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CONVIENE FARE IL BENE? LA RISPOSTA DI BRECHT

NELLO SPETTACOLO DI MARIANGELA MELATO
giovedì 14 maggio 2009 di Carlo Vallauri

Argomenti: Teatro


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Tra le opere didascaliche di Bertolt Brecht L’anima buona del Sezuan è una delle più esemplari. La semplicità del testo, in una esplicita parabola evocante l’elementare separazione tra il male – sin troppo diffuso e presente in tanti di noi – ed il bene – frutto sereno per pochi – consente allo spettatore di distinguere immediatamente le due contrapposte posizioni e quindi di sentirsi coinvolgere emotivamente nei comportamenti umani che si susseguono sulla scena. Eppure nel corso dello svolgimento teatrale potrà emergere come non sempre la divisione sia chiara e netta: nello stesso individuo vi possono essere entrambe le propensioni, donde uno sdoppiamento di personalità che va interpretato e compreso.

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Bertold Brecht

Gli dei che scendono nella regione del Sezuan in cerca di “un’anima buona” sono divinità “bonaccione”, subito pronte a riconoscere dove sono le virtù, mentre gli abitanti di quella terra sono variamente composti secondo inclinazioni non tutte encomiabili e sovente falsificanti. Ecco allora la difficoltà di secernere i veri buoni sentimenti degli uni e la malvagità mascherata degli altri. Buon per loro, gli dei incontrano un acquaiolo che riesce a indirizzarli verso un luogo dove possono alloggiare: è la casa di una prostituta, pronta ad aiutare chiunque abbia bisogno di lei, abituata com’è a soddisfare ogni tipo di esigenza altrui.

E da questo preludio prende avvio la commedia che mostra in dieci scene le vicende dell’ “anima buona” alle prese con vicini pretenziosi, innamorati forse ma mossi da interessi egoistici. E sarà Sun, un aviatore al momento disoccupato, a carpire la “buona” fede della prostituta Shen-te, la protagonista che – subito premiata dagli dei con una somma di denaro – può rilevare una tabaccheria e diventare così una commerciante, preda per l’ammiratore che la trascina verso il matrimonio, in realtà una trappola per la donna, della cui disponibilità al bene tutti profittano. E allora la prostituta sfruttata s’inventa l’esistenza di un cugino, ricco e prepotente, cinico e autoritario per tenere a bada profittatori d’ogni sorta.

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Shen-te - Melato

E sarà proprio lo sdoppiamento di Shen-te tra “anima buona” e il suo parente cattivo ad essere il motivo centrale dell’intera storia, sino a quanto questo presunto ed inesistente cugino viene addirittura accusato di aver ucciso la poveretta. La doppiezza si rivela anche in altri personaggi come lo stesso aviatore o il barbiere, proprietario di alcuni baracche. Infine gli dei, tramutatisi in giudici nel conseguente processo, saranno lieti di apprendere la verità e tributeranno alla donna il giusto premio per la bontà mostrata, ma andandosene, lasceranno Shen-te nel dubbio e nella disperazione, perché la realtà resta sempre minacciosa per chi, in terra, è troppo “buono”.

Alle prese con un destino inclemente, la protagonista mostra quanto sia difficile vivere per chi ha troppo nobili intenzioni, come anzi possa anche involontariamente procurare qualche complicazione, quel che appare certo è quanto sia ingannevole la speranza centrata nei dieci biblici comandamenti.

Brecht può sembrare allora in contraddizione tra la sua convinzione marxista che la vita è condizionata dallo stato di “classe” in cui ciascuno si trova, mentre qui i suoi personaggi sono chiamati a muoversi tra gli inevitabili contrasti sociali e la “gentilezza” premiata dagli dei. Ebbene, malgrado la pesantezza degli eventi, mostra che la “dolcezza” può avere ragione del cinismo e della non-violenza, e proprio in quest’ultimo senso sta la ragione profonda e dunque l’attualità del testo.

Ma vi saranno sempre degli dei (o esseri umani) pronti a premiare la bontà come in questa singolare vicenda? Ecco la domanda finale destinata a restare senza risposta, a meno che ciascuno non abbia l’umiltà di rimettersi alla propria coscienza e di agire coerentemente, senza pretendere troppo dagli “altri”.

Ferdinando Bruni e Elio De Capitani hanno diretto lo spettacolo (in questi giorni rappresentato all’Argentina) con grande rigore, per il teatro stabile di Genova, sollecitando in un certo senso gli spettatori verso una speranza di bontà, anche se attorno tutto sembra andare in senso contrario.

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La bella Mariangela

Mariangela Melato regala al pubblico una delle sue più intense potenzialità espressive, nella “gentilezza” di Shen-te e nella “durezza” di Shui-ta: ma quel che nel testo è sdoppiamento di personalità, nella sua partecipata vibrazione vi è – possiamo dire – una sorta di raddoppiamento di energie vitali che, nel contrapporsi, mostrano una rara potenza interpretativa. L’intero cast si è calato nella rappresentazione con sentita immedesimazione da Gianluca Gobbi (l’aviatore) a Orietta Notari, da Margherita Di Rauso a Nicola Pannelli, a Marco Avogrado. Scena di Andrea Taddei articolata, ricca di colori vivaci, come i costumi, musiche di Paul Dessau.

A Roma Teatro Argentina 5 - 17 maggio 2009