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In risposta a:
FRANCIS BACON. I Disegni “italiani”: un punto fermo (Etgraphiae,febbraio 2015)

UNA RACCOLTA D’ARTE GRAFICA TRA VERITA’ SCIENTIFICA E INTERESSI DI MERCATO

Una studiosa d’arte analizza i lavori grafici di un genio della pittura contemporanea, contestati dalle Istituzioni ma confermati dalle indagini diagnostiche
domenica 1 marzo 2015 di Pietro di Loreto
Sono ormai diversi anni che Maria Letizia Paoletti (fig 1) combatte la sua battaglia per un motivo che potrebbe sembrare scontato ed opportuno, ed invece nonostante tutto non lo è ancora, o quanto meno non lo è per tutti, ma di cui è assolutamente convinta: cioè che per analizzare a fondo un’opera d’arte si debbano considerare oltre ai metodi tradizionali e sempre irrinunciabili delle verifiche stilistiche, della ricerca documentaria e dell’analisi storico-contestuale, (...)


In risposta a:

UNA RACCOLTA D’ARTE GRAFICA TRA VERITA’ SCIENTIFICA E INTERESSI DI MERCATO

sabato 7 marzo 2015

Cara Maria Letizia,

avverto, attraverso la recensione di Scena illustrata, la portata del tuo ultimo lavoro.
Ho avuto occasione di presentare su Il Giornale dell’Arte (gennaio 2013) un precedente libro di Maria Letizia Paoletti (Annibale Carracci, Il modello per l’Elemosina di S. Rocco, Roma, 2012) tra le eccellenze della saggistica italiana, per la rubrica Il meglio e il peggio del 2012. E’ pertanto con piena coscienza che posso ora, prima di leggere direttamente l’opera, confermare la stima per l’intrepida ricercatrice e godere l’emozione della grande scoperta: il tesoro italiano di Bacon. Non una raccolta di disegni preparatori, bensì prodotti primari del genio, che non poteva, viaggiando nella nostra penisola, né trasferire il caos creativo del suo studio, nè disporre facilmente dei materiali per le tecniche predilette. Fogli dunque trattati, quasi tormentati in funzione di un’arcana tridimensionalità, l’intero capitolo del tutto originale di una produzione che molti consideravano conclusa col patrimonio pittorico di Londra e Dublino. A sostenere il colpo d’ala di una critica tutta sopra il rigo, interviene la fede, quasi la passione dell’autrice per i ritrovati scientifici applicati al riconoscimento dell’autenticità delle opere d’arte. Una lezione di metodo che da noi va divulgata, per derimere fin quanto possibile annose contese, e che la storica dell’arte promuove attualmente con successo anche nel campo archeologico, quale Presidente di una commisione ministeriale impegnata nel giudizio su un’assortita collezione.

Paolo Moreno



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