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La moralità del Welfare. Contro il neo liberalismo bipartista (Donzelli, Roma, 2008)

WELFARE, IDEOLOGIA E PRAGMATISMO TRA EUROPA ED USA


mercoledì 24 giugno 2009 di Carlo Vallauri

Argomenti: Economia e Finanza
Argomenti: Politica
Argomenti: Recensioni Libri
Autore del Libro : Laura Pennacchi


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Studiosa di economia finanziaria, Laura Pennacchi unisce alla attenta ricerca un impegno politico di primo piano. Negli anni scorsi l’abbiamo vista autrice di un libro non molto gradito ai conservatori nemici della tassazione, adesso in La moralità del Welfare. Contro il neo liberalismo bipartista (Donzelli, Roma, 2008) muove dal “modello sociale europeo”, come si è delineato nell’esperienza del secondo “novecento, per riprendere i temi del rapporto tra “norme” e “moralità” per soffermarsi poi sui molteplici significati di “pubblico”, sottolineando in particolare il concetto di “terzietà”, nel senso di “interesse terzo”, quale garanzia di fiducia. Ma accanto alla equità – prosegue – occorre guardare alla nozione di sicurezza, quale “solidarietà istituzionalizzata”.

Non sempre però – si può osservare – simili criteri definitori riescono a cogliere esattamente differenze e caratteri inerenti a concretezze operanti con le quali gli attori della vita locale si confrontano.

Più chiari appaiono i concetti inerenti le “basi valoriali” del Welfare state, attentamente analizzati in questa ottima ricostruzione sia delle fonti normative del neoliberismo che dei riferimenti etico-normativi della condotta umana. Ma l’intervento dello Stato in economia non va visto, a nostro avviso, come una scelta ideologica quanto come una necessità pragmatica. D’altronde ne abbiamo avuto conferma nei mesi trascorsi tra la pubblicazione di questo interessante libro e la odierna constatazione delle misure interventiste messe in atto proprio in quella che era considerata la Mecca del neo-liberismo ispirato a Milton Freedman.

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La finanziarizzazione dell’economia ha introdotto meccanismi che hanno sregolato proprio quella “terzietà”, prima richiamata. Pennacchi, dopo aver ribadito le sue tesi sulla “legittimità democratica” della tassazione, che in verità nessuno mette in dubbio ma che – come ha mostrato l’esperienza di Padoa Schioppa al governo – può produrre più effetti di privilegi a favore d’interessi esclusivi che salvaguardia d’interessi “generali”. Piuttosto è da leggere con grande e motivata adesione la parte del libro nella quale sono lucidamente posti in rilievo – anche se ancora con un punto interrogativo – gli elementi di crisi nel Welfare State, e l’autrice ne sa indicare con chiarezza i limiti nella fattispecie americana della privatizzazione del rischio, una tendenza che però ha comportato in conclusione una estensione della crisi. L’incremento delle diseguaglianze registrate negli USA era evidentemente la conseguenza dei “rischi” malamente istituzionalizzati. In confronto nel modello sociale europeo si è realizzata una mediazione tra iniziativa politica e adattamento istituzionale. Diffuse sono le indicazioni provenienti dalla osservazione delle esperienze socialdemocratiche europee, specie nei paesi scandinavi. E proprio la domanda interna rivela ormai da tempo i fattori negativi conseguenti alle precedenti scelte.

La direzione riformatrice esposta nel libro e proposta quale “indirizzo riformatore” dello stato sociale trova un limite proprio nelle considerazioni acute dell’A. circa la possibilità di trasformazioni qualitative scaturenti da procedute poggianti sulla forza dei numeri perché queste stesse procedure di decisioni pubbliche tendono a riprodurre i rapporti di forza numerici della situazione di partenza. Ebbene proprio la “riproduzione dello status quo” a noi sembra la esemplificazione precisa di quanto avvenuto in Italia negli ultimi tempi, pur nell’alternarsi di schieramenti nominalmente contrapposti. In effetti la realtà gioca grosse sorprese. L’approccio dello sviluppo umano, evocato secondo le idee di Amantya Sen, cozza contro interessi identificativi che nessuna volontà “democratica” è in grado di rimuovere. Ecco perché le condivisibili speranze “per un umanesimo radicale” appaiono realisticamente più una apprezzabile dichiarazione di fede che non la ricostruzione delle stesse accuratissime indagini riportate nel libro. La combinazione tra motivazioni di equità e motivazioni di efficienza che sono – al fondo – centrali nella lotta politica in Italia è variamente interpretata, ad esempio, dagli elettori italiani – i veri attori chiamati a scegliere tra opposte opzioni – al punto che, a noi pare, essi tendono a preferire tra due schieramenti di per sé complementari, quello che sa meglio “vendere” la sua “efficienza” rispetto ai modelli valoriali, un amaro richiamo al presente da non trascurare.

Come in altri testi anche in questo recente, Laura Pennacchi mostra le sue qualità di analisi e di chiarificazione dei problemi, ed è per questo che anche la lettura di quest’opera arricchisce certamente chi ne affronta le complesse valutazioni.