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23 settembre 2019   e  



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EDITORIALE 07/2008 - O tempora , o mores

Di fronte al continuo disconoscimento delle norme di una legge che non è più “uguale per tutti”, permane un profondo senso di grande tristezza.
martedì 1 luglio 2008 di Silvana Carletti
I recenti avvenimenti non fanno che peggiorare una situazione già precaria e confusa. In politica, si assiste alla replica di un copione già visto: scontri, prevaricazioni, interessi personali prima di tutto e ristagno nella risoluzione di problemi urgentissimi che hanno messo, da tempo, a dura prova l’intera nazione. Gian Battista Vico parlava di corsi e ricorsi storici, intendendo con questa affermazione il ripetersi, nel tempo, di vicende di grande rilievo e di valore epocale; il (...)


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EDITORIALE 07/2008 - O tempora , o mores

venerdì 11 luglio 2008

Gent.ma Sig.ra Carletti,

mi scusi se impropriamente ho definito articolista (ma nel senso di autore dell’articolo) il direttore della rivista che cortesemente ospita qualche mia collaborazione. Non intendevo disconoscere il suo ruolo, né d’altronde io mi chiamo ‘signor X’ avendo io correttamente firmato col mio nome e cognome.

Vorrei solo chiarirLe che non trovo utile spendere un attimo del mio tempo per migliorare le mie informazioni, che ritengo sufficienti, su vita morte e miracoli del signore di cui all’ oggetto, né intendo spendere una parola per confutare la sua tesi sulle qualità che dovrebbero contrassegnare un presidente del Consiglio, tesi che condivido in pieno e sottoscrivo senza obbiezioni. Non è questo il punto, anche perché in politica le ipotesi e il condizionale servono a poco.

Evidentemente non mi sono spiegato. Quello che voglio dire è ben altro, è che per due volte ho votato, assieme a molti altri, per collocare al governo uno di quei partiti che hanno nella tradizione e nel programma la tutela degli interessi della collettività e non di un individuo, e per due volte costoro si sono fatti male da soli. Hanno dato, in specie la seconda volta, uno spettacolo penoso di litigiosità e di inconcludenza dopo di che si sono dimessi ed hanno lasciato libero il campo. Ci piaccia o no ammetterlo se abbiamo ancora Berlusconi come premier lo dobbiamo anzitutto a loro.

A questo punto seguitare a pigliarcela con Berlusconi mi appare un alibi puerile. Se perdo una causa per colpa del mio avvocato è con lui che me la devo prendere. Chi vuole prendersela con l’avversario faccia pure, ma credo che non approdi a nulla che non sia frustrazione. Come credo non serva ripetere maniacalmente che Berlusconi è un Satanasso: ieri, 10 luglio, si è consumata l’ultima spaccatura nella sinistra tra Veltroni e Di Pietro. Se il premier pur senza dire una parola è riuscito a farsi fare questo altro regalo vuol dire che è l’insipienza e l’autolesionismo dei suoi oppositori a fare un Giolitti di un mediocrissimo personaggio.

Sbaglio?

Ecco, caro direttore, io penso che tutta qui sia la differenza che c’è tra le nostre posizioni.

Ricambio cordiali saluti.
MICHELE PENZA



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