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UNA PROGRESSIVA DISEDUCAZIONE ALLA BELLEZZA

Riflessioni sul film "Titane" Palma d’oro a Cannes
domenica 10 ottobre 2021 di Giovanna D’Arbitrio

Argomenti: CINEMA, Film


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Dopo il successo del suo horror cannibalico “Raw”, la regista francese Julie Ducourneu ha ottenuto la Palma d’Oro a Cannes nel 2021 con “Titane” un film provocatorio che suscita molte discussioni e giudizi contrastanti, ma anche utili riflessioni. A quanto pare il regista Nanni Moretti ha affermato che "invecchiare di colpo succede. Soprattutto se un tuo film partecipa a un festival. E non vince. E invece vince un altro film, in cui la protagonista rimane incinta di una Cadillac. Invecchi di colpo. Sicuro".

Già in “Raw” la protagonista, in origine vegetariana, scopre l’irresistibile e cannibalico richiamo della carne, un dramma dell’orrore con un marcato gusto per il macabro evidenziata non solo dalla Ducourneu, ma anche da una parte del cinema d’autore francese (e non solo francese!) che mette sotto accusa relazioni sociali e familiari del mondo borghese e relativo sistema educativo in film come Calvaire di Fabrice Du Welz, Cannibal Love di Claire Denis ed altri.

E tornando a “Titane”, questa volta la regista ci racconta la storia di Alexia che, per un incidente stradale causato da un litigio tra lei e suo padre, viene operata alla testa dove le viene impiantata una placca al titanio. La ritroviamo adulta (Agathe Rousselle), mentre si esibisce come ballerina sexy alle fiere di automobili. Del tutto squilibrata a livello psicologico, piena di rabbia interiore pronta a esplodere, purtroppo è diventata anche una serial killer che uccide con un fermacapelli uomini o donne che vogliono sedurla, mentre lei invece sente un’irrefrenabile attrazione per le auto fino ad avere un rapporto con una Cadillac, rimanendo incinta. Durante una festa, inoltre, Alexia uccide non solo la lesbica Justine, ma anche altri invitati e poi dà fuoco alla casa dei suoi genitori provocandone la morte. Decide quindi di travestirsi e assumere l’identità di Adrien, un ragazzo scomparso, e pertanto si presenta alla polizia sotto mentite spoglie. Il padre di Adrien, capo pompiere, porta con sé il presunto Adrien a casa senza pretendere test del DNA, l’accetta pur di non essere solo e anche quando la verità viene scoperta, decide di aiutare Alexia e di tenerla con sé.

A quanto pare il titanio nel film non è solo il nome del metallo usato per le protesi, ma è anche il simbolo della resistenza che la bionda e implacabile Alexia oppone agli umani, uccisi da lei come un Terminator in versione femminile. Senz’altro il film tratta in modo spregiudicato e metaforico diversi temi dei nostri tempi, come identità e fluidità sessuali, danni prodotti da anaffettività familiare, riscossa femminile contro il maschilismo e finale richiamo all’amore che non guasta mai, poiché è l’amore che può davvero umanizzare e trasformare in modo positivo. Insomma un’opera ricca di ossimori in cui tutto è il contrario di tutto, con continue ibridazioni tra carne e titanio, umano e disumano, evidenziato non tanto dagli scarsi dialoghi, ma da scene, immagini, musiche (fotografia di Ruben Impens, musiche (Jim Williams).Incredibile la scena della strage con Caterina Caselli che canta gridando “Nessuno mi può giudicare, nemmeno tu”. Notevole anche il cast in cui, oltre ad Agathe Rousselle, ricordiamo Vincent Lindon, Garance Marillier, Lais Salameh, Dominique Frot, Myriem Akheddiou

Molti critici hanno fatto riferimenti ad opere dci altri registi come Cronenberg, Lynch o Tarantino, ma il film tutto sommato è un mix originale anche se discutibile: non si capisce, in effetti, perché per arrivare ad una conclusione nel complesso positiva si debba ricorrere a scioccanti violenze, volgarità e bruttezza assoluta. E anche se il film è vietato ai minori di 16 anni, da diversi anni purtroppo è in atto una diseducazione al Bello e al Bene (Platone docet) che inizia fin dalla più tenera età degli esseri umani, costretti a vedere cartoni animati orribili e fiabe alterate e manipolate ad hoc perfino da Disney, per non parlare di pericolosi e violenti giochi elettronici e telematici disponibili on line per i quali genitori distratti e spesso assenti non usano nemmeno il parental control.

Concludendo, mi sembra giusto ricordare un film molto più significativo “L’Uomo Bicentenario”, di Chris Columbus (1999), in cui un robot (Robin Williams) si trasforma in un essere umano mediante l’amore: insomma la favola di Pinocchio, riveduta e corretta. In Titane il processo è inverso: un essere umano rischia di trasformarsi in una macchina assassina e forse si salva appena in tempo.