INFORMAZIONE
CULTURALE
Aprile 2019



HOME PAGE

ARCHIVI RIVISTA

Articoli on-line 4833
Articoli visitati
4061911
Connessi 13

INDICE GENERALE
INDICE MENSILE
EDITORIALE
RUBRICHE
PASSATO E PRESENTE
EVENTI
ITINERARI E VIAGGI
PARERI LEGALI
COSTUME E SPETTACOLI
QUADRIFOGLIO
TERZA PAGINA
LETTURE CONSIGLIATE
CULTURA
SCIENZA E DINTORNI
FILATELIA
LIBRI RECENSITI
AUTORI
Argomenti

Monitorare l'attività del sito RSS 2.0
SITI AMICI

a cura di
Silvana Carletti (Dir.Resp.)
Carlo Vallauri
Giovanna D'Arbitrio
Odino Grubessi
Luciano De Vita (Editore)
On line copyright
2005-2018 by LDVRoma

Ultimo aggiornamento
19 aprile 2019   e  



Sito realizzato con il sistema
di pubblicazione Spip
sotto licenza GPL

Il processo di Norimberga e il primato del valore della coscienza

Giornata della Memoria 27 gennaio 2011
mercoledì 19 gennaio 2011 di Anna Maria Casavola

Argomenti: Celebrazioni/Anniversari
Argomenti: Storia


Segnala l'articolo ad un amico

Per onorare la Giornata della Memoria del 27 gennaio 2011 abbiamo il piacere di pubblicare questo articolo della nostra collaboratrice professoressa Anna Maria Casavola che ringraziamo sentitamente.

La Redazione

Il processo di Norimberga è l’evento conclusivo della seconda guerra mondiale ed è passato alla Storia non solo perché portò alla sbarra i vertici della Germania nazista responsabili dello scatenamento della guerra, ma perché affermò il principio della responsabilità penale personale, che è divenuto la pietra miliare della civiltà giuridica novecentesca.

Punire i criminali di guerra non era all’epoca un’impresa facile, non possedendosi un Tribunale Penale Internazionale riconosciuto e non essendoci nel diritto internazionale dei paletti invalicabili come sono oggi, o dovrebbero essere, i diritti umani riconosciuti con convenzioni da tutte le nazioni. I giudici di questo tribunale dovevano essere i rappresentanti delle nazioni vincitrici, e il rischio era che il loro verdetto sarebbe stato considerato dai vinti illegittimo, parziale, non obiettivo. Un precedente tentativo al termine della prima guerra mondiale alla corte di Lipsia nel 1921, si era concluso con un’indegna farsa. Alla fine tutti gli imputati, nonostante le prove schiaccianti a loro carico, erano stati assolti. I crimini commessi in nome di un’ideologia, di uno Stato, di un’entità superiore sembravano non potersi condannare individualmente, colpevole era tutto il popolo che aveva perso la guerra e questo doveva pagare, ricordiamo infatti che cosa era stato per le nazioni vinte il trattato di Versailles.

Il processo di Norimberga, città simbolo della Germania nazista, durò dieci mesi dal novembre 1945 all’ottobre 1946. Il verdetto venne espresso in base a quattro capi di imputazione:

  1. Cospirazione contro la pace
  2. Attentati contro la pace ed atti di aggressione
  3. Crimini di guerra e violazione delle Convenzioni dell’Aja e di Ginevra
  4. Crimini contro l’umanità

Si rese necessario definire un nuovo crimine, non contemplato dai codici dell’epoca, quello di genocidio per potervi inquadrare lo sterminio subito dagli ebrei. Non venne invece contemplato come crimine di guerra l’abuso sessuale e lo stupro. L’accusa presentò 2630 documenti, vennero ascoltate 240 deposizioni. La corte prese atto di 300mila dichiarazioni sotto giuramento.

10000000000001F400000174DED4C5F8

Gli imputati godettero di un collegio di difesa e di tutte le garanzie procedurali. La linea difensiva adottata dagli imputati era semplice: si dichiararono tutti non colpevoli, in pratica non avevano fatto altro che ubbidire agli ordini emanati da uno solo, Hitler. In base alle leggi tedesche avevano fatto il loro dovere.

10000000000000C8000000C81044D7A0 E’ interessante sapere che gli imputati furono seguiti da uno psicologo il dott Douglas Kelley per incarico del tribunale per cinque mesi. Questi li sottopose al test psicodiagnostico dello psichiatra svizzero Hermann Rorschach, che consiste nell’interpretare delle figure non definite nei contorni come macchie di inchiostro. Si tratta di una tecnica proiettiva ancora oggi molto usata in psicologia.

Dall’esame dei test il dott.Kelley rilevò che gli imputati erano normali dal punto di vista psichiatrico, non clinicamente folli, non personalità uniche o irripetibili ma personalità che potrebbero presentarsi in qualsiasi paese del mondo. La stessa ipotesi della banalità del male avanzata da Hanna Arendt qualche anno più tardi nel corso del processo ad Adolf Eichmann,.colui che mise in atto il piano della soluzione finale della questione ebraica ( vedi i protocolli di Wannsee del gennaio 1942).

A Norimberga la corte, formata da giudici delle potenze vincitrici, pronunciò dodici condanne a morte per impiccagione per gli stretti collaboratori di Hitler, generali, ministri e diplomatici e cioè per Hermann Goering, Joachim von Ribbentrop, Wilhelm Keitel, Ernst Kalten Brunner, Alfred Rosenberg, Hans Frank, Wilhelm Frick, Julius Streicher, Ernst Sauckel, Alfred Jodl, Artur Seyss-Inquart, Martin Bormann. .Per Albert Speer, l’architetto manager di Hitler, ministro degli armamenti e suo uomo di fiducia, non si raggiunse l’unanimità nel verdetto per cui fu condannato solo a vent’anni di carcere. La linea difensiva da lui adottata si rivelò vincente, pur affermando di non essere a conoscenza dei piani di sterminio degli ebrei né del disumano trattamento inflitto ai lavoratori coatti, egli si proclamò corresponsabile delle colpe del regime, perché non aveva visto, o come dirà più tardi nelle sue memorie, non aveva voluto vedere. 1000000000000190000000E26220D9FF

Quest’ammissione, unita al fascino della sua persona, gli risparmiò la sentenza di morte, che tuttavia avrebbe meritato come gli altri. Infatti successivi documenti emersi hanno dimostrato la sua diretta responsabilità nell’ampliamento di Auschwitz che dotò di crematori e di Mauthausen per cui predispose un piano di massima efficienza riducendo ancora di più i già esigui spazi dei prigionieri.. Quindi al processo aveva mentito ed era riuscito ad apparire solo come un tecnico utilizzato come tale.

Le condanne a morte eseguite il 16 ottobre 1946 furono però solo dieci.

Bormann era contumace, Goering si suicidò prima dell’esecuzione, sembra con del veleno fornito gli da un soldato americano .

1000000000000190000001174A8CC7E6 Se ci si pone da un punto di vista strettamente formalistico, per cui nessuno può essere giudicato in base ad un principio retroattivo “nullum crimen sine lege, nulla poena sine lege “sarebbe indubbia la illegittimità delle condanne pronunziate a Norimberga, ma se ci si pone da un punto di vista rivoluzionario, se si sposta il giudizio sul piano etico per riformare appunto il diritto vigente, allora la norma si trova nei codici morali di tutti i paesi civili, una norma non scritta ma impressa nella coscienza degli uomini e quindi più che autorevole fonte di diritto naturale, secondo anche l’indirizzo della corrente filosofico-giuridica del giusnaturalismo, base riconosciuta della civiltà europea dell’Illuminismo.

Ecco alcuni giudizi sulle sentenze pubblicati dai giornali dell’epoca:

Le Monde 5.10.1946

Il processo di Norimberga ha optato secondo quella concezione che da secoli tenta di imporsi cioè che il diritto ha la sua fonte nell’esigenza fondamentale della coscienza umana. I trattati fra le nazioni sono vin colanti perché sono la codificazione dell’esigenza di questa coscienza. Proprio una simile concezione alla quale si lega tutto il prestigio del diritto internazionale si trova tradotto in magistrale chiarezza nel verdetto del tribunale internazionale di Norimberga.

Suddeutsche Zeitung 18.10.1946

Noi consideriamo atto di vera giustizia, dinanzi alla legge che hanno calpestato, il fatto che anche ai militari sia stata negata la fucilazione. Agli assassini anche se in uniforme da generale va negata la pallottola d’onore.

Kleine Zuricher Zeitung 16.10.1946

Uno degli aspetti di questo processo che più interessano il futuro è il riconoscimento della responsabilità personale di alti ufficiali per aver impartito essi stessi ordini contro il diritto dei popoli e per aver tollerato l’esecuzione di tali ordini. E’ una coincidenza piena di significato che proprio i militari Keitel e Jodl debbono sopportare fino all’estremo le conseguenze di questa responsabilità. Quindi proprio i rappresentanti di quella classe di ufficiali che ha cercato di coprire ogni fallimento umano e politico con il concetto dell’obbedienza.

The Times

La reazione dell’opinione pubblica non è di esultanza per una vendetta compiuta ma di sereno riconoscimento che è stato raggiungo uno degli scopi per i quali gli Alleati hanno intrapreso la guerra. E’ stato dimostrato con un rigoroso esempio che non c’è scampo all’autorità della legge.


Per concludere a noi sembra valga la pena riproporre le parole profetiche dell’Antigone di Sofocle (v secolo a.C ) che osò sfidare il tiranno Creonte per dar sepoltura ai suoi fratelli, antesignana del principio del primato della coscienza, e quindi della responsabilità personale.

Antigone :
Sapevo ‘ E come no? tutti sapevano.
Creonte: Eppure osasti calpestare la legge
Antigone: Io non pensai che tanta forza avessero
gli ordini tuoi, da rendere un mortale
capace di varcare i sacri limiti
delle leggi non scritte e non mutabili.
Non sono ne’ di ieri ne’ d’oggi, ma da sempre
vivono: e quando diero di sé
rivelazione è ignoto. Né volevo
io, per timore d’un orgoglio d’uomo
a condanna divina esporre me stessa.