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25 marzo 2019   e  



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Giorni di passione per l’Italia e la Nazionale

Politica e calcio
lunedì 16 luglio 2012 di Rodolfo Carelli
E’ un evento raro che due avvenimenti, un summit politico a livello europeo e l’altro, anch’esso di livello europeo ma sportivo, il campionato di calcio d’Europa, si siano svolti pressocchè negli stessi giorni con i popoli europei in diversa misura coinvolti nell’attesa degli esiti finali. Per ordine d’importanza richiamiamo il vertice europeo che doveva affrontare le misure necessarie per respingere l’assalto della speculazione finanziaria tesa ad (...)


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Giorni di passione per l’Italia e la Nazionale

lunedì 16 luglio 2012

SOLTANTO CALCIO? - Pieni di speranza per la vittoria sulla Germania, ci siamo preparati con cura per seguire insieme a parenti ed amici la partita Italia-Spagna rinunciando ad altri interessanti impegni. Abbiamo ascoltato con emozione l’inno nazionale che sembra scuotere corde profonde in tutti coloro che, come noi, si sentono davvero “Italiani”, uniti da lingua, cultura, usanze e tradizioni, abitanti della stessa bellissima terra, la nostra ITALIA. Fin dai primi minuti di gioco è apparso chiaro che qualcosa non funzionava ma, anche dopo aver incassato il primo goal, non volevamo credere che quei giocatori capaci di conquistare una brillante vittoria sulla Germania, fossero gli stessi, così privi di iniziativa, intuito, creatività, scoraggiati e stanchi, soprattutto così impreparati ad affrontare una squadra come la Spagna. Allora rabbia e delusione hanno fatto scatenare i commenti dei presenti e molti, sbigottiti, si son posti tante domande: ma è possibile che non avessero studiato le tattiche dell’avversario guardando dei filmati di precedenti partite? E l’allenatore perché ha sprecato tutte le “sostituzioni” subito? Perché giocatori meno stanchi e più validi sono rimasti in panchina? Le solite scelte sbagliate guidate da altri interessi che non hanno nulla a che vedere con lo sport “puro”? Con quale criterio si punta più su certi giocatori che su altri? Alla fine qualcuno ha esclamato: - E che diavolo, si poteva pure perdere, ma non in questo modo! -. Nessuno forse potrà rispondere a tutte le domande degli sportivi “veri” che amando tutti gli sport in genere, non solo il calcio, negli incontri internazionali sono particolarmente fieri dei risultati degli atleti italiani. In un periodo di crisi economica e politica, purtroppo, si attribuisce agli incontri di calcio un valore diverso: diventano una forma di “riscatto” dalle umiliazioni subite, rappresentano l’agognata possibilità di un cambiamento positivo, la speranza d’imporsi agli altri e di mostrare al mondo quanto valiamo. Ma è giusto affidare tutto ciò al calcio, soprattutto in questi tempi che richiedono nervi saldi e piedi concretamente ancorati a terra per risolvere tanti gravi problemi? E’ questo che dovremmo chiederci.
Giovanna D’Arbitrio



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