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Rubrica: CULTURA


EMOZIONI E STATI D’ANIMO - LE LIRICHE DI SHELLEY

“Tutto di Shelley è consumato, tranne il cuore che non volle ardere.” (G. Byron)
domenica 3 maggio 2009 di Giovanna D’Arbitrio

Argomenti: Letteratura e filosofia


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Ho sempre pensato che la vera Arte riesca a suscitare negli esseri umani intense emozioni, risvegliando in modo misterioso sopite aspirazioni dell’anima col suo magico richiamo, un richiamo capace di estendersi e dilatarsi al di là del tempo, attraverso i secoli, con messaggi universali di oggettiva, eterna Bellezza.

La poesia lirica, in particolare, espressione più intima dell’anima dei poeti, mi coinvolge sempre a livello emotivo, come spesso accade alle persone portate all’introspezione, forse per un eccesso di sensibilità.

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Percy Bysshe Shelley (1792-1822)

Così accadde anche quando studiai le liriche del poeta inglese Percy Bysshe Shelley: benché fossi allora una moderna ragazza anni ’60 che “amava i Beatles e i Rolling Stones” ( come dice la canzone), mi emozionai come una romantica fanciulla dell’800 e ancora oggi l’anima del poeta arriva fino a me con i suoi bellissimi versi.

Vissuto tra il 1792 e il 1822, Shelley subì l’influsso degli ultimi bagliori dell’illuministica Dea Ragione, ma ancor più sentì il possente fascino dell’Immaginazione, la nuova divinità dei Romantici. Affermò, pertanto, nella sua “Defence of Poetry”, che la poesia è espressione del potere creativo dell’immaginazione e il poeta è “come un usignolo che canta nell’oscurità per alleviare la sua solitudine con dolci suoni”.

Mi colpirono subito alcuni aspetti della sua vita che si ritrovano anche nelle opere: i contrastanti stati d’animo, la “platonica” ricerca di una donna ideale, la sua “primitiva” visione della Natura, sempre animata dagli Elementi (terra, acqua, aria e fuoco), la costante lotta contro ogni forma di tirannia in difesa della libertà, esaltata nel dramma lirico “Prometeus Unbound” e in altre opere (scritte sotto l’influsso del filosofo radicale, William Godwin, padre della sua seconda moglie, Mary).

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Ritratto di Shelley che scrive il Prometeo
Joseph Severn - Keats-Shelley Memorial Museum Roma

Come un eterno adolescente, visse la sua breve ma intensa vita tra slanci pieni di entusiasmo e amare delusioni, mutevoli stati d’animo e forti emozioni che si riversarono con sconcertante sincerità soprattutto nelle stupende liriche e che, come un diario personale, segnano il suo percorso terreno. Ne scrisse tante, ma le migliori furono composte tra il 1818 e il 1822 in Italia, un paese in cui scelse di vivere( come i suoi amici George Byron e John Keats), quando la conformista società inglese lo rifiutò, dopo la sua fuga romantica con Mary Godwin verso il Continente e l’abbandono della moglie Harriet Westbrook e i dei figli, Janthe e Charles.

In effetti dopo il donchisciottesco matrimonio con Harriet, sposata per pietà, per tutta la vita Shelley inseguì una donna ideale, una sorta di “platonica” creatura di luce, come afferma il prof. Elio Chinol “un ideale vagheggiato, piuttosto che passione vissuta. Tutte le donne sono la stessa donna. Che canti di Costania (Claire Clairmont), di Emilia (Teresa Viviani) o di Jane (Jane Williams) o altre, è sempre la stessa donna che canta, lo stesso ideale”. Quando la realtà lo delude, egli spesso si chiude in un mondo ideale fatto di aeree, delicate visioni e di magica bellezza. Scrive così i poemetti Epipsychidion, the Witch of Atlas, The Sensitive Plant.

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Sala del museo
Keats-Shelley Memorial Museum Roma

Nelle bellissime liriche, dedicate a Jane Williams, To Jane: the invitation e To Jane: the recollection, l’atmosfera è quella di un paradiso terrestre pieno di luce, gioia, armonia, silenzio e pace, racchiuso in un cerchio di “thrilling silent life” (vibrante silente vita):

- A magic circle traced,
- A spirit interfused around,
- A thrilling, silent life.

La Natura è un altro tema importante delle liriche. Gli elementi del paesaggio diventano parte attiva accanto agli esseri umani o sono in perfetta fusione con essi e talvolta si animano perfino, diventano personaggi, come il Vento dell’Ovest (Ode to the West Wind) e la Nuvola (The Cloud).

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Sala del museo
Keats-Shelley Memorial Museum Roma

Il Vento dell’Ovest è uno “Spirit fierce”, uno Spirito selvaggio, che dona la vita solo attraverso la morte, trascina le foglie appassite verso la terra, la loro tomba, ma nello stesso tempo trasporta i “semi alati”, germi della futura vegetazione che la primavera farà sbocciare:

- O Wind,
- if Winter comes, can Spring be far behind?

Anche la Nuvola è una creatura, mutevole e capricciosa, che canta la libera gioia dei suoi fantastici viaggi celesti e delle sue trasformazioni: dona un’ombra leggera alle foglie immobili nei loro sogni meridiani o la pioggia ai fiori assetati, si tramuta in furia minacciosa come grandine che di nuovo poi essa dissolve in pioggia, ridendo nel fragore del tuono:

- ....then again I dissolve it in rain
- And laugh as i pass in thunder.

Un altro sogno di libertà e felicità è To a Skylark, in cui l’allodola è salutata come un “ Gioioso Spirito”, che col suo canto melodioso sparge un benefico influsso sul mondo e il suo innalzarsi sempre più in alto nel cielo, come una nuvola di fuoco, richiama alla mente l’anima alata di Platone (descritta nel Fedro):

- Hail to thee, blithe Spirit….
- Higher still and higher
- From the earth thou springest,
- Like a cloud of fire.....

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Cimitero Protestante - Roma

In altre liriche, come Arethusa, Hymn of Pan, Hymn of Apollo, Shelley rielabora vecchi miti, ricreando l’armoniosa atmosfera dell’antica Grecia con versi delicati ed espressivi, in una perfetta fusione di suono e senso, come nell’inno di Pan:

- I sang of the dancing stars....
- And Love, and Death, and Birth...

Belle anche le liriche tristi (Autumn: a dirge, Death, Evening: Ponte a Mare, Pisa, ecc.)che furono scritte in stati di “dejection”, cioè di profonda depressione nei momenti tragici della sua vita: adolescente spesso solo e incompreso, ebbe poi una difficile vita amorosa, segnata da un matrimonio sbagliato che si concluse con il suicidio di Harriet, la perdita dei figli che la legge non volle affidargli, il rigetto della società inglese, il crollo dei suoi ideali politici. Giunto in Italia per curare la sua fragile salute (soffriva di etisia), affrontò altri problemi, come il dolore per la morte di Keats, al quale dedicò il poemetto Adonais.

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Tomba di Shelley
Cimitero Protestante - Roma

Solo la natura felice, in quei momenti cupi, sembra addolcire la sua disperazione che si stempera in un profondo senso di rassegnazione, un desiderio di addormentarsi tranquillamente come un bambino stanco, mentre il mare canta la sua ultima nenia alla mente che si spegne. Nascono così gli stupendi versi di Stanzas Written in Dejection near Naples:

- I could lie down like a tired child
- And weep away a life of care....
- Till death like sleep might steel on me
- And breath over my dying brain its lat monotony.

E il mare che egli amava tanto realmente lo ghermì in un ultimo abbraccio l’8 luglio del 1822, quando il suo yacht, “Don Juan”, fu travolto dalle onde durante una tempesta. Il suo corpo fu ritrovato a Viareggio e venne cremato sulla spiaggia alla presenza di Byron che così scrisse: Tutto di Shelley si è consumato, tranne il cuore che non volle ardere

 



  • EMOZIONI E STATI D’ANIMO - LE LIRICHE DI SHELLEY
    13 maggio 2009, di Giulietta degli Spiriti

    E’ forse che in qualche più lucente sfera

    ci separiamo dagli amici che qui troviamo?

    O noi vediamo passare il Futuro

    oltre il vetro affumicato del Presente?

    O che cosa è che ci porta a comporre

    uno con l’altro i frammenti di un sogno,

    parte dei quali diventa vera, e parte

    batte e ci trema in cuore?

    Non è l’oggi abbastanza? Perchè scruto

    nell’oscurità del giorno a venire?

    Non è domani proprio come ieri?

    E cambierà, il giorno che segue, la tua sorte?

    Pochi fiori crescono sul tuo cammino gelido

    e chi ti aspetta nella casa tetra

    donde fuggisti e a cui devi tornare,

    oppresso dal fardello che ti rende incerto e triste?

    ...

    I love Shelley!

    ...e meno male che c’e’ ancora chi lo legge e chi ce lo fa leggere!

  • EMOZIONI E STATI D’ANIMO - LE LIRICHE DI SHELLEY
    13 maggio 2009, di Claire Hornsby

    Wonderful article, I never knew that Shelley was friends with Byron and Keats and that they were all in Italy together, or that Shelley was in Naples. Shelley’s poems are wonderful, yet troubled and full of turmoil. A brilliant poet with a very troubled soul.

  • EMOZIONI E STATI D’ANIMO - LE LIRICHE DI SHELLEY
    12 maggio 2009, di marco.derosa@ihg.com

    "I like Shelley’s lyrics: they are the best expression of his heart, a heart that "didn’t want to burn"