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BUON NATALE, CARI SCUGNIZZI!

Lettera di una prof. che non si arrende
sabato 19 dicembre 2009 di Giovanna D’Arbitrio

Argomenti: Opinioni, riflessioni


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- Occhi che …
- ti sfidano,
- beffardi, ribelli,
- tristi, ostinati:
- svantaggiati.
- Occhi che…
- ti guardano
- cupi, vuoti,
- disorientati:
- svantaggiati.
- Occhi che ….
- implorano giustizia
- e hanno un lampo
- d’improvvisa dolcezza
- per un gesto gentile,
- un po’ d’attenzione,
- un sorriso, una carezza.

Scrissi questi versi piangendo lacrime di rabbia, dopo l’ennesimo rifiuto di un preside alla mia richiesta di corsi di recupero di italiano e matematica per gli alunni “svantaggiati”, cioè umili ragazzi del popolo che

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Scugnizzo con chitarra, 1878
Mancini, Antonio (1852-1930)

un tempo erano chiamati “scugnizzi”, descritti spesso da grandi artisti in letteratura, pittura (“scugnizzo con chitarra” A. Mancini) e scultura (Vincenzo Gemito), protagonisti in diversi film e musical, come “Scugnizzi” di Nanni Loy.

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scugnizzo_gemito

Nelle scuole invece oggi essi vengono definiti “svantaggiati”, un triste termine che si riferisce al divario culturale che li contraddistingue rispetto al resto della classe, come un marchio che sta ad indicare un background socio - culturale pieno di drammatici problemi. Per loro mi sono sempre battuta in tutte le scuole in cui ho insegnato, chiedendo corsi pomeridiani, strategie didattiche più efficaci e quant’altro e ricevendo in cambio dal preside di turno sempre la stessa risposta. Allargando le braccia, con un senso d’impotenza, mormorava: - Mi dispiace, prof. D’Arbitrio, ma non ci sono soldi -.

Nella Scuola Statale, che dovrebbe garantire a tutti il diritto allo studio, per questi alunni “non ci sono mai soldi”, per cui, non colmando il divario iniziale che di solito li separa dagli altri alunni, non riescono a “tener il passo” e accumulano lacune sempre più gravi. Emarginati dai compagni più fortunati, incompresi e poco curati in classi numerose, sviluppano atteggiamenti pieni di ribellione oppure si chiudono in un silenzio cupo e triste. Spesso “bocciati”, molti di loro abbandonano gli studi, oppure, promossi solo per pietà, alla fine comunque escono dalla scuola dell’obbligo senza una preparazione adeguata per proseguire gli studi, acquisire delle competenze in qualche campo e accedere a un decente posto di lavoro. Così in Campania tanti ragazzi vengono facilmente reclutati dalla criminalità organizzata. Roberto Saviano col suo significativo e possente Gomorra ha coraggiosamente acceso i riflettori su questa tragica realtà.

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la-classe

Ad essi si sono aggiunti ora i figli degli immigrati. Altri problemi! Quando vidi il film “Entre les Murs” di Laurent Cantet, lo trovai drammaticamente realistico. Nello stesso tempo potei constatare che le scuole delle banlieues, rispetto a quelle dei quartieri “a rischio” del nostro Sud, sono quasi dei paradisi. I Francesi , infatti, hanno investito notevoli risorse economiche in strutture moderne, validi sussidi scolastici, tempo pieno, mense scolastiche, équipe psico - pedagogiche , puntando (dato più importante!) all’integrazione. Insomma, i soldi li hanno spesi in passato, continuano a spenderli per l’istruzione e sono meno razzisti di noi.

Dopo tanti anni d’insegnamento, ripensando a loro, ai miei cari “scugnizzi”, vedo i loro piccoli visi scorrere nella memoria e spero di averli aiutati in qualche modo. Quante lotte, quanto duro lavoro, quanti soldi del mio misero stipendio spesi per penne, quaderni, libri e piccoli premi d’ incoraggiamento per ogni meta conquistata!

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La scuola
(come dovrebbe essere)

Voi, cari ragazzi non mi avete mai delusa, anche quando i risultati scolastici erano scarsi per tante obiettive, insormontabili difficoltà. Voi, non solo avete arricchito la mia vita con il vostro affetto, ma avete dimostrato che comunque tanti umili insegnanti come me riescono a farvi “crescere come persone”. Affrontando il loro difficile lavoro quotidiano con serietà, professionalità e amore, essi ottengono notevoli risultati malgrado i continui “tagli” sull’istruzione, le scuole fatiscenti, le crescenti riduzioni del personale, le classi sovraffollate, la mancanza di continuità didattica per mobilità e precariato, i bassi salari e quant’altro.

Concludendo, ragazzi, non mi resta che farvi un augurio e una raccomandazione:

BUON NATALE, CARI SCUGNIZZI! STUDIATE SENZA SCORAGGIARVI. LA CULTURA SARA’ LA VOSTRA SALVEZZA.