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Porci senza ali

Alcune interessanti commenti e osservazioni su argomenti di attualità
giovedì 1 ottobre 2009 di Michele Penza

Argomenti: Opinioni, riflessioni


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‘Porci con le ali’ è espressione della lingua inglese, mutuata dal famoso libro di Lewis Carrol ‘Alice nel paese delle meraviglie’ e si usa per indicare cosa sommamente improbabile e inaudita, più o meno l’equivalente del nostro ‘asino che vola’. Nell’omonimo romanzo di L. Ravera, applicata a una storia di giovani che cercano di affermare la loro libertà, anche in campo sessuale, al tempo in cui si diceva che il personale è politico, acquista in italiano anche un’altra valenza più letterale, un po’ ambigua.

E’ passata molta acqua sotto i ponti da quando Lidia Ravera ha gettato un sasso nello stagno della nostra letteratura con un bestseller che già nel titolo, ‘Porci con le ali’, segnalava la presenza di una mutazione nel costume e nello stile di vita giovanile della nostra società. Eravamo ancora sull’abbrivio del 68 che tante speranze e illusioni aveva suscitato, e il libro della giovane autrice venne salutato generalmente con favore, e da taluni con entusiasmo. Uno sbuffo d’aria fresca, disse qualcuno, solo un ruttino liberatorio, pensò qualche altro, ma l’orientamento complessivo fu positivo, di consenso. Tutti, almeno quei pochi che leggono, l’abbiamo letto. L’universo giovanile condivideva quel senso di soffocamento, di costrizione, che l’autrice lamentava e sentiva di volersene liberare assieme a lei. Era questo il ruolo e il significato delle ali.

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Mi viene in mente oggi questo titolo quando rifletto su un fenomeno più ampio di evoluzione, o meglio di involuzione, di tutt’altro segno, della nostra società che verifichiamo nella realtà di questi ultimi decenni, ossia il lento ma progressivo slittamento in una deriva di volgarità i cui sintomi sono stati troppo a lungo volutamente trascurati e che ora esplodono clamorosamente.

L’argomento principe odierno, lo yoyo, con cui tutti ora amano baloccarsi è il pianto per l’etica perduta, della quale tutti improvvisamente avvertirebbero fortemente la mancanza per cui ne reclamano a gran voce il ritorno sulla scena, rimproverandosi reciprocamente comportamenti indecenti e incompatibili con la convivenza civile.

A dare il via al coro delle lamentazioni è stata l’eco suscitata dalle notizie relative a vicende pubbliche e private del nostro presidente del consiglio, un singolare personaggio che unisce a tante altre caratteristiche, positive e negative, una singolare difficoltà a tenere chiusa la patta dei pantaloni. Per tipi come Briatore o il principe V.E. di Savoia questo può essere nel giro dei loro fans un nastrino all’occhiello, per il premier invece da questo può sorgere una fonte di imbarazzo per tutti, ergo, lamentazioni, strida e ‘suon di man con elle’. Lamentazioni giustificate, naturalmente, è innegabile. Siamo di fronte quindi a un problema di cambiamento del premier?

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Potere & Amore
La copertina del settimanale tedesco "STERN" del 4 giugno 2009

Sì, si pone anche quello, ovviamente, ma c’è molto, molto di più. E’ un problema politico e come tale non riguarda mai un uomo solo, riguarda la ‘polis’. Come si è arrivati a questa situazione, qualcuno se lo chiede? Come mai una considerevole parte del paese preferisca essere governata dal personaggio in questione piuttosto che da altri ce lo possiamo spiegare? E quando, sia pure giustamente, alziamo l’indice accusatore sugli altri ci siamo prima domandati chi e cosa siamo noi?

Non credo sia un caso se i governi italiani di maggior durata nel secolo scorso siano stati quelli di Giolitti e di Mussolini, un borghese e un popolano molto diversi fra loro ma che, ugualmente, ad altri fattori hanno saputo aggiungere una cinica e sapiente utilizzazione politica della loro perfetta conoscenza dell’anima canaglia di questo paese.

Sbaglio o questo è il paese che per due volte, in tutti e due i grandi conflitti mondiali, all’inizio si trovava da una parte e alla fine ne è uscito dall’altra? E’ morale? Non è questo il paese nel quale l’evasione fiscale è l’ideale sognato da tutti e perseguito da quei fortunati che possono farlo impunemente? Non è qui il posto dove chi compra una casa per dieci giura che ha pagato cinque? Non è il paese dove la politica è concepita e praticata in tre quarti del territorio solo come scambio di voti contro favori? (Nella restante parte il fenomeno è meno devastante ma in compenso c’è una consistente presenza di neolongobardi che nella illusoria speranza di pagare in futuro meno tasse mettono tre galli nel pollaio perché devono rinnegare ogni giorno lingua, bandiera e patria).

Qualcuno provi a ricordare quali fossero lo stile e il linguaggio della comunicazione nei tempi andati, quale dovesse essere il comportamento della persona in un luogo pubblico e nella scuola e faccia il confronto con quelli odierni, e si renderà conto che quelli della caserma e dello stadio hanno sostituito nei rapporti quotidiani qualunque altro linguaggio. Sarebbe utile interpellare in proposito un professore di scuola di qualsiasi ordine e grado e sentire cosa deve sopportare da ragazzette baldanzose con l’ombelico al sole, o da mocciosi semianalfabeti, che poi sarebbero i nostri figli.

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Una scena da: La badante
Testo e regia: Cesare Lievi

In un precedente articolo parlavo della disaffezione al lavoro degli italiani, un fenomeno ormai conclamato e generalizzato. E’ un segnale di moralità? La mia colf a ore lavora per me e per altre cinque persone tra cui un senatore della repubblica. Come mai di tutti costoro io solo la ho regolarmente denunciata e ne pago i contributi all’INPS?

Ricordo che in un civile confronto di opinioni con lo stesso direttore di questa Scena Illustrata mi è stata rivolta questa domanda che, spero mi perdonerà, mi è sembrata un po’ retorica: ‘Non crede lei che il presidente del consiglio dovrebbe essere esempio di normale moralità e giustizia?’

Caspita! Certo che lo credo. Dirò di più. Anche l’amministratore del mio condominio a mio avviso dovrebbe esserlo. E vorrei che lo fossero anche il salumiere all’angolo, e il vigile urbano quando fa le contravvenzioni a percentuale. Io stesso sento che dovrei esserlo per tutti gli altri, e non sempre ci riesco.

Abbiamo avuto notizia che nel compartimento di Lecce sono stati arrestati diciotto agenti della Stradale, praticamente tutto il compartimento, per complicità con la mafia dello smaltimento dei rifiuti tossici. Vi dice nulla? Non si tratta di una mela marcia ma di tutto un albero secco. E vogliamo parlare dei magistrati che passano documenti d’ufficio riservati ai giornalisti amici?

Da quanti anni non si è scritto in Italia un grande libro? Da quando non si produce un grande film, non si scrive una gran bella canzone? Da quanto tempo non si fa della grande poesia? Oggi sento parlare solo di Alda Merini, una creatura dolce che ha avuto problemi psichiatrici, quasi a simboleggiare il ruolo border-line della poesia nella nostra società civile.

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Alda Merini

E’ sotto gli occhi di tutti che la nostra crisi morale nasce e si avvita nel vuoto di una profonda crisi culturale.

Che dire ancora? Questa è la fotografia del paese colta nello standard dei comportamenti pubblici e privati dei suoi cittadini: porci, ahimè, e basta. Senza ali. Notate bene che non faccio qui riferimento a mafiosi e malavitosi che peraltro non fanno che il loro mestiere. Parlo dei cittadini normali, delle cosiddette persone per bene come amiamo definirci e considerarci.

Ora che il bubbone finalmente è scoppiato e non è più possibile seguitare a far finta di non vedere, come abbiamo fatto finora, la deriva appare inarrestabile ma qualche cosa la dobbiamo pur fare per contrastare la tendenza.

Una soluzione teoricamente possibile, sebbene di non facile realizzazione, sarebbe quella di cominciare a cambiare un po’ il nostro modo di essere, ma urgentemente: è tutto qui il nocciolo del problema. Un colpo di tallone che ci sospinga in alto e ci aiuti a tornare a galla. Migliorando l’humus vedreste che subito cambierebbero tante cose, anche il presidente, con tutto il consiglio.

Puntare esclusivamente sul processo inverso porterà a un’altra delusione, perché ne abbiamo avuto di gentiluomini ai vertici delle istituzioni, e qualcuno ce n’è ancora, purtroppo non sono rappresentativi del paese ma solo di se stessi. Occorre ben altro..