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Architettura anni ’70 - Un presepe tra tubi metallici

Un presepe non tradizionale
sabato 18 dicembre 2010 di Luciano De Vita

Argomenti: Arte, artisti


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Ho avuto l’occasione di conoscere gli architetti Maurizio Bedini ed Egidio Cosimato come artisti e insegnanti di pittura.

Scartabellando tra le vecchie carte nel loro studio sono saltate fuori delle foto in bianco e nero di un loro lavoro giovanile negli anni ’70. Un presepe non tradizionale allestito nella Basilica dei SS. Pietro e Paolo all’EUR.

Le immagini in un primo momento mi hanno un po’ disorientato per capire di cosa si trattasse; non è immediato farsi una idea e immaginarsi di essere di persona in quel vasto locale tramite queste foto.

Ma per fortuna tra le altre cose ho trovato un ritaglio di giornale dell’epoca in cui il giornalista Enrico Gatta racconta e descrive le sue impressioni della sua visita al presepio.

Questa testimonianza dell’epoca, “dal vivo”, è risolutiva per farci entrare nella atmosfera di quegli anni e quindi la riproduco integralmente qui sotto, assieme alle foto fornitemi dagli autori dell’installazione.

Spero così di fare partecipare i lettori della nostra rivista a questa esperienza natalizia di circa 40 anni fa.

Mi complimento con gli autori e colgo l’occasione per un caloroso augurio di buone feste a tutti i nostri lettori.


Il Senso della Natività nella società d’oggi, tra un groviglio di tubi la scoperta del mistero.
di Enrico Gatta

A vedere di lontano le spezzate strutture all’interno della basilica dei SS. Pietro e Paolo si pensa a delle impalcature, messe lì per raggiungere il soffitto.
Poi si guarda meglio, attratti dalle musiche, stranamente accostate tra loro: il colore barocco del "Gloria" di Vivaldi, i tam-tam della "Massa luba", il tradizionale "Silent night" come sottofondo alla voce di uno speaker che parla di disordini razziali a Chicago.
Ci si accosta e si è presi in una specie di labirinto, in una selva di tubi Innocenti. Un labirinto aperto, arioso, fatto di spazi.
Si fanno degli incontri. Distratte figure in compensato ci vengono incontro: in vane direzioni uomini in impermeabile e con i cappelli a larghe falde calate si allontanano verso íl muro. Ci si riconosce nella loro distrazione, nel loro egoistico isolamento.

Nel nostro via vai giornaliero per le vie della città non diveniamo anche noi sempre più simili a pupazzi di legno?
Altre persone si incontrano e sono in carne ed ossa: guardano anch’essi con curiosità il labirinto di tubi, osservano i loro compagni di cartone, noi stessi.
Ci si trova radunati, alla fine del breve viaggio, davanti ad una maternità, ad un presepe.
Ci si trova insieme dopo aver seguito itinerari diversi: siamo tutti là, non dietro una balaustra ad ammirare comete finte che solcano i cieli d’oriente, con le scene meccaniche di un presepe vivente. Il presepio siamo noi, adunati intorno alle figure tradizionali.

E’ una scoperta questa che si fa solo alla fine, dopo che nel presepe, ideato e realizzato dai giovani architetti Maurizio Bedini ed Egidio Cosimato, si è entrati fino ín fondo.

Ed è una sorpresa scoprirci interpreti di una rappresentazione diretta della rinascita di Gesù.
Visitare questo presepe vuol dire trovarsi due volte: c’è l’incontro con le anonime figure di cormpensato, c’è il ritrovarsi dinanzi alla maternità del presepe, di fronte ad un senso di rinascita.
Tale dualismo e contrasto vivono tra i tubi metallici. I quali sembrano simboleggiare il pro ed íl contro della nostra società.

Immagine del pragmatismo e del consumismo imperanti, esprimono tutta la potenzialità della nostra civiltà tecnologica e pure sono capaci di condurci con semplicità, prendendoci quasi per mano, davanti alla perenne rappresentazione di un bambino che nasce.

Vivaldi_gloria