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Rubrica: EDITORIALI


SPES ULTIMA DEA? - EDITORIALE 12/2008

Amare considerazioni sul nostro paese.
lunedì 1 dicembre 2008 di Silvana Carletti

Argomenti: Attualità
Argomenti: Politica


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Ogni anno, quando si avvicina Natale, si spera sempre in qualcosa di buono, in un miglioramento della società, della morale, delle proprie condizioni di vita.

Il più delle volte le nostre speranze vengono deluse, ma mai come ora, la situazione è grave e non spinge certamente ad un incosciente ottimismo.

Non c’è, infatti, solo una crisi economica mondiale in atto, ma continua ad aggravarsi la crisi politica, etica e sociale, specie nel nostro Paese. Il Governo persegue tranquillamente ad emanare leggi senza consultare nessuno, a prendere decisioni espropriando spesso il Parlamento dal suo ruolo e dominando, soprattutto, l’informazione che è il principale organo di persuasione e di dominio sulla gente.

A nulla servono i pochi programmi “mal sopportati” dalla maggioranza, dopo le supercriticate epurazioni del precedente governo Berlusconi; a nulla servono le coraggiose dichiarazioni dell’On. Di Pietro; il nostro Paese è sotto un effetto mediatico, mai verificatosi precedentemente.

Le informazioni vengono date o non date, a seconda dell’opportunità.

Nessuno, o pochissimi quotidiani (credo soltanto 2), ad esempio, hanno diffuso la notizia che, in un momento di estremo bisogno e di diffuse ristrettezze economiche, si concedono in silenzio agli impiegati della Presidenza del Consiglio, da 600 euro in su di aumento di stipendio mensile, con cifre enormi per i dirigenti, mentre il Ministro Tremonti sbandiera ai quattro venti la tessera di povertà per i pensionati… O che si spendono cifre iperboliche per calendari ed agende della stessa Presidenza che dal “cartone” del Governo Prodi, sono passate alla copertura in pelle molto chic, ma costosissima….

Non so quanto durerà questo”torpore” del popolo italiano che si risveglia soltanto per applaudire menzogne ed insulti della maggioranza contro un’opposizione resa impotente e decimata, a tempo debito, da una legge elettorale “ad hoc” per sopprimere chi cerca di contrapporsi alla prepotenza di un Governo che, come dicono a Roma “se la canta e se la suona”.