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7 ottobre 1943 - Deportazione dei Carabinieri nei Lager Nazisti

I CARABINIERI NELLA RESISTENZA AI NAZISTI

Documentato studio di A. M. Casavola corredato da un’ampia documentazione testuale e fotografica
venerdì 19 dicembre 2008 di Carlo Vallauri

Argomenti: Guerre, militari, partigiani
Argomenti: Storia
Autore del Libro : Anna Maria Casavola


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I giorni dell’occupazione nazista di Roma sono ricordati ancora con orrore dalla popolazione che visse quei 9 mesi tra rastrellamenti e deportazioni. E se la data del 16 ottobre evoca l’arresto degli ebrei nel Ghetto con l’immediato trasporto verso i campi di concentramento il 7 ottobre 1943 (titolo del recente libro di Anna Maria Casavola) segnò ancor prima la deportazione dei Carabinieri nei lager (come precisa il sottotitolo).

L’opera, pubblicata dalle edizioni Studium, è frutto di attente ricerche eseguite presso gli archivi militari e di Stato. Come sottolinea Antonio Parisella nella prefazione, quell’evento rappresentò una emblematica prova dei caratteri repressivi che l’occupazione assumeva da un lato a finzione della città aperta e nello stesso tempo l’impegno costruttivo dei residui militari italiani rispetto all’occupante, il quale appunto volle punire esemplarmente i carabinieri quali simboli di un potere scomparso.

L’autrice mette in rilievo come le autorità tedesche abbiano deliberatamente “neutralizzato” i carabinieri per non trovare più ostacoli nella città in previsione di ulteriori giri di vite, come stava per avvenire nei confronti degli ebrei. In primo luogo i componenti dell’Arma furono riconosciuti come parte di un corpo di polizia nella particolare condizione in cui la città era venuta a trovarsi a seguito dei fatti armistiziali, ma i carabinieri ancora in servizio non intendevano assolutamente essere il braccio delle truppe straniere di occupazione, e in parte cominciarono a disertare. L’operazione di disarmo fu eseguita concentrando tutti i militari catturati nella caserma di via Legnano. Avviati nei vagoni piombati, i prigionieri vennero trasportati in Germania ed in territorio polacco, aggiungendosi alle centinaia di migliaia di soldati ed ufficiali catturati l’8 e il 9 settembre. Vengono riferiti tanti particolari e dettagli di quelle terribili giornate, con una descrizione molto accurata delle sofferenze inflitte e della comune attestazione di fedeltà ai valori della patria che quella resistenza subito assunse, ulteriore dimostrazione negativa della tesi secondo la quale la patria sarebbe morta proprio in quella stagione.

Nei campi gli internati seppero organizzarsi non esitando ad affrontare ulteriori rischi e la Casavola segue memorie e diari dei prigionieri alimentati dalla loro intatta fede. I carabinieri continuavano a seguire gli eventi esterni cercando di carpire le notizie attraverso radioline faticosamente approntate. La stessa sorte subivano oltre 600 mila italiani.

Alcuni documenti presentati nel libro

Merito della Casavola è aver poi soffermato l’attenzione, con la massima precisione documentabile, sulla fase di liberazione dei carabinieri dai campi all’arrivo degli Alleati anglo-americani e sul loro ritorno in una italia che sembrava “non comprendere” l’inferno degli internati. Nella parte finale l’autore allarga la ricerca al problema più ampio dell’atteggiamento dei carabinieri di fronte alla repubblica sociale, l’ultimo tentativo di Mussolini di ridare una giustificazione alla sua vile scelta di servire l’occupatore che egli stesso aveva favorito facendolo entrare nel territorio nazionale. Ed altrettanto interessante è il capitolo sull’attività del fronte militare clandestino dei carabinieri a Roma, dopo il 7 ottobre ’45, una partecipazione pagata con il sacrificio di alti ufficiali e carabinieri arrestati, parecchi dei quali uccisi alle fosse Ardeatine.

Il libro è completato da una serie di documenti relativi anche ad altri episodi di resistenza ai militari tedeschi, e da numerose fotografie, comprese alcune agghiaccianti lettere di delazione inviate da romani al comando germanico di via Tasso, tutte pagine dolorose che l’A. ha giustamente voluto inserire per offrire visibili testimonianze a quanti ancora tendono a ridurre portata e significato di quella dolorosa prova.