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KATY CASTELLUCCI DONNA E ARTISTA DEL NOVECENTO

Casino dei Principi Torlonia dal 13/5 al 10/10 2021
giovedì 20 maggio 2021 di Patrizia Cantatore

Argomenti: Mostre, musei, arch.


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Nella splendida cornice del Casino dei Principi a Villa Torlonia, si è aperta dal 13 maggio al 10 ottobre 2021 la mostra Katy Castellucci. La Scuola romana e oltre, che presenta l’intero percorso creativo dell’artista Katy Castellucci (1905-1985) figura di rilievo nel panorama artistico della prima metà del Novecento e tra gli interpreti più sensibili nell’ambito della Scuola romana.

Attraverso 60 dipinti, 10 gouaches e 30 disegni è riesaminato il percorso artistico e l’ambiente nel quale la pittrice si mosse e operò. Nata a Laglio, sul Lago di Como nel 1905, si trasferì a Roma all’inizio degli anni Venti, dove frequentò il Liceo artistico. Figlia di Ezio, pittore e illustratore accademico di una certa fama, e di donna Teresa Gautieri, di piccola nobiltà romana papalina, la quale incoraggiava le figlie Katy e Guenda ad una vita artistica, prendendo lezioni di danza da un’allieva di Isadora Duncan ed esibendosi nella Sala Bach dove si faceva musica accompagnandola con performance di danza.

Nel ’26 le accompagnò a Parigi, dove rimasero due anni. Nel 1927 Katy prese parte alla Pantomima futurista al Théatre de la Madeleine, ideata e realizzata sotto la direzione di Prampolini e della danzatrice Maria Ricotti. Secondo le dichiarazioni del programma intendeva sintetizzare la tradizione italiana della pantomima in una chiave moderna, dinamica, di psicologia plastica. Dopo l’esperienza coreutica sarà a Parigi che inizierà a studiare pittura all’Ecole des Arts Decoratives e poi a Roma nel ’28 frequentando la Scuola serale degli Incurabili in Via di San Giacomo, dove conobbe Mafai e Ziveri e poi alla Scuola libera del nudo, Antonietta Raphaël e Fazzini appena giunto a Roma. Sono gli anni d’intensa frequentazione con Ziveri e del loro amore, per un periodo condivisero lo studio in Via Margutta. Un amore che diventò ben presto amicizia, fino al matrimonio di Katy con Corrado De Vita e il suo trasferimento a Milano nel ’40.

Come ha tenuto a specificare la curatrice Claudia Terenzi, non c’era luogo più adatto di questo, per questa esposizione su Katy Castellucci, il luogo che conserva gli archivi della Scuola Romana.

Il gruppo nato nel 1927 come parallelo italiano della Scuola di Parigi, la cui anima del gruppo fu Scipione (Gino Bonichi 1904-1933), M. Mafai (1902-1965), la pittrice russa A. Raphäel appena giunta da Parigi, lo scultore M. Mazzacurati (1908-1969). L’ambiente culturale è quello dell’espressionismo oppressivo e strisciante della Scuola di Parigi (Vlaminck, Soutine, Pascin, Chagall) ma filtrato dalla rivalutazione dell’arte barocca di Scipione e a un rifiuto del classicismo ideale dell’estetica crociana sfociante in seguito nell’urbanistica fascista.

Scipione si avventura in un pessimismo esistenzialista, dove la pittura è il prolungamento del proprio sé, un’estensione fisica sensibile alla quale l’artista non può sottrarsi, che gli fa percepire la condizione dolorosa dell’esistenza umana avviata alla distruzione. Mafai ha un approccio più laico, si preoccupa della condizione storica in atto e delle conseguenze, sfociando la frustrazione in una protesta che man mano si farà sempre più aspra con l’avvicinarsi della guerra.

Sarà la mostra di Scipione e Mafai alla Galleria di Roma nel novembre del ’30, due nomi che come scrisse De Libero in un articolo di allora “avevano messo la miccia sotto le pietre di Roma”, a colpire moltissimo Katy Castellucci, soprattutto la capacità di trasfigurazione della realtà dei due artisti e l’uso così diverso del colore rispetto al tonalismo di quegli anni.

Conquistata più che dal surrealismo di Scipione, dall’armonica calma di Mafai, che durante il soggiorno parigino non s’interessa alle nuove spinte cubiste, di astrattismo o surrealismo, piuttosto si dedica ad una ricerca sul colore e la luce in perfetta continuità con la pittura dal 600 francese di Poussin, passando per Corot, fino all’impressionismo. La Scuola Romana ma anche altri artisti con cui entrerà in contatto, influenzeranno la sua arte, come Capogrossi, Cavalli, Cagli, Guttuso.

La prima vera mostra importante sarà nel 1936 alla Galleria della Cometa, insieme ad Adriana Pincherle. Nel piccolo catalogo di presentazione appare in copertina il dipinto Autoritratto alla finestra con il titolo Figura, il testo è di Libero De Libero non firmato. Una figura aggraziata, timida, esitante, rivela l’originalità sia nell’impianto della figura sia nell’uso del colore, una vocazione poetica e formale. Al di là del delicato incanto che appare in questa come in altre opere, Katy era una donna dal carattere inquieto, piena di dubbi e tormenti, come leggiamo nelle poche frasi dei suoi diari e nelle lettere a Ziveri, nel difficile rapporto con Guttuso e nel matrimonio che durò solo pochi anni. Non doveva essere facile essere un’artista donna in quegli anni, con scarsa considerazione dei critici e l’ostruzionismo da parte della società per una professione che per una donna era considerata inappropriata se non alla sua portata.

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Vaso di fiori anni 50

In mostra possiamo ammirare tutti i temi più frequenti del suo lavoro di artista, fiori con la tecnica della gouache ispirati da quelli di Mafai, con risultati più densi e radiosi di luce, ritratti, paesaggi, autoritratti, nature morte, nudi femminili, fino alle composizioni astratte degli ultimi anni. Nei ritratti o autoritratti l’immagine è ravvicinata come se fosse una presenza vivida con cui il dialogo è ancora aperto, le espressioni denotano una certa attenzione alla psicologia del soggetto. Negli autoritratti come anche quello con il gatto si rappresenta con occhi grandi e profondi, in pose sempre diverse, in primi piani con colori pieni di luce calda, altre volte più freddi e grigi. Nella plasticità della figura resa attraverso il colore (dipinge direttamente senza disegno preparatorio), gli occhi sembrano fissarti e richiamarti in quel mondo di femminilità e quiete malinconica. Questa varietà negli autoritratti sintetizza gli aspetti mutevoli del carattere dell’artista, dalla malinconia al desiderio di celarsi dietro travestimenti e trucchi, ad immagini familiari e inondate di femminilità domestica.

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Le sorelle

Negli anni ’40 la sua pittura muta, diviene più animata, più densa rispetto alle quiete stesure dei dipinti degli anni ’30, le luci e le ombre sono maggiormente accentuate, il rapporto tra le figure e l’ambiente ancora più incisivo, i nudi sono impastati di luce e le pennellate dense conferiscono ai corpi un senso di solidità e di sensualità.

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Amanti. Erotica

Una serie di vedute di Roma ad acquerello di china mostrano il suo talento nel disegno, nella capacità di evocare i volumi con pochissimi tratti....

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Veduta di Roma

Poi ci sarà una fase neocubista, di cui gran parte degli artisti italiani si era infatuato nel dopoguerra, Katy procede in modo originale, per semplificazioni, per tagli netti, per colori essenziali che a volte sembrano ritrovare i valori tonali. Contemporaneamente comincia la sua esperienza come insegnante e le composizioni geometriche si dispongono sul piano in una successione che sembra sprofondare in uno spazio assoluto. Non ci sono delle date rispetto a queste composizioni ma dagli appunti di didattica si comprende che è sempre molto aggiornata da Klee fino alle sperimentazioni ottiche su colori ed elaborazione percettiva.

Abbandona la pittura, verso la fine degli anni ’50, convinta di dover lasciar andare un’esperienza che aveva fatto il suo tempo e riversando tutta la sua passione nell’insegnamento con sperimentazioni e fantasia creativa.

Katy Castellucci. La Scuola romana e oltre Musei di Villa Torlonia - Casino dei Principi Via Nomentana, 70 - Roma

Da martedì a domenica ore 9.00-19.00 - Giorno di chiusura: lunedì

Ingresso gratuito per i possessori di MIC Card –Non residenti €9,00, ridotto € 8,00 i residenti nel territorio di Roma Capitale (con documento attestante residenza) 8,00, ridotto 7,00

www.museivillatorlonia.it; www.museiincomuneroma.it

Nel logo: Autoritratto con gatto.