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Mario Luzi

Esempio di eccellenza e genio italiano

Aggiunge olio alla lucerna della poesia
sabato 4 giugno 2005 di Francesca Romana Cicero

Argomenti: Arte, artisti


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Mario Luzi con i suoi versi eleganti e raffinati e, nel contempo, pieni di umanità, è un poeta che aggiunge “olio alla lucerna” della poesia, come il lupo di mare de Sulla riva che “tiene desta la stanza in cui si trova”. Un vero poeta, dunque, tra tanti improvvisatori. Una poesia, la sua, mai fredda, nella quale sentimenti, interrogativi, ricordi, si mescolano ad uno stupore ed amore per la vita mai sopiti. A tal punto, da non sentirsi mai travolti nella lettura da quella “vertigine d’eventi” che è la vita stessa, rappresentata in tutte le sue forme, anche per chi non ha voce, perché mai viene meno lo sguardo del poeta, delicato ed incredibilmente mite nonostante l’acutezza. La sua produzione poetica, comprensiva anche di opere teatrali, traduzioni e critiche, è vastissima e scivola lentamente fino a noi, nel verso e nell’inverso del tempo. Dagli esordi, dalle collaborazioni con le più importanti riviste del tempo, quali “Frontespizio”, “Letteratura”, “Campo di Marte” fino alle sue ultime raccolte di versi, costante è stata la ricerca dell’essenza più profonda della vita, al di là di cuniculi, incontri effimeri e perdite, verso un’umanità più vera. Appartenuto negli anni ’30 a quella cerchia di poeti, scrittori, critici letterari (Montale, Bo, Vittorini, Sereni, Ungaretti, Macrì, Gatto) che si ritrovavano nei caffè di Firenze a discutere di letteratura, a confrontarsi, insomma a fare letteratura, per anni Luzi, instancabilmente, non ha mai cessato di rispondere alla stessa domanda, e cioè cos’era l’ermetismo. Domanda alla quale ha sempre risposto con semplicità, ricordando con commozione quella corrente letteraria che si oppose alla letteratura retorica e “roboante” del tempo, servendosi delle possibilità offerte dalla lingua (analogia, allusioni, metafore), per creare una poesia nuova. Periodo privilegiato per la poesia, mai più ripetuto, che fece esplodere una fioritura di poeti.

All’età di novanta anni Luzi ha ricevuto dal Presidente della Repubblica Ciampi l’onorificenza di senatore a vita per “aver illustrato la Patria con altissimi meriti nel campo letterario ed artistico”, e una targa dal sindaco di Roma Veltroni “per il meraviglioso lavoro che ha fatto per farci capire il valore della grandezza delle parole”. Onorificenze che hanno aggiunto fascino a questo vanto della Letteratura italiana, scomparso di recente nella sua amata Firenze senza aver ricevuto l’ambito e meritato premio Nobel. Il presidente della Repubblica Ciampi, nel ricordarlo come “uno dei più grandi poeti italiani moderni, uno straordinario navigatore del Novecento [...] legato alla purezza linguistica delle sue radici fiorentine”, lo ha definito un “esempio di eccellenza e di genio italiano”, del quale “mancheranno alla poesia italiana e mondiale la sua lucidità e la distillata bellezza espressiva dei suoi versi”. Nell’unirci a Ciampi nel commosso ricordo abbiamo tuttavia la consapevolezza che il riconoscimento più alto che possano attribuirgli i suoi fedeli estimatori è proprio la domanda accorata ed incalzante che osano ancora rivolgergli, e cioè quella di continuare a far sognare con i suoi versi e la sua umanità, che da essi traspare, quanti di noi amano la poesia. Quella autentica. Voglio fare il poeta, voglio essere come Mario Luzi: è il desiderio di molti.