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In risposta a:

A CHI PUO’ FAR MALE L’ADOZIONE DI UN BAMBINO?

Stiamo sempre molto attenti a negare a qualcuno ciò che generalmente è concesso.
lunedì 1 febbraio 2016 di Michele Penza
Purtroppo ci risiamo. La formulazione di un disegno di legge sulle unioni civili che i tempi rendono necessario per assicurare parità di diritti a tutti i cittadini rischia di riaccendere la solita sterile, malefica, vecchia rissa ideologica tra laici e cattolici. Viviamo nella necessità di affrontare tanti problemi, d’ogni genere, ma se ce ne è uno di cui assolutamente non sentivamo il bisogno per complicarci ulteriormente la vita è quello di inventarci una guerriglia di religione (...)


In risposta a:

A CHI PUO’ FAR MALE L’ADOZIONE DI UN BAMBINO?

mercoledì 17 febbraio 2016

E’ verissimo, bastano due genitori separati a creare grossi problemi alla psiche dei loro figli e, dirò di più, ci riescono perfettamente anche due coniugi credenti e legalmente uniti se litigano, si insultano, bevono, si picchiano come spesso capita, ma qui parliamo di un’altra cosa. Il compagno di un omosessuale non ha nemmeno il diritto di andare a prendere un bimbo a scuola perchè non g
lielo possono consegnare e teme anche di portarlo a un pronto soccorso perchè deve rendere minuziosamente conto della sua identità alla P.S. anche se semplicemente lo accompagna non dico in un viaggio ma solo per la strada. L’adozione è un fatto d’amore, va nel senso contrario a tutto ciò che può dare sofferenza a un bambino. E’ la disarmonia che lo sconcerta, non l’affetto. Qui si sta barando e si butta sul tavolo per creare panico il cosiddetto utero in affitto che non c’entra niente perchè nella fattispecie si parla di adozione del figlio di uno dei conviventi da parte dell’altro, bambini che già esistono e non devono essere fabbricati. Senza dire che finora l’utero in affitto, largamente usato da cattolici e no, non ha fatto urlare di dolore nessuno nè ha prodotto strappi di capelli o lacerazioni di tuniche da parte di politici tipo Casini, Formigoni, Fini, Berlusconi e quant’altri.



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