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MORTE DI UN COMMESSO VIAGGIATORE

AL TEATRO QUIRINO
giovedì 24 febbraio 2022 di Patrizia Cantatore

Argomenti: Teatro


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Teatro Quirino Michele Placido e Alvia Reale Morte di un commesso viaggiatore Dal 22 febbraio al 6 marzo di Patrizia Cantatore

E’ in scena al Teatro Quirino Michele Placido e Alvia Reale nel dramma di Arthur Miller, Morte di un commesso viaggiatore, si tratta di uno dei più amati drammi del XX secolo e uno dei più rappresentati a tutte le latitudini. Il titolo originale Death of a Salesman debuttò al Morosco Theatre di New York il 10 febbraio 1949 e andò in scena per ben 742 repliche con la regia di Elia Kazan. In Italia fu rappresentato per la prima volta nel 1951 al Teatro Eliseo di Roma con la regia di Luchino Visconti con interpreti del calibro di Paolo Stoppa e Lina Morelli.

Protagonisti di questa messa in scena avrebbero dovuto essere Alvia Reale e Alessandro Haber, sostituito in corsa da Michele Placido per problemi di salute, la traduzione è di Masolino D’Amico, le scene di Andrea Belli e la regia di Leo Muscato, tra gli attori Fabio Mascagni nel ruolo di Biff, Michele Venitucci in quello di Happy e Duccio Camerini nel ruolo di Charley. Come ha sottolineato il regista, questa è una tragedia moderna che rivela il lato crudele del sogno americano, la denuncia verso una società liberista sempre più cinica, che non ha alcuna considerazione nei confronti della persona, considerando il successo, la produttività e il denaro, i suoi unici principi.

Willy Loman, il commesso viaggiatore, è uno dei personaggi teatrali più tragici, Michele Placido sa definire con particolare bravura e profondità i contorni di quest’uomo fratturato che ha sempre desiderato essere “benvoluto” dagli altri, dimenticandosi di essere amato dalla sua famiglia, che sogna un futuro che non è in grado di raggiungere, perché nonostante viva in un paese dove ci sono possibilità illimitate, non c’è alcuna considerazione o perdono per chi fallisce.

Willy vive con un senso di inadeguatezza rispetto ai suoi miti: suo padre fabbricante e venditore di flauti, suo fratello Ben partito per cercar fortuna in Alaska e un vecchio commesso viaggiatore di 84 anni che aveva conosciuto anni prima quando doveva decidere se cambiare lavoro o continuare con quella professione. E’ inconsapevole Willy che in questa sua ossessione del successo non si accorge di chi lo ama, comportandosi da egoista senza particolare considerazione della moglie che pure a lui si è dedicata completamente; che si limita ad essere padre riversando sui figli i suoi desideri di successo irrealizzabile, come il minore Happy che insegue i suoi stessi sogni, “sogni sbagliati” come gli rimprovererà il figlio maggiore Biff, quello a pagare le conseguenze più pesanti per quel condizionamento e l’unico a prendere coscienza dell’incapacità del padre di vivere e accettare la realtà per quello che è.

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Foto di scena

Non ha mai smesso di appassionare questo dramma, perché la vita di Willy Loman sembra essere l’archetipo che a qualsiasi latitudine si manifesta con le varianti culturali del caso. Attualissimo ancora oggi più che mai, sottolinea l’importanza di una educazione che incoraggi le qualità di ognuno in modo realistico senza sconfinare nell’egotismo o nell’immobilismo giustificante. Molte volte si sente commentare in merito a carriere riuscite, l’insinuazione di fortune che nascondono invidia e sono volte alla svalutazione dell’altro, alla delegittimazione del successo altrui e a giustificare l’immobilità e la responsabilità individuale e in Morte di un commesso viaggiatore, l’effetto di quest’atteggiamento, educazione, è evidente, tragicamente evidente sulla scena del mondo.

Bellissime le scene intercambiabili a sottolineare il dentro e il fuori dalla casa, tra scene dell’oggi e del passato, tra i fantasmi e la realtà contingente.

Grande prova di recitazione per Michele Placido e Alvia Reale, come pure Fabio Mascagni un convincente Biff,e Michele Venitucci nel ruolo di Happy, tutta la compagnia ha dimostrato grande coinvolgimento e capacità. Uno spettacolo da non perdere.