Rubrica: COSTUME E SPETTACOLI

NOSTALGIA DEI BEI TEMPI ANDATI

di Andrea Forte e Vivi Lombroso
venerdì 19 marzo 2021

Argomenti: Curiosità

Quando si parla di Crociate, nel 99% dei casi si blatera di feroci saraceni, di nobili crociati, e di un sepolcro che neanche c’era… Nell’1% dei casi si parla anche di popolazioni, scambi commerciali, travasi culturali, finanziamenti più o meno occulti.

A proposito di affari commerciali, avrei qualcosa di inedito da raccontare, in quanto ne sono stato testimone oculare (e occhiuto). La testimonianza documentale che porto riguarda un mercante peraltro un po’ stano. Non si sapeva da dove venisse, parlava abbastanza l’italico, parlava abbastanza l’arabico, ma tutto con uno strano accento, per cui i più navigati dicevano che dovesse venire dal centro Italia o giù di lì.

Si diceva anche che avesse già commerciato di tutto, nonostante fosse molto giovane, ma in quel contesto gerosolomitano negoziava soprattutto armi (che vendeva sia ai Crociati che ai Saraceni)… belle ragazze, solo se bionde pallide di pelle, occhi celesti (che vendeva ai Saraceni), ed altre belle ragazze solo se more ricciute occhi blu scurissime di pelle (che vendeva ai Crociati), ed infine informazioni riservate sui Crociati (che vendeva ai Saraceni, e naturalmente informazioni riservate sui Saraceni (che vendeva ai Crociati). Questo per dare un’idea del tizio.

La cosa durò qualche anno, e furono anni di gloria non solo per la grandezza dei Saraceni e per la nobiltà dei Crociati, ma anche perché si facevano un sacco di bellissimi affari… mediazioni diplomatiche. Tutto però prima o poi finisce. Ad un certo punto la guerra cominciava ad affievolirsi. In uno di quei giorni, il nostro ricciuto mercante tirò fuori una grossa partita di frecce, molto grossa, che gli era arrivata di notte a bordo di un grande barcone.

Il mercante divise il carico in due parti uguali, e vendette tutte le frecce sia ai Crociati che ai Saraceni a 4 dollari l’una perché erano di quelle migliori con la punta d’acciaio “temprato due volte”. Per inciso, quelle con la punta di ferro martellata a caldo si vendevano a 2 dollari e quelle con la punta di rame martellata a freddo si vedevano a 1 dollaro perché non facevano proprio niente sull’armatura o maglia di ferro.

Il giorno dopo si aprì la battaglia, tanto per salvare l’onore agli occhi del mondo e della storia. Ad un certo punto, però, le due fazioni avversarie cominciarono ad ondeggiare e rallentare la battaglia e poi da entrambi cominciarono ad uscire i cavalieri roteando le spade furibondi, urlando improperi in vari dialetti, al galoppo sfrenato… ma non era per affrontarsi nobilmente fra loro. Il fatto è che erano tutti proiettati verso l’accampamento dei neutrali (dove stavano le tende degli usurai, dei ricettatori, dei mercanti).

“Perché ? chiederete voi. A battaglia inoltrata, da entrambi le parti avevano cominciato ad accorgersi che le frecce erano molto belle, ma le punte, come colpivano qualcosa, si spiaccicavano. Allora scoprirono che non erano di acciaio temprato “per ben tre volte” come aveva detto il mercante, ma erano di stagno patinato che sembrava acciaio, ma si storceva morbidamente come toccava qualcosa.

Fu allora che ci si accorse di un altro fatto curioso. Dalla parte opposta correvano a spron battuto 9 velocissimi mehari, 4 con ciascuno ben legati due cofani sul dorso, 4 montati da 4 nubiani fedelissimi del mercante ed il nono che filava come il vento col mercante stesso; tutti in direzione del deserto, sollevando nuvolette di polvere e sabbia. Dovevano essere partiti prima che cominciasse la battaglia, perché avevano un bel vantaggio sui nobili cavalieri. Nella foga dell’inseguimento, i cavalieri delle due fazioni si erano mischiati fra loro, dimenticando di essere nemici.

Tuttavia, continuando a galoppare nel tentativo di acchiappare il mercante, cominciarono ad accorgersi che comunque ognuno aveva intorno uno o più nemici. E così cominciarono a calare fendenti, cadere corpi, crollare cavalli. Fu chiaro a quel punto che il mercante era irrimediabilmente salvo.

Allora si fermò, girò il mehari in direzione della mischia, emise uno strano fortissimo suono con la bocca, che di eco in eco serpeggiò fra tutte le dune del deserto. Poi, levando le braccia al cielo, gridò "Accanisciunefess" ridendo come un matto. Una frase che molti gli avevano sentito spesso borbottare, ed anche quella volta nessuno capì cosa significasse.



Diritti di copyright riservati
Articolo non distribuibile su alcun media senza autorizzazione scritta dell'editore