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In risposta a:

Il sogno di Pulcinella !

Un tema scottante, il mendicare dei giovani e il lavoro; un parere personale. Si invitano i lettori ad esprimere il loro punto di vista sul tema.
mercoledì 1 luglio 2009 di Michele Penza
Ελζε δε επι πτοκος Πτοκευεσκατε ος κατα ασω “E venne allora un pubblico mendicante, che elemosinava per la città…” Omero (Odissea). E’ già da qualche anno che mi capita, gironzolando per Roma da quel pensionato fannullone che ormai sono, di incontrare validi garzoni e floride fanciulle (...)


In risposta a:

Il sogno di Pulcinella !

mercoledì 25 novembre 2009

Gentile Signora D’Arbitrio,
mi perdoni se solo oggi rispondo alle sue osservazioni poiché in realtà solo adesso mi sono state segnalate.

Mi duole, signora, che di tutto il mio testo abbia colto solo la prima parte, quella in cui parlavo dei comportamenti giovanili, e per giunta le abbia attribuito anche una particolare intenzione malevola nei confronti di Napoli e dei napoletani che assolutamente non mi appartiene. Quello che intendevo dire, e mi sembra anche evidente, non c’entra nulla con Napoli e coi suoi specifici problemi, che ci sono, ma appartengono a tutto altro discorso.

Il titolo dedicato a Pulcinella, che ha toccato la sua sensibilità, va riferito a una vecchia storiella che Lei evidentemente ignora e che narra dello sfigato che si ubriaca e sogna di aver vinto al lotto e di essere diventato milionario. Il suo risveglio nel cuore di una realtà ben diversa sarà ancora più amaro. Questo discorso ovviamente non va riferito a Napoli ma a tutto il paese che non ha saputo vivere adeguatamente la sua crisi di crescenza. Il simbolo di Pulcinella provi a leggerlo non più come un distintivo di Napoli, negativo o positivo a seconda dei casi, ma come una geniale raffigurazione del dramma umano nella sua universalità. Petito è nato per caso a Napoli ma la sua creatura non è proprietà esclusiva della Sanità o dei quartieri spagnoli: è cittadina del mondo, Ho visto dei Pulcinella nei mercati del Cairo e penso se ne possano trovare tanti dappertutto, nei barrios di Buenos Ayres.o nei vicoli di Città del Messico come nelle banlieau parigine..

Per quanto poi riguarda il merito del discorso la sua appassionata difesa dei suoi figlioli e dei loro amici non cambia la sostanza di quanto io semplicemente registro. E’ solo lo sfogo di “mammà”: i miei sono bravi ragazzi, che vai cercando tu!

Certo che lo sono, chi lo nega? Solo gli sciocchi fanno di ogni erba un fascio. Ci mancherebbe anche che i figlioli di un insegnante non recassero il segno della mano del genitore. Si trovano in giro dei bravi ragazzi. Ma tutti gli altri?

Vede signora, anche io sono stato genitore ma ora sono anche nonno. Voglio dire che ho raggiunto l’età nella quale se non si è capito che tutti i figli del mondo in una certa qual misura sono anche figli tuoi vuol dire che hai sprecato la tua vita. La buona coscienza che ho generato dei bravi ragazzi e cercato di farne delle persone rette, come era mio preciso dovere, non può lasciarmi appagato perché avverto la consapevolezza, e quindi la responsabilità, che la presente condizione giovanile rappresenti il segno manifesto e inequivocabile del fallimento, dal punto di vista educativo, di tutta la mia e, mi perdoni, anche della sua generazione.
Michele Penza
Roma 1 novembre 2009



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