INFORMAZIONE
CULTURALE
Agosto 2022



HOME PAGE

ARCHIVI RIVISTA

Articoli on-line 6376
Articoli visitati
4697236
Connessi 11

INDICE GENERALE
INDICE MENSILE
EDITORIALE
RUBRICHE
PASSATO E PRESENTE
EVENTI
ITINERARI E VIAGGI
PARERI LEGALI
COSTUME E SPETTACOLI
QUADRIFOGLIO
TERZA PAGINA
LETTURE CONSIGLIATE
CULTURA
SCIENZA E DINTORNI
FILATELIA
LIBRI RECENSITI
AUTORI
Argomenti

Monitorare l'attività del sito RSS 2.0
SITI AMICI

a cura di
Silvana Carletti (Dir.Resp.)
Carlo Vallauri
Giovanna D'Arbitrio
Odino Grubessi
Luciano De Vita (Editore)
On line copyright
2005-2018 by LDVRoma

Ultimo aggiornamento
12 agosto 2022   e  



Sito realizzato con il sistema
di pubblicazione Spip
sotto licenza GPL

ESOTISMO

di Andrea Forte e Vivi Lombroso
giovedì 17 febbraio 2022

Argomenti: Opinioni, riflessioni


Segnala l'articolo ad un amico

Una bella tigre bengalese passeggiava tranquilla per la giungla quando sbucò su uno spiazzo erboso e vide che proprio in quello stesso momento sbucava sullo spiazzo un tigre.

Ormai era tardi per fare finta di non essersi viste, talché le due tigri si bloccarono, si fissarono, e poi cautamente presero ad avvicinarsi. Cautamente, perché non si può mai sapere… visto che non si conoscevano affatto. Anzi, il tigre era decisamente uno straniero in quel territorio, oltre che “uno molto strano”, pensò la tigre indigena, “Ma che gli era successo alle zanne ? E perché non aveva nessuna striscia scura sul corpo ?” si chiese. Tuttavia, educatamente, fece finta di non aver notato niente di anomalo, per non mettere in imbarazzo lo straniero, ed anche perché – tutto sommato – non aveva l’aria del deforme e del malato. Anzi…

Quando raggiunsero più o meno il centro dello spiazzo, per cautela si fermarono a distanza di sicurezza, e l’indigena tastò allora il terreno:

“Good morning, Sir, I haven’t the pleasure of your acquaintance. Are you may be passing ?”
“I’m sorry, Lady, but I don’t speake english. Par hasard parlez vous farnçais ?”
“I regret, Sir, but I don’t speake french. Let we make an other attempt. Forse voi parlate italiano ?”
“Oh sì… meraviglioso. Possiamo intenderci. Bene, permettetemi che mi presenti: io mi chiamo Duelame. Posso avere l’onore di sapere il vostro nome ?”
“Piacere di conoscervi, Sir. Io mi chiamo Lungattesa”. E la tigre capì subito che il nome dello straniero era ovviamente legato alla sua alienità, diciamo pure a quella che volendo si poteva definire una deformità.

Comunque fosse, si lanciarono in una conversazione. Lei spiegò di essere bengalese pura, lui sintetizzò la propria storia, e quindi la propria situazione al momento. In pratica veniva dal Mediterraneo, ed era l’ultimo esemplare delle tigri con denti a sciabola. Dunque non era deforme, pensò con sollievo Lungattesa: la razza di lui era fatta così, con due denti molto pronunciati (che conferivano un’aria molto feroce), e senza strisce scure.

Naturalmente – proseguì lo straniero - sentendosi solo, era migrato verso quei paesi dove aveva sentito dire ci fossero ancora tigri, anche se di razze diverse. Lei era la prima che aveva incontrato.

Lungattesa non solo era bella e di nobile lignaggio, ma era anche intelligente e sensibile. Capì subito che lui era sconfinatamente solo e che doveva accaparrarselo prima che lo vedessero altre tigrotte, le quali si sarebbero ben azzuffate per aggiudicarselo. Anzi, ci sarà da combattere per non farselo rubare. E poi le piaceva, lo sentiva intimamente, non era solo il fascino dell’esotico.

Allora cominciò a dondolare la coda lentamente, e poi con la punta – come sbadatamente – gli sfiorò la sua. Lui, o fosse un tipo sveglio, o fosse la prolungata astinenza, subito prese a leccarle le labbra. Allora lei si sdraiò sul dorso, mormorandogli: “finalmente ci siamo incontrati. Possiamo fare tutto quello che vogliamo… basta che non mi mordi sul collo… perché con quelle sciabole, tu capisci…

“Non ti preoccupare – rispose lui abbracciandola tutta. Queste le lasceremo solo contro i nemici. E cominciarono ad attorcigliare le code.

Negli anni seguenti nacquero parecchi tigrotti e tigrotte, con i denti leggermente allungati e qualche accenno di righe scure sul dorso. Erano unici al mondo, stranamente belli, e ferocissimi.

Il popolo una volta tanto ci indovinò e decise di adorarli come dèi.