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Rubrica: CULTURA


INCONTRI CON G. W. F. HEGEL

Il valore della filosofia
giovedì 16 aprile 2009 di Giovanna D’Arbitrio

Argomenti: Letteratura e filosofia
Argomenti: Ricordi


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Quel giorno di tanti anni fa c’era un certo fermento nella mia classe, poiché tra chiacchiere, pettegolezzi e battute sciocche, stavamo aspettando il nuovo professore di filosofia con tanta curiosità, augurandoci che fosse giovane e simpatico.

All’improvviso la porta si spalancò e apparve lui, il prof. Iorio, alto e robusto, sui 50, sguardo severo dietro gli occhiali, sorriso bonario e un po’ ironico. Fece l’appello, si presentò e poi cominciò ad illustrarci l’importanza della sua materia, partendo da una domanda: - Che cos’è la filosofia?

La mia compagna di banco, Annamaria, sorrise e il prof, subito l’apostrofò puntando verso di lei il suo imperioso indice : - Lei, signorina, perché ride? -. Qualcuno bisbigliò : - Che Matusa! Le dà del lei! - (traduco per i più giovani: Matusa = Matusalemme).

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Carlo Verdone nel ruolo delprofessore
Dal film Grande Grosso e Verdone

Un po’ imbarazzata, ella rispose: - Sa, professore, mio fratello dice sempre che la filosofia è quella materia con la quale o senza la quale, tu rimani tale e quale -. Prontamente egli rispose: - E’ vero! Chi è una specie di bestiola che non sa ancora ragionare e pensare, tale rimarrà per sempre, senza lo studio della filosofia -.

Passarono i giorni e quel docente riuscì a catturare il nostro interesse, così per noi la filosofia non fu più un astratto linguaggio in codice, fatto di “io e non io, essere e non essere, soggetto e oggetto, immanente e trascendente ecc.”, ma qualcosa che ci riguardava sempre più da vicino, con gli eterni interrogativi dell’Uomo sul significato della vita, del mondo, sull’esistenza o meno di un Creatore, sul Bene e il Male, sul concetto di Stato e così via.

Il prof. Iorio recitava la sua materia come un attore sulla scena, interpretando di volta in volta la parte del filosofo di turno. Un giorno, ad esempio, parlando di Hegel, usò tutti i toni di voce, da quelli più bassi a quelli più alti, per evidenziare parole e concetti e così declamò: - Hegel è DINAMISMO puro, per lui LE IDEE HANNO MANI E PIEDI e diventano pertanto realtà concreta! Le cose mutano da uno stato all’altro, mutano e avanzano, sempre in DIVENIRE e, in un’eterna DIALETTICA TRA TESI E ANTITESI, si compongono infine in una nuova SINTESI, nella scoperta di un nuovo significato! -. Mentre spiegava, attraversò l’aula a grandi passi, dalla finestra verso la porta, e gettò con forza un pezzo di gesso contro la lavagna, sulla quale scrisse poi due frasi:

  1. ) CIO’CHE E’ RAZIONALE E’ REALE, CIO’ CHE E’ REALE E’ RAZIONALE.
  2. ) IL VERO E’ L’INTERO.

Amava così tanto la filosofia che si entusiasmava facendo incredibili collegamenti con altri filosofi e con altre materie. Così, parlando di Hegel, estese il discorso anche ad Eraclito (il divenire) e a Pitagora (l’Uno) e poi ancora alla storia, alla letteratura e ad altre discipline, ovunque ci fosse un nesso, per farci comprendere che questo grande filosofo aveva intuito l’importante verità dell’UNITA’ DEL TUTTO: ogni aspetto del reale, sia esso empirico che spirituale, sono per lui manifestazioni dell’Assoluto, sono parti di un Tutto.

Ero tanto giovane allora, ma amavo già la libertà e la democrazia e, quindi, quando esaminammo le idee di Hegel sul totalitarismo (che causarono il nascere di due correnti opposte, la destra e la sinistra hegeliana), rimasi sorpresa e delusa, mentre ancora oggi mi affascina la sua visione organica dell’UNO.

Diversi anni dopo ritrovai la filosofia nei miei studi universitari e poi ancora quando aiutai i miei figli nello studio. Accadde così che utilizzai spesso gli appunti presi da alunna e, quel metodo particolare del prof. Iorio di presentare la filosofia in modo pratico, non solo teorico, spaziando inoltre tra diverse materie nel rispetto de ”l’unità del sapere”, fu per me veramente una significativa conquista, qualcosa che mi aiutò in seguito quando anch’io divenni insegnante.

Stranamente qualche anno fa, Hegel tornò a me di nuovo quando una mia amica mi invitò a seguire delle conferenze su ”l’Enciclopedia delle scienze filosofiche” al Goethe Institut di Napoli. In quest’opera ancora una volta mi colpì il processo dialettico del divenire che culmina nella sintesi dell’Assoluto, processo in cui ogni disciplina occupa un posto ben preciso nel sistema unitario del sapere. Poiché l’Enciclopedia stessa, quindi, rappresenta una sintesi del sistema filosofico hegeliano, più volte durante le conferenze vennero citate le opere del filosofo, come “ La Fenomenologia dello Spirito”, “Religione popolare e Cristianesimo”, “Gli Scritti Teologici Giovanili”, “La Vita di Gesù” ed altre.

L’immagine di un Hegel autoritario e antidemocratico, definito “profeta del totalitarismo” dal filosofo Karl Popper, fu discussa e respinta da molti e dal dibattito scaturì l’ipotesi che forse Hegel fosse stato spesso strumentalizzato sia dalla destra che dalla sinistra a livello filosofico, religioso e politico.

La destra, rappresentata soprattutto da Kasimir Conradi, George Andreas Gabler, Johann Eduard Erdman, Karl Friedrich Goeschel, utilizzò il totalitarismo e il cristianesimo hegeliano per arroccarsi in posizioni conservatrici e dogmatiche, la sinistra invece, che annoverò tra i suoi principali rappresentanti David Strauss, i fratelli Bauer, Max Stirner , Moses Hess, negò ogni trascendenza nel pensiero del filosofo ed esaltò elementi di critica verso la Chiesa Cattolica (sia pur velati per prudenza), nonché il ruolo prioritario assegnato da lui alla Logica e alla Filosofia, elementi derivanti da concezioni illuministiche.

Hegel fu senza dubbio un grande filosofo che influenzò tanti illustri personaggi e scatenò polemiche e discussioni: Karl Marx, Friedrich Engels, Ludwig Feuerbach, Michail Bakunin, Herbert Marcuse e tanti altri si interessarono al suo pensiero.

Anche noi discutemmo a lungo nel corso interattivo al Goethe Institut e arrivammo alla seguente conclusione: molto probabilmente, in realtà, Hegel, che nutriva una profonda ammirazione verso le istituzioni civili, aveva in sé un concetto di Stato molto elevato, ma poco realistico. Lo Stato è per lui la sintesi di tutti i principi etici e giuste leggi ai quali i singoli cittadini devono consapevolmente assoggettarsi, è l’espressione più elevata del Bene comune rispetto agli interessi individuali, cioè manifestazione dell’ “Intero” e quindi in qualche modo anche dell’Assoluto, di Dio, sempre presente nella storia, anch’Egli non statico ed immutabile, ma in continuo Divenire.

A questo punto compresi forse meglio il pensiero di Hegel, ma continuai a respingere la sua visione totalitaria dello Stato, alla luce anche delle esperienze estremamente negative inflitte a tutta l’umanità dalle dittature, le quali non sono sicuramente mai state espressioni elevate dell’ “intero”, né tantomeno dell’Assoluto. Meglio senz’altro il sistema democratico (per quanto imperfetto possa essere!), con le sue libertà fondamentali di pensiero e di parola, le libere scelte, la difesa dei diritti umani e civili.

Concludendo, posso affermare che alla fine del corso al Goethe Institut, ancora una volta potei apprezzare il valore della filosofia che aiuta a pensare, discutere e a confrontarsi con gli altri, purché tuttavia essa non rimanga soltanto sul piano di erudite e complicate disquisizioni logiche, avulse dalla realtà.