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Gilberto Di Stazio - Istallazioni in legno e sacchi

“ Mai la guerra è soluzione, ma fonte di altra guerra”
giovedì 14 ottobre 2010 di Pietro di Loreto

Argomenti: Arte, artisti


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Ha lavorato duramente per tutta l’estate Gilberto Di Stazio per arrivare pronto alla istallazione del suo ultimo lavoro, “Il Forte”, lo scorso 21 settembre, giorno che, come si sa, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha proclamato ’Giornata Internazionale della Pace’.

Formatosi come architetto ma poi cresciuto e maturato soprattutto come scultore, Di Stazio (vedi foto nel logo dell’articolo) ha saputo coniugare anche in quest’opera “IL FORTE Istallazione in legno e sacchi”, così come nelle istallazioni precedenti, la tecnica artistica compositiva, acquisita grazie ai suoi studi.

Con una genuina manualità costruttiva, ha elaborato una creazione a cui teneva particolarmente, in considerazione del forte significato simbolico di cui si carica - a ridosso della ricorrenza cui si è fatto cenno.

Questa sua più recente fatica: un forte militare semidistrutto, composto da torrette, cannoni e trincea di sacchi di sabbia (vedi immagini – Installazione in legno e sacchi di juta - m. 5,60 x 8,60 x 2,46), non per caso è assunto a testimonianza evidente e palpabile, per così dire, delle conseguenze della guerra, ma, più generalmente, è una allegoria dei conflitti delle distruzioni delle conflagrazioni che hanno costellato il cammino dell’uomo e che purtroppo ancora ne condizionano l’esistenza in tante parti del mondo.

Dunque, in questo senso, severo ammonimento a tutti su quello che rischia di essere il futuro prossimo venturo. Del resto, la scultura resterà all’aperto per tutta la durata dell’evento, volutamente, proprio per rimarcare -come fosse un work in progress- l’ineluttabilità del disfacimento che l’azione disgregatrice del tempo opera, se l’uomo non riuscirà ad operare un’inversione di tendenza (fig. 5).

Di Stazio da tempo è impegnato in questa sorta di documentazione visiva, concreta, allusiva della condizione dell’uomo contemporaneo. _ L’istallazione ’Campo 6’ (vedi immagini - cartone - m. 8,65 x 5,10 x 2,35) del 2007, ad esempio, richiamava immediatamente alla memoria la vicenda dei lager nazisti, con le sinistre torri alcune abbattute, ma altre ancora ben salde e quasi raggelanti nella loro minacciosa verticalità, quasi un segno di intimidazione verso l’uomo sulla possibile, se non inevitabile, ripetibilità infinita del male.

Non si tratta neppure, a nostro parere, nel caso delle opere di questo artista di ’mostre d’arte’, bensì propriamente di raccolte di documentazioni che assumono rilievo di testi d’arte in quanto valutati non solamente con il metro dell’estetica. _ Basti pensare alle istallazioni del 2008, innanzitutto ’La città dei Clochard’ (vedi immagini - istallazione, cartone pressato - m. 8,20 x 3,40 x 1,35) emblematicamente ’costruita’ con materiale tra i più poveri e deperibili, il cartone.

Essa è rappresentata tramite quelli che appaiono come veri ’moduli’ architettonici, però tanto impropri e sghembi da sconsigliarne senz’altro l’abitabilità; una particolare condizione di incertezza accentuata dalla seconda opera presentata nel corso del 2008, cioè ’Equilibrio instabile’ (vedi immagine - istallazione, legni e corde)

Viene da chiedersi, di fronte a queste istallazioni, quale ideologia vi sia sottintesa; l’artista in effetti esprime suggestioni tattili di scene legate alla cronaca e alla storia, che richiamano ad ulteriori e tragiche verità, secondo una visione ontologica del reale che unisce insieme verità e presenza delle cose e che fa sì che la scultura non si cristallizzi ma entri quasi in forma dialettica nello spazio, acquisendo per di più caratteri a loro modo ’sociali’; è quanto, a nostro parere, Di Stazio vuole realizzare: asserire una funzione comunicativa; lette certe performance sotto questa particolare curvatura, si capisce come per lui quello che conta è l’esito.

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Equilibrio instabile

In questo consiste la novità dei lavori di Di Stazio, che non sono accomunabili con movimenti o vicende artistiche moderne o passate; se è vero, infatti, che per tecnica, materiali utilizzati, modalità compositive, forti sono i richiami ad esperienze analoghe di artisti contemporanei, è altrettanto vero che del tutto autonomo ed individuale è il linguaggio, testimoniato da una concezione che esalta l’asprezza della forma e mette volutamente in rilievo la ritmica figurativa.

L’ultimo lavoro di Gilberto Di Stazio (“Equilibrio instabile”) è visitabile fino alla fine del mese di ottobre nei giardini della Casa dell’Architettura di Roma P.za Manfredo Fanti dal 21/9/2010, fino al 30/10/2010