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La Giustizia Umana (parte seconda)

Acute riflessioni con risvolti sulla situazione italiana della Giustizia con una aspirazione alla certezza del diritto
sabato 1 maggio 2010 di Michele Penza

Argomenti: Opinioni, riflessioni
Argomenti: Politica


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Non è la bontà che la nostra società ha perso: quella non l’abbiamo mai avuta. Ciò che abbiamo perso e dobbiamo recuperare è la certezza del diritto.

Partendo ancora dalla vicenda storica dei galilei che ho preso quale spunto per alcune considerazioni di carattere generale sulla giustizia, un tema che mi sta molto a cuore perché mi sembra che evidenzi una carenza particolarmente grave del nostro paese, volevo proporvi un’altra riflessione mia personale, per quel che può valere.

A prescindere dalla nostra posizione odierna nel merito della condanna di Cristo, avevano davvero tutti i torti i Sadducei, dal loro punto di vista, nel cercare di disperdere quel gruppo di sovversivi eversori dell’ordine costituito di una società giudaica di cui loro erano classe dirigente, o avevano intravisto profeticamente il pericolo che un giorno gli eredi dei perseguitati li avrebbero travolti e, a loro volta, perseguitato con ferocia ancora maggiore?

E, serenamente, una nazione in perenne lotta per la sopravvivenza, che aveva trovato una sua identità e una sua filosofia di vita basate tutte sul più rigoroso monoteismo, poteva accettare tranquillamente l’ipotesi che un uomo qualsiasi, ’Ma chi, quello? Ma sì, il falegname, quello che ha la bottega a Nazareth, dietro la sinagoga’, fosse ossequiato come persona divina senza contraddire e annullare se stessa?

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Sadducei

Dobbiamo convenire che saremmo rimasti perplessi e scettici anche noi a sentir qualcuno predicare in piazza di esser figlio di Dio, e renderci conto che gli interessi della lobby dei Sadducei trovarono nel contesto storico e ambientale robusti supporti e argomenti logici e teologici.

Cosa voglio dire? Che nelle vicende umane ci possiamo trovare da una parte o dall’altra, ma quando andiamo a vedere le carte a mente fredda, senza prevenzioni di alcun genere, verifichiamo che non è poi così facile stabilire da che parte stia il diritto, a chi appartenga veramente la ragione, e anche quando non ci vorremmo sbilanciare e cerchiamo di non far torto a nessuno troviamo che è pure difficile spaccare la mela a metà, perché le mele di questo mondo non sono mai perfettamente simmetriche.

Qui allora può entrare in ballo il ragionamento accademico su quell’altro dei mondi, quello in cui la giustizia non falla perché non sta in mano ai laureati di Tor Vergata, ma in quelle di Dio. Una idea suggestiva, senza dubbio!

A giudicare da quanto spesso l’uomo se ne sciacqui la bocca sembra proprio che il concetto ideale di giustizia sia una sua idea fissa, in termini filosofici che sia patrimonio della sua anima aristotelica. Ce l’abbiamo in mente da quando siamo nati, è stato argomentato, ci deve essere quindi un mondo delle idee dove la giustizia preesista, regni, e dove sia anche perfetta. E’ da lì che ci viene.

E perché no? Può essere. Diamola per buona. Però il discorso non finisce mai qua. Lo diciamo tutti di avvertire connaturato nell’animo un anelito insopprimibile alla giustizia, ma al contempo diciamo pure altre cose, diverse e contraddittorie. Per esempio che vorremmo legare alla nostra idea di Dio, che è il Bene assoluto, anche i concetti di bontà e di perdono. E anche questi concetti da dove dovrebbero provenire se non dalla stessa fonte? Dio è sopratutto carità, sosteniamo noi cristiani. Allah è grande e misericordioso, dicono gli islamici. Gli ebrei, da quei volponi che sono, prudentemente non dicono niente ma si rimettono alla sapienza del Santo. Un po’ come i nostri avvocati d’ufficio al giudice quando non è il cliente a pagarli.

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La Dea della Giustizia

Allora come la mettiamo? Giustizia e misericordia sono due cose del tutto diverse, sono come l’acqua e l’olio che non si possono mescolare. Sarebbe il caso di decidersi: vogliamo la giustizia o preferiamo il perdono? E’ meglio il perdono, eh! Ma non è per caso che vorremmo il perdono per noi e la giustizia per gli altri?

Davvero, ogni volta che il discorso inciampa sullo scalino della giustizia devo tenermi forte per non cadere perché mi si confondono le idee. E tuttavia qualche punto fermo che sia valido per tutti lo dobbiamo pur trovare. Se Cristo e Socrate, Gandhi e Mandela, personaggi che è riduttivo se non offensivo definire degli innocenti perché furono veramente molto di più, furono dei virtuosi, hanno affrontato senza colpe il rigore della legge senza tentennare, e senza chiedere sconti per vip, credo che potremmo trarre da loro una indicazione abbastanza precisa: quella deve essere la strada. Forse il bandolo della matassa potrebbe essere proprio una considerazione che dalle loro vicende si ricava.

Le leggi non vanno santificate perché sappiamo bene quanto siano soggette alla relatività di tempi, situazioni, costumi e punti di vista, e tuttavia resta fermo il punto che una società senza regole non sopravvive. Cominciamo allora dal rispettare le leggi che noi stessi ci siamo dati, e dal farle rispettare sempre e da chiunque allo stesso modo. Se non altro potremo verificare presto se le regole che abbiamo stabilito possano funzionare o no: nel caso potremo anche cambiarle.

Per quanto concerne poi ’delicatessen’ quali bontà e perdono, temo ahimè che sul punto abbiano ragione gli ebrei: non sono cose che ci appartengano. Non intendo affatto che siano valori da sottovalutare ma che, ove esistano, possano essere patrimonio del singolo individuo e non di una società, almeno sul piano giuridico. Merce rara come i tartufi, li possiamo trovare sulla tavola di qualche gourmet ma non ce n’è per tutti. In mano poi a qualche giudice che magari ha vinto il concorso con la raccomandazione dell’onorevole (ce n’è qualcuno), potrebbero anche essere fonte di ulteriore ingiustizia e produrre danni molto maggiori dei benefici.Non è della bontà che sentiamo oggi la mancanza nella nostra società, perché quella non è vero che l’abbiamo persa. Non l’ abbiamo mai avuta. Ciò che abbiamo perso, e che dovremmo assolutamente recuperare per salvarci, è la certezza del diritto!