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Il "pictor doctus" del Cinquecento tedesco amico di Lutero a Roma

Lucas Cranach il Vecchio, l’altro Rinascimento
lunedì 1 novembre 2010 di Elvira Brunetti

Argomenti: Arte, artisti
Argomenti: Mostre, musei, arch.


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Lukas Cranach (1472-1553) per la prima volta in Italia compare accanto ai Grandi del nostro Rinascimento, dimostrando una portata degna di un confronto e di uno studio parallelo.

I suoi quadri, circa una quarantina, sono stati sistemati nelle sale del museo della Galleria Borghese a Roma, dove saranno in mostra fino al 13 febbraio 2011, per accrescere l’onore e la gloria di artisti come Lorenzo Lotto, Raffaello e Tiziano .

Dei tre capolavori italiani il primo é anche il logo della mostra, essendo di proprietà del museo; fu acquistato dal cardinale Scipione per la sua favolosa collezione. Si tratta di ’Venere e Cupido che ruba il favo di miele’ (Fig.1), un’opera di raffinata eleganza che cela ugualmente un pizzico di erotismo. Due qualità che accompagnano spesso i soggetti femminili trattati dal maestro tedesco. Gli altri due appartengono agli Uffizi di Firenze e sono il doppio ritratto di ’Martin Lutero e Caterina Bora’ (Fig.2) e ’Adamo ed Eva’(Fig.3) a grandezza naturale, le cui tavole sono separate. Sono tutte esecuzioni pittoriche ascrivibili alla piena maturità artistica del Nostro.

Ma chi era Cranach il vecchio, da non confondere col figlio Cranach il giovane, autore tra l’altro del pregevole ritratto paterno dall’aria tintorettiana (Fig.4)? Per molti é quasi un Carneade -come qualcuno ha detto- eppure egli creo’ un’ars nova che fu l’espressione della rinascita germanica accanto al Durer, Holbein e Grunewald.

Nasce a Kronach, da cui trae il nome. Non si sa molto della sua attività iniziale, se non che dal padre impara la tecnica dell’incisione ed i primi rudimenti della pittura. Dopo una breve parentesi viennese nel 1505 Cranach fissa la sua dimora a Wittemberg, chiamato dall’Elettore di Sassonia a sostituire nella funzione di pittore di corte il veneziano Iacopo de’ Barbari, innovatore della pittura grazie alle regole sulla prospettiva. Un incarico importante che farà la fortuna sua e quella della sua famiglia.

L’artista ritrae più volte Federico il Saggio, mecenate delle arti e delle scienze. In mostra c’é un suo ritratto (Fig.5) accanto a quello monumentale di Tiziano. Allo stesso modo per quanto concerne Carlo V, si possono ammirare le due opere ravvicinate entrambe del 1533, da quella celebre del sommo pittore veneto a figura intera che ritrae l’imperatore col suo cane, a quella piccola di Cranach, in cui si esalta la prominenza del ’mento asburgico’ (Fig.6). Tanto per fornire una giustificazione alla realizzazione dei quadri sui due sovrani cattolici, possiamo dire che il primo era simpatizzante del culto luterano e in fin di vita chiese ambedue le comunioni. Il secondo fu immortalato dal dipinto perché aveva appena firmato la pace con le città protestanti.

Al monaco di Wittemberg, che affisse nel 1517 le 92 tesi, Lucas era legato da un sentimento di condivisione e di ammirazione per le sue nuove idee. Fu perfino testimone delle sue nozze. L’arcinoto dittico del 1529 in mostra li ritrae insieme. Quel matrimonio decreto’ la separazione definitiva dalla chiesa. Non occorre il tramite di quest’ultima, né la sua ingerenza, per avvicinarsi a Dio. La fede é un atto individuale. Un esempio di tale visione radicale é offerto dal ’Centurione sotto la croce’(Fig.7), il quale sul cavallo impennato, elegante nell’armatura e sul capo il solito bizzarro cappello piumato, indica col dito Gesù, mentre la scritta in latino sola fide ribadisce l’importanza del rapporto diretto. _ La rappresentazione é essenziale, minimalista, moderna. Non c’é indugio sul paesaggio, solo tre croci ed il cavaliere. _ Quale grande differenza con la resurrezione del 1503, in cui il dramma della passione si manifesta nell’intera iconografia dal corruccio delle nuvole alla forte tensione dei corpi irrigiditi nell’ultimo spasmo!Cranach si entusiasmo’ e collaboro’ alla stesura della nuova Bibbia. L’immaginario di tutti é fortemente tributario delle numerose copie del monaco di Wittemberg. La circolazione di quel ritratto ha contribuito alla diffusione della dottrina protestante.

Oltre al tema della Resurrezione, banco di prova di tutti i pittori, anche quello del peccato originale e quindi l’iconografia di Adamo ed Eva, lo intrigavano non poco. Se guardava Albrecth Durer, suo maestro, al quale s’ispiro’ più di una volta, si divertiva in ogni caso a reinventare e a personalizzare qualsiasi rappresentazione. Nemmeno l’unico viaggio nelle Fiandre da lui intrapreso per volere del principe elettore, fece di lui un semplice seguace di quella maniera. E’ vero che sia la corrente fiamminga che la nobile ed eccelsa pittura italiana, confluita per il tramite del Durer, approdato invece sui lidi italiani, si evidenziano nel suo cursus artistico; tuttavia Cranach ha creato degli stereotipi suoi, come quelle leggiadre, esili e sensuali figure femminili che nel biancore delle loro carni emergono da un buio costante, evocazioni classiche dell’arte antica romana (Fig.8). Qualcuno le ha assimilate alle Twiggies di oggi e quindi più vicine a noi dei nostri prototipi rinascimentali artisticamente più validi ma più antichi in carne.

Lucrezia, Giuditta e Salomé, mitiche eroine tra sacro e profano, sono descritte nel trionfo del loro potere sull’uomo e ammantate di una fredda eleganza nordica, ma parimenti ricche di fascino femminile. (Fig.9-10).’Aristotele e Fillide’ (Fig.11) é un quadretto delizioso per l’ironia della scena: il filosofo a quattro zampe si lascia cavalcare dalla donna riccamente abbigliata a dimostrazione che anche un saggio cede al potere seduttivo.

Nelle scene mitologiche, cosi’ care alla tradizione d’oltralpe, le sembianze brute dei selvaggi misurano la loro sconfitta di fronte al portamento altero delle figure femminili, le quali nonostante soccombano alla violenza maschile, mostrano impassibilità e fierezza nei loro corpi nudi.(Fig.12).

Bellissimo é ’La famiglia del Fauno’(Fig.13) di Los Angeles. Il paesaggio é straordinario per la nitidezza del riflesso nell’acqua. L’aura é deliziosa e la grazia della scena é raffaellesca. Il tema dell’uomo primitivo in voga alla corte sassone qui si puo’ interpretare come una metafora della Bella e la Bestia, cosi’ incolto lui e cosi’ divina lei. Il doppio paesaggio esprime il primordiale in basso e sullo sfondo la città e il castello evidenziano la civiltà.

Stupendo il ’Davide e Betsabea’ e non fa meraviglia se Picasso si sia soffermato a lungo su di esso. Un gruppo di donne dall’aspetto lezioso conferisce al paesaggio armonia e delizia, mentre degli uomini dall’alto in un mormorio silenzioso e rispettoso guardano e ammirano la scena sottostante. Se altrove Betsabea é ritratta nuda, qui si nota la valenza moraleggiante di esortazione alla virtù del sesto comandamento.

Chiaro ed evidente é l’intento di Cranach didattico moraleggiante palese nelle scritte di accompagnamento e nei soggetti che tratta più volte con ironia. Uno degli aspetti, quest’ultimo, della critica negativa che per tanti anni ha interessato la sua produzione artistica.

In mostra sono presenti quattro piccoli quadri sulla ’Coppia male assortita’(Fig.14-15): Il vecchio che compra l’amore della giovane donna con un anello e ancora più grottesco il giovane uomo che si lascia comprare dalla vecchia sdentata.

Meraviglioso é la ’Venere e Cupido’ di Princeton (Fig.16), in cui la donna presenta i biondi e ricciuti capelli civettuosamente sciolti al vento e Cupido porta un velo sugli occhi a dimostrazione della cecità dell’amore. Qui la dea si rivolge a Cranach con parole dalla sfumatura poetica, senza alcun recondito moralismo:’Un tempo fui generata dalle spume dell’oceano/ Ora, o Luca, sono rinata grazie alla tue’. La trasparenza del velo svolazzante sulle parti intime, potente arma seduttiva, é un attributo costante di accompagnamento nei suoi nudi.

Tuttavia la pittura sarà solo uno dei molteplici interessi della sua vita. Ricco e famoso si dedica ad altre attività nel commercio e negli affari pubblici. Diventa borgomastro, non tralasciando gli interessi artistici che sono anche economici, in quanto la sua bottega riceve numerosissime commissioni. Vi lavorano i suoi due figli e diversi aiutanti, che eseguono una moltitudine di copie di uno stesso soggetto. Il suo diventa un vero e proprio ’marchio’. All’epoca le incisioni avevano il valore delle fotografie per gli Impressionisti nell’Ottocento.

I paesaggi boscosi, nei quali s’inseriscono i quadri riguardanti ’L’età dell’oro’(Fig.17), ’L’età dell’argento o La stessa ’Caccia al cervo’(Fig.18), dipinto in cui scopriamo un altro Cranach attento a mille particolari, evocano tutti la leggendaria Foresta Germanica, celebrata da Tacito e assurta a ragione di orgoglio nazionalistico tra gli umanisti e artisti dell’epoca.

Nel clima di festeggiamento dei vent’anni dalla riunificazione la Germania propone uno dei suoi migliori pittori degni di rappresentare la Rinascita nazionale. In tale ottica si espleta attualmente al Bozar di Bruxelles un’altra mostra sullo stesso artista, dove é messo a confronto con tanti altri nomi illustri del cinquecento nordico. L’esposizione belga permette di completare il quadro di conoscenza della sua produzione per l’accostamento all’influenza nordica fiamminga e tedesca.

DAL 15 OTTOBRE 2010 AL 13 FEBBRAIO 2011_ Galleria Borghese
_ Piazzale Museo Borghese (Parco di Villa Borghese) 00197 - Roma
_ Informazioni e prenotazioni biglietti