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REFERENDUM SULLE RIFORME COSTITUZIONALI

Superficialità, disinformazione, strumentalizzazioni
martedì 1 novembre 2016 di Giovanna D’Arbitrio
C’è molta confusione sul Referendum costituzionale, eppure la nostra Costituzione è senz’altro una garanzia di democrazia e libertà. Bisognerebbe informarsi bene, valutare ogni aspetto delle riforme costituzionali con grande serietà e votare poi senza subire condizionamenti. Intanto costatiamo che mentre il centro - sinistra è diviso, i partiti di destra, fino ad ora in conflitto tra loro, ritrovano una certa unità d’intenti proprio in vista del Referendum. (...)


In risposta a:

REFERENDUM SULLE RIFORME COSTITUZIONALI

mercoledì 2 novembre 2016

Complimenti per il bellissimo articolo che apprezzo molto e che in chiusura pone un quesito retorico ma interessante al quale intendo dare la mia risposta:

Sì possiamo, ma una cosa non esclude necessariamente l’altra. Mentre aspettiamo che il sole dell’avvenire si decida a risplendere non è detto che nel frattempo non si possa accendere qualche lampadina. Anche io ammiro la nostra costituzione: è bellissima, noi siamo bravi a scrivere costituzioni. La sua Napoli ad es. ci ha lasciato in ricordo quella dei giacobini partenopei, quella di Muratori che propone la ricerca della pubblica felicità, di Filangieri che parla di felicità comune, cioè allargata ad un ambito sociale più ampio, di Pagano e Fonseca che creano il concetto nuovo di egualitarietà che non significa dare a tutti bambini la stessa merenda bensì la stessa chance di crescere e di realizzarsi. La mia Roma, e ne siamo fieri, ci ha lasciato lo splendida costituzione della repubblica romana del 1849, quella di Mameli, di Manara, di Garibaldi.

Peccato che queste siano divenute solo delle bandiere da sventolare e poi custodire nel sacrario. L’unica costituzione che abbia veramente inciso sulla mia esistenza di cittadino è stata il cosiddetto Statuto albertino in base al quale i monarchi di casa Savoia mi concedevano benevolmente qualche diritto in virtù delle loro reali prerogative.. Del fatto che le nostre belle costituzioni siano delle realtà che appartengono più alla letteratura che alla politica ho avuto conferma sere fa quando ho ascoltato De Mita, uno dei protagonisti della scena politica degli ultimi decenni che a una domanda stringente del suo interlocutore che gli chiedeva:’Ma insomma cos’è che non va nella riforma che andiamo a votere?’ ha risposto, pensate un po’, che è antiestetica.

Ma qui non si tratta di appendere un nuovo quadro alla pinacoteca di Brera o agli Uffizi. Parliamo di ben altra cosa e se ce lo dice anche lui che non ci sono altre obbiezioni più valide da opporre alla riforma ci possiamo credere. Veramente di obbiezioni creative ne ho sentito anche un’altra, quella del pericolodi una deriva autoritaria che nessuno sa da quale elemento si debba evincere ma starebbe nelle cose, una specie di gas venefico che non si vede ma si respira. Questo pericolo in particolare ci viene rappresentato da un personaggio che tempo fa senza nessuna consultazione popolare ha inviato nostri aerei a bombardare Belgrado.

Se lo immagina Lei di quale magnitudine sarebbe stato il sisma che si sarebbe verificato se questo lo avesse fatto l’attuale governo? Costui ha pure aggiunto che solo i vecchi rimbambiti sono autorizzati a pensare diversamente da lui. Una vera autorità in materia di autoritarismo!

Faccia un sorriso anche Lei, signora Giovanna! Michele Penza.



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