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La cattiva scuola

Ma almeno loro, gli insegnanti, lo sapranno quello che vogliono? Quale credito si può dare a chi dice, sempre e comunque, no a tutto?
mercoledì 1 luglio 2015 di Michele Penza
Forse sbaglierò ma trovo che il mondo della scuola italiana somigli tanto a una certa parte della sinistra e non perché coincidano le identità delle persone ma per la affinità dei loro comportamenti, del modo di porsi e del rapporto nevrotico che hanno entrambi col contesto politico che li circonda. Non si riesce a trovare mai un provvedimento che li accontenti, un qualcosa che loro piaccia, che possa lontanamente soddisfarli. Come faceva l’URSS all’ONU in tempo di guerra fredda (...)


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La cattiva scuola

mercoledì 1 luglio 2015

ITER DELLA SCUOLA STATALE NEGLI ANNI ’60 e ’70 - Nel mio articolo “La Buona Scuola” mi sono soffermata soprattutto sulle riforme scolastiche apportate dalla fine anni ’90 ad oggi. Sarebbe utile riepilogare l’iter della scuola statale tra gli anni ’60-‘70: 1)Nel 1962 la legge N.1859 istituisce la Scuola Media Unica Obbligatoria e gratuita dagli 11 ai 14 anni, abolendo la Scuola Media di Avviamento professionale(durata 3 anni, risalente alla Riforma Gentile del 1923) che non consentiva il prosieguo degli studi. 2)Nel 1964 la legge N. 719 stabilisce fornitura gratuita di libri di testo per elementari. 3)Nel 1968 con la legge N.444 viene istituita La Scuola Materna Statale di durata triennale.

La Scuola Media Unica evidenziò gravi problemi per notevole aumento degli iscritti. Mentre Don Lorenzo Milani sottolineava l’inutilità di bocciature ripetute più volte per carenti strategie di recupero, emarginazione culturale e sociale, da diverse parti della società arrivava la denuncia di incapacità ad offrire istruzione, formazione, educazione per problemi legati a classi sovraffollate, doppi e tripli turni giornalieri per mancanza di edifici scolastici, programmi vecchi e inadeguati a un numero crescente di alunni con accentuato divario culturale nelle platee scolastiche per la presenza di diverse classi sociali. Il tentativo di recuperare un corretto rapporto tra scuola e società si concretizzò alla fine con la legge 30 luglio 1973 n. 477, la cosiddetta "Legge delega".

Il quadro complessivo del rinnovamento passò attraverso 5 D.P.R. ("Decreti Delegati"), ciascuno destinato a stabilire le nuove norme su un diverso settore: 1) decreto del presidente della Repubblica 31 maggio 1974 n. 416 su "istituzione e riordinamento di organi collegiali della scuola materna, elementare, secondaria e artistica"; 2)decreto del presidente della Repubblica 31 maggio 1974 n. 417 su "norme sullo stato giuridico del personale docente, direttivo ed ispettivo della scuola materna, elementare, secondaria ed artistica dello Stato"; 3) decreto del presidente della Repubblica 31 maggio 1974 n. 418 su "corresponsione di un compenso per lavoro straordinario al personale ispettivo e direttivo della scuola materna, elementare, secondaria ed artistica"; 4)decreto del presidente della Repubblica 31 maggio 1974 n. 419 su "sperimentazione e ricerca educativa, aggiornamento culturale e professionale e istituzione dei relativi istituti"; 5)decreto del presidente della Repubblica 31 maggio 1974 n. 420 su "norme sullo stato giuridico del personale non insegnante statale della scuola materna, elementare, secondaria ed artistica dello Stato".

Il DPR 416 istituiva una serie di organi collegiali, attraverso tre tipi di organismi: 1) quelli di base, dai consigli di classe e di interclasse al collegio docenti, al comitato per la valutazione del servizio degli insegnanti, ai consigli di disciplina degli studenti medi; 2)quelli a livello di singola scuola, come consiglio di circolo per le elementari e consiglio di istituto per le secondarie;3)quelli territoriali, come consiglio scolastico distrettuale, consiglio scolastico provinciale, consiglio nazionale della pubblica istruzione. Gli organi collegiali erano, ad eccezione del collegio dei docenti e dei consigli di classe, almeno in parte elettivi, con la presenza di rappresentanti di genitori nei consigli di classe e di interclasse, nei consigli di circolo e di istituto, nei consigli scolastici distrettuali e provinciali, rappresentanti del mondo del lavoro, dell’associazionismo culturale e degli enti locali. Per la prima volta, negli istituti superiori compaiono anche gli studenti.

Il DPR 417 affermava che ai docenti era garantita la libertà d’insegnamento, intesa come dialogo e confronto aperto tra posizioni culturali per promuovere la piena formazione della personalità degli alunni, nel rispetto della coscienza morale e civile degli alunni stessi. L’ultimo capoverso rispecchia soprattutto le preoccupazioni dei genitori di area cattolica. La novità fondamentale del DPR 41 consisteva nel nuovo profilo del docente che oltre al dialogo educativo con l’alunno, doveva svolgere il suo ruolo anche in un contesto sociale: partecipazione agli incontri con i genitori, riunioni degli organi collegiali, collaborazione a iniziative educative della scuola che implicavano un continuo aggiornamento culturale e professionale.

Il DPR 419 poneva le basi di un rinnovamento didattico e strutturale della scuola ancora in gran parte legata alla riforma Gentile (1923), soprattutto per quanto riguarda gli istituti superiori. I suoi obbiettivi erano nuovi criteri per sperimentazione e aggiornamento culturale e professionale. Si prevedevano due livelli di sperimentazione: 1) l’art.2 regolava la sperimentazione didattica, che poteva essere autorizzata dal collegio dei docenti; 2)l’art. 3 riguardava gli aspetti della sperimentazione a livello di ordinamenti e strutture. Essa poteva essere attuata da programmi nazionali, ma anche nascere "dal basso", dalle proposte dei collegi dei docenti o da altri organi collegiail ed essere approvate poi dal Ministero della Pubblica Istruzione. Dal DPR 419 scaturirono leggi successive come la 517/77 che regolava l’inserimento degli alunni portatori di handicap e nel 1979 i nuovi programmi della scuola media con forte accento sul carattere formativo e orientativo. L’altro aspetto normativo nel DPR 419 è l’aggiornamento culturale e professionale. Fondamentale è l’affermazione dell’aggiornamento come diritto-dovere (art. 7), inteso non solo come risposta a iniziative promosse dall’alto, ma anche come autoaggiornamento. Per supportare la scuola nel rinnovamento si istituirono pertanto gli Istituti Regionali di Ricerca, Sperimentazione e Aggiornamento Educativi (gli IRRSAE, oggi IRRE). I loro compiti erano di promuovere la sperimentazione e l’aggiornamento, di condurre ricerche in campo educativo, di raccogliere, elaborare e diffondere la documentazione pedagogico-didattica e di offrire consulenza tecnica.

Al di là delle valutazioni negative che furono date sui limiti presenti nel Decreti Delegati da parte di chi voleva mettere in evidenza l’esiguità dei risultati rispetto alle aspettative di un vasto movimento che puntava al rinnovamento della società, si può senz’altro riconoscere che essi coinvolsero e misero in movimento forze consistenti intorno al tema di una nuova scuola, con iniziative degli organi collegiali che produssero anche risultati insperati (ad esempio alle battaglie culturali sui libri di testo e sulle biblioteche di classe). Con il continuo mutare del quadro socio-politico generale, si indebolì l’entusiasmo che inizialmente aveva fatto superare tante difficoltà e anche gli organi collegiali assunsero sempre più un carattere burocratico. I Decreti Delegati subirono nel corso degli anni alcune modifiche legislative e con il Decreto Legislativo n. 297 del 16.04.1994 furono assorbiti nel nuovo Testo Unico della legislazione scolastica.

Queste in breve le riforme dei "famigerati" anni ’60 e ’70: non furono certo cattive riforme, almeno nelle intenzioni, ma poi cosa ne abbiamo fatto negli anni successivi? Sono state costruite forse scuole moderne e sicure? La selezione degli insegnanti da inserire nelle graduatorie è stata fatta sempre scrupolosamente in base a titoli e punteggi acquisiti con impegno e serietà? Sono stati forse allontanati dalla scuola tutti gli assenteisti cronici, gli incompetenti, i furbi (non solo insegnanti, ma anche presidi e personale ATA), i demotivati sbarcati nella scuola per “ripiego” in mancanza di lavori più soddisfacenti, gli avvocati, gli architetti e gli ingegneri con studi privati e lauti guadagni, pronti a rubare il posto ad altri e una pensione sicura (magari una baby – pensione) con profusione di scarso impegno? Altro che parlar di merito: si è fatta di “ogni erba un fascio”, svalutando il duro lavoro di docenti sensibili e seri e infangando l’immagine stessa del “bravo insegnante”, favorendo un sistema clientelare e lassista che ha contribuito allo sfascio della scuola statale. E che dire dell’instabilità politica italiana con il suo susseguirsi di governi pronti a fare riforme senza mai intervenire sui problemi diventati ormai endemici. E ora c’è poco da stare allegri, basta dare uno sguardo ai dati ISTAT e OCSE: analfabetismo ancora non debellato, dispersione scolastica in aumento, decrescente numero diplomati e laureati, insegnanti con gli stipendi più bassi d’Europa, scuole che crollano addosso agli alunni, cervelli in fuga dall’Italia.

Per quanto riguarda la sottoscritta, insegnante d’inglese nella Scuola Media Statale dal 1964 al 2008, dopo ben 43 anni spesi a combattere per i giovani, preferendo rimanere nella scuola dell’obbligo (pur essendo abilitata all’insegnamento in tutti gli istituti di qualsiasi ordine e grado, con frequenza di numerosi corsi di aggiornamento, master pagato a sue spese in “orientamento scolastico”), ella pensa che i gravi problemi della Scuola Statale li possano comprendere solo coloro che li hanno sperimentati sulla propria pelle. Spesso la cattiva informazione fa molti danni e allontana tante persone “per bene” da una corretta comprensione di ciò che accade. Ella, inoltre, non si ritiene un’ex sessantottina, ma solo una convinta democratica che ha sempre lottato per libertà, cultura e diritto allo studio. Ormai del ’68 nessuno si ricorda più nella scuola se non i libri di storia. Non sono contraria alle scuole private e rispetto la libertà dei genitori che vogliono iscrivervi i figli (io stessa le ho frequentate per alcuni anni per volere di mio padre), ma non capisco perché ad esse in momenti di crisi si debbano fare elargizioni, mentre si operano tagli sulla scuola statale. Del ’68 non ho amato gli estremismi dai quali mi sono tenuta sempre lontana, ma ho comunque ammirato gli alti ideali che guidarono personaggi come Nelson Mandela, M.L. King, Papa Giovanni XXIII, J. Kennedy e tanti altri (in quei tempi presenti anche in Italia), disposti a morire per le proprie idee. Giovanna D’Arbitrio



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