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16 novembre 2017   e  



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Rubrica: PARERI LEGALI


TUTELA DELLA SALUTE

venerdì 8 settembre 2017

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Cancro alle ovaie per avere usato il talco per #bambini
#Risarcimento milionario

La notizia sta facendo il giro del mondo e parte da Los Angeles.

Il Tribunale americano ha appena condannato la Johnson & Johnson a risarcire 417 milioni di dollari ad una donna di 63 anni. La signora avrebbe contratto il cancro alle ovaie per avere usato per decenni per la propria igiene intima il talco per bambini della multinazionale farmaceutica.

Il giudice peraltro sembra ritenere la compagnia colpevole di non avere informato i consumatori e le autorità di controllo della cancerogenicità dei propri prodotti pure essendone a conoscenza dal 1980. Dal 2016 la J&J avrebbe già perso negli Stati Uniti altre 4 cause dello stesso tenore con risarcimenti nel complesso oltre i 300 milioni di dollari e ne avrebbe invece vinto una.

Altri contenziosi sono pendenti e soprattutto tanti altri ora si profilano all’orizzonte.

E noi in Italia? Quale tutela risarcitoria?

Trattandosi di un prodotto estetico non può applicarsi come per i prodotti farmaceutici la responsabilità da esercizio di attività pericolosa di cui all’art.2050 c.c.

Il riferimento allora dovrà essere al codice del consumo, il Decreto Legislativo 6 settembre 2005, n. 206, ed alla responsabilità da prodotto difettoso (artt.114 ss.)

Sul mercato devono essere immessi solo “prodotti sicuri”.

Il produttore deve fornire al consumatore “tutte le informazioni utili alla valutazione e alla prevenzione dei rischi derivanti dall’uso normale o ragionevolmente prevedibile del prodotto, se non sono immediatamente percettibili senza adeguate avvertenze, e alla prevenzione contro detti rischi” (art.104).

“Garantire un elevato livello di protezione della salute e della sicurezza dei consumatori” (art.109) compete alle Autorità pubbliche ed in specie al Ministero della Salute, il cui intervento sarebbe auspicabile a chiarire il nesso causale tra tumore ovarico ed uso intimo del talco.

Sarà questo infatti il punto dirimente ai fini del risarcimento del danno.

Infatti il produttore va esente da responsabilità se “lo stato delle conoscenze scientifiche e tecniche, al momento in cui il produttore ha messo in circolazione il prodotto, non permetteva ancora di considerare il prodotto come difettoso” (art.118 co.1 lett.e).

Inoltre grava sul danneggiato l’onere di “provare il difetto, il danno, e la connessione causale tra difetto e danno” (art.120) Nell’attesa di eventuali azioni da parte del Ministero della Salute è auspicabile i giudici aditi dispongano consulenze tecniche di ufficio a spese del produttore “se è verosimile – stando alla giurisprudenza americana - che il danno sia stato causato da un difetto del prodotto” (art.120 co.3). Governo, Giudici, cittadini italiani sono dunque chiamati a scegliere: tutela della salute o della produzione industriale?



 



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