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Rubrica: EDITORIALI


L’ITALIA CHE FRANA.... EDITORIALE 2/2009

Si sente dire da tanto tempo che, una volta toccato il fondo, si può iniziare a risalire….
domenica 1 febbraio 2009 di Silvana Carletti

Argomenti: Attualità
Argomenti: Opinioni, riflessioni


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Che l’Italia sia un Paese a rischio idrogeologico si sa da tempo. Non solo ci sono stati, da sempre, numerosi terremoti, ma non sono mancate inondazioni, valanghe e frane un po’ dappertutto.

Ora in Calabria la situazione sta degenerando in maniera preoccupante.

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Non sono servite a nulla, negli anni passati, le numerose denunce alle autorità competenti da parte di esperti del settore. Soltanto adesso, dopo il disastro avvenuto di recente sull’autostrada Salerno-Reggio Calabria con morti e feriti a seguito del cedimento di un terrapieno lungo i margini della stessa arteria, si cerca di ricorrere a ripari sicuramente tardivi e non risolutori.

Nonostante i continui ed inesorabili incidenti naturali, il cosiddetto”progresso” non si ferma: si continuano a costruire edifici senza alcun rispetto per l’ambiente, non si cercano rimedi efficaci contro l’inquinamento, si bruciano boschi e riserve verdi, non ci si preoccupa del continuo riscaldamento della terra, anzi, si vuole realizzare in tutta fretta un ponte a Messina, incuranti del danno che potrebbe provocare lo smottamento di una zona che è al primo posto assoluto, in Italia, nella scala del pericolo tsunami.

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Ma, si sa, gli interessi economici sono fuori discussione; è irrilevante, infatti, che in Sicilia manchi l’acqua e che la rete stradale sia, a dir poco, disastrata. E’ molto più urgente fabbricare un ponte che è già stato progettato e che coinvolge troppi soggetti importanti e fiumi di denaro ed è quindi “intoccabile”.

Quanto al vantato rimedio alla disoccupazione che quest’opera immensa potrebbe offrire, il discorso è semplicemente ridicolo. Perché vi sono tante e poi tante situazioni precarie nel nostro Paese (parlo di strade, di sistemazione di argini dei fiumi, di ricostruzione e restauro di edifici pubblici pericolanti, di smaltimento di rifiuti, solo per citare alcuni urgenti interventi), che migliaia di persone potrebbero essere utilizzate a tali scopi, molto più necessari di un ponte e che potrebbero evitare rischi e pericoli per la nostra popolazione.

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Al declino ambientale e politico visibile a tutti, si aggiunge poi, un irrefrenabile decadimento morale, una “frana” che rischia di sommergere quel poco di buono che resta negli animi a nella sensibilità comune.

Si arriva a difendere con manifesti e slogan uno stupratore, si organizzano tra giovanissimi stupri di massa o round notturni per danneggiare scuole e negozi, per non parlare dei furti e degli omicidi, il più delle volte consumati in famiglia, che finiscono per non essere immediatamente puniti con la dovuta severità. Ogni giorno si propongono come modello di vita i protagonisti de “Il Grande Fratello” o de ”L’Isola dei famosi”, i tronisti, le veline, per non parlare degli spettacoli di violenza e di immoralità offerti continuamente a tutti e a grandi mani da TV e Cinema.

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A nulla servono i richiami della Chiesa, il senso del dovere, il rispetto delle regole, l’umanità che ognuno di noi dovrebbe portare dentro di sè; purtroppo, il mondo e la società stanno cambiando in peggio e soltanto una massiccia reazione e contrapposizione sociale, politica, religiosa e, soprattutto, personale potrebbero forse evitare di far sommergere definitivamente quel poco di salvabile che resta negli uomini.

Si sente dire da tanto tempo che, una volta toccato il fondo, si può iniziare a risalire….

Ciò potrebbe anche accadere....

Ma quando?