistica, più che un centro di ricerca, considerati i risultati, i costi, la reperibilità dei "ricercatori", sempre in giro per il mondo per congressi (ad ascoltare, quasi mai a presentare relazioni). E i "ricercatori" del CNR, dell’Enea, e istituti vari non erano meglio. L’etichetta di "ricercatori" mi sembra quasi pari a quella che si auto-attribuiscono "intellettuali", "filosofi", "economisti", per il solo fatto di avere, forse, una laurea in qualche cosa. Mah; come vedi non sono proprio ottimista". F. Agnesi



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